Sentenza del 07/02/2019 n. 3595 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia delle Dogane ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, sostenendo la violazione e falsa applicazione dell'art. 303 del Testo Unico delle Leggi Doganali. La controversia riguardava sanzioni irrogate per la difformità dell'origine delle merci importate dal Venezuela rispetto ai certificati e alla documentazione doganale prescritti dall'Unione europea. Secondo l'Agenzia, la nozione di "qualità" della merce prevista dall'art. 303 comprende anche l'origine, quale elemento essenziale della dichiarazione doganale.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, ritenendo che l'art. 303 T.U.L.D. sanzioni ogni difformità o falsità relativa agli elementi essenziali della dichiarazione doganale, inclusa l'origine della merce, oltre a quantità, valore e qualità. Ha precisato che la nozione di qualità può essere interpretata estensivamente, non analogicamente, e che la buona fede o l'ignoranza dell'importatore circa l'irregolarità del certificato di origine non escludono la sanzione. La sentenza della CTR è stata cassata e la causa è stata rinviata alla CTR di Firenze, sezione staccata di Livorno, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, art. 303 (T.U.L.D.)
La norma riguarda le difformità della dichiarazione doganale relative, tra l'altro, a qualità, quantità e valore della merce.
La Corte ha interpretato estensivamente il riferimento alla qualità, ritenendo inclusa anche l'origine della merce. La sanzione si applica quindi alle difformità o falsità concernenti gli elementi essenziali della dichiarazione doganale.
Art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Violazione o falsa applicazione di norme di diritto.
È stato il parametro processuale utilizzato dall'Agenzia delle Dogane per denunciare l'errata interpretazione dell'art. 303 T.U.L.D. da parte della CTR.
Art. 295 c.p.c.
Sospensione necessaria del processo.
La richiesta di sospensione è stata respinta perché i giudizi indicati come pregiudicanti erano già stati definiti.
Art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.
Onere di specifica indicazione degli atti e dei documenti sui quali il ricorso si fonda.
La riproposizione da parte della società dei motivi dichiarati assorbiti è stata ritenuta inammissibile per difetto di specificità, non essendo stati indicati adeguatamente i termini e le modalità con cui tali motivi erano stati dedotti nei precedenti gradi.
Art. 56 del D.Lgs. n. 546 del 1992
Riproposizione in appello delle questioni ed eccezioni non accolte in primo grado.
Le questioni non esaminate in primo grado devono essere specificamente riproposte in appello; in mancanza, si intendono rinunciate.
Art. 1306 c.c.
Effetti della sentenza ottenuta dal condebitore solidale.
La società aveva invocato il giudicato formatosi in un procedimento riguardante una coobbligata solidale, ma la Corte ha escluso che potesse operare nel caso concreto.
Art. 372 c.p.c.
Produzione di documenti in cassazione.
Il giudicato esterno può essere rilevato in cassazione, ma la produzione della relativa sentenza non può superare i limiti della norma; in ogni caso, il giudicato invocato si era formato prima della conclusione dei gradi di merito.
Massime di principio
- Nelle controversie doganali, l'origine della merce è un elemento essenziale della dichiarazione e rientra nelle difformità sanzionabili ai sensi dell'art. 303 T.U.L.D., anche quando la norma menziona espressamente la qualità, quantità e il valore.
- L'interpretazione estensiva di una norma sanzionatoria è ammissibile quando rimane coerente con il significato possibile del testo; ciò è distinto dall'interpretazione analogica, che introduce una fattispecie non prevista.
- L'importatore può essere sanzionato anche se ha agito in buona fede e ignorava l'irregolarità del certificato di origine: il rischio derivante da certificazioni inesatte o false rientra, in linea generale, nell'attività commerciale dell'importatore.
- Gli operatori economici devono verificare con adeguata diligenza l'autenticità e la conformità dei certificati di origine e possono adottare clausole contrattuali o strumenti di tutela nei confronti dei fornitori.
- La corretta classificazione dell'origine può incidere sull'applicazione di dazi e preferenze tariffarie; pertanto, una certificazione irregolare può comportare sia il recupero dei dazi non versati sia l'irrogazione della sanzione doganale.
- Le questioni dichiarate assorbite devono essere riproposte in modo puntuale nel grado successivo, indicando gli atti processuali e i passaggi rilevanti; altrimenti il loro esame può essere precluso.
- Il rinvio disposto dalla Cassazione non determina necessariamente la definizione definitiva della controversia: il giudice di rinvio dovrà applicare i principi enunciati e decidere anche gli aspetti ancora rilevanti, comprese le spese.
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