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Sentenza

Sentenza del 28/08/2017 n. 851 - Comm. Trib. Reg. per il Veneto

Processo tributario - Spese di giudizio - Principio di soccombenza - Soccombenza virtuale dell'amministrazione per l'emissione di atti impositivi successivamente qualificati inefficaci, ancorché non annullati in autotutela - Sussiste.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle Entrate aveva notificato ai soci atti di recupero e accertamento relativi a imposte, IVA e ritenute della società, nonostante la società fosse stata cancellata ed estinta senza distribuzione di attivo. I soci avevano chiesto l'annullamento in autotutela, ma l'Ufficio lo aveva rifiutato, qualificando gli atti come aventi funzione meramente conoscitiva e sostenendo che non avrebbero prodotto effetti di riscossione nei loro confronti. I soci avevano quindi impugnato gli atti davanti al giudice tributario, chiedendo anche la condanna dell'Amministrazione alle spese, poiché il rifiuto dell'autotutela li aveva costretti a sostenere i costi del processo.

La decisione

La Commissione ha dichiarato che la cessazione della materia del contendere non comporta automaticamente la compensazione delle spese. Ha ritenuto corretto il rifiuto dell'annullamento in autotutela, poiché i soci conservano la legittimazione passiva anche se non hanno ricevuto somme in sede di liquidazione, in considerazione della possibile emersione di sopravvenienze attive o beni non indicati nel bilancio finale. Tuttavia, ha riconosciuto la cosiddetta soccombenza virtuale dell'Amministrazione: il rifiuto di annullare gli atti, pur qualificandoli come privi di effetti riscossivi immediati, aveva fondatamente indotto i contribuenti a temere che fossero comunque operativi e li aveva costretti ad agire in giudizio. L'appello è stato accolto parzialmente e l'Agenzia delle Entrate è stata condannata a rimborsare le spese di entrambi i gradi, quantificate in 4.000 euro, oltre accessori e rimborso del contributo unificato se versato. È stata invece respinta la richiesta di condanna per lite temeraria ex art. 96 c.p.c., non essendo provate malafede o colpa grave dell'Ufficio.

Norme richiamate

  • Art. 15 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546

    Le spese del processo tributario seguono, in linea generale, il criterio della soccombenza e devono essere poste a carico della parte che risulta sostanzialmente responsabile della necessità del giudizio.

  • Art. 92 del codice di procedura civile

    La compensazione delle spese è ammessa solo nei casi previsti dalla legge, tra cui la soccombenza reciproca o gravi ed eccezionali ragioni, che devono essere specificamente motivate.

  • Art. 46 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546

    La cessazione della materia del contendere estingue il giudizio, ma non comporta automaticamente la compensazione delle spese; il giudice deve comunque valutarle secondo i normali criteri di soccombenza, anche virtuale.

  • Art. 2495 del codice civile

    La cancellazione della società non esclude in assoluto la legittimazione passiva dei soci: essi possono essere destinatari dell'azione nei limiti di quanto eventualmente riscosso, e permane un interesse all'accertamento in presenza di possibili sopravvenienze attive o attività non considerate nella liquidazione.

  • Art. 96 del codice di procedura civile

    La responsabilità aggravata richiede la prova di un comportamento processuale connotato da malafede o colpa grave, oltre agli ulteriori presupposti richiesti per il risarcimento; nel caso concreto tali elementi non sono stati dimostrati.

  • Sentenza della Corte di Cassazione n. 9094 del 7 aprile 2017

    La mancata distribuzione di somme ai soci durante la liquidazione non elimina la loro legittimazione passiva, perché non costituisce una condizione necessaria per proseguire l'azione del creditore sociale.

  • Sentenza della Corte Costituzionale del 4 luglio 2005

    È stata dichiarata l'illegittimità della disposizione che prevedeva la compensazione automatica delle spese in caso di cessazione della materia del contendere, imponendo una valutazione concreta della soccombenza e delle ragioni della lite.

Massime di principio

  • Quando l'Amministrazione emette o mantiene atti impositivi che dichiara formalmente validi e non annullabili, ma contemporaneamente li qualifica come privi di effetti pratici, il contribuente può avere un interesse concreto a impugnarli per eliminare il rischio di future pretese o azioni esecutive.
  • La cessazione della materia del contendere non determina automaticamente la compensazione delle spese: il giudice deve individuare quale parte abbia sostanzialmente provocato il processo e può condannare l'Amministrazione in base alla soccombenza virtuale.
  • Il rifiuto dell'autotutela non è di per sé illegittimo, soprattutto quando l'Amministrazione conserva un interesse all'accertamento nei confronti dei soci di una società estinta; tuttavia, se tale rifiuto costringe ragionevolmente il contribuente a ricorrere, l'Ufficio può essere condannato alle spese.
  • La legittimazione passiva dei soci di una società estinta può permanere anche in assenza di somme ricevute in liquidazione, in vista di eventuali sopravvenienze attive o beni non risultanti dal bilancio finale.
  • La condanna per lite temeraria richiede qualcosa di più della semplice emissione di un atto contestato o della resistenza in giudizio: occorre dimostrare malafede o colpa grave, oltre agli specifici presupposti della responsabilità aggravata.

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