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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26340/2025 del 18/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della conferma della condanna per estorsione aggravata: (i) censura sull'utilizzabilità delle intercettazioni per omesso/parziale deposito della motivazione dei decreti autorizzativi (violazione artt. 270 e 266 c.p.p.), con richiesta di inutilizzabilità delle intercettazioni; (ii) vizio di travisamento e violazione degli artt. 546 e 605 c.p.p. per mancata riqualificazione in tentativo, sostenendo che non risulti l'accettazione dell'accordo/cessione; (iii) mancato riconoscimento della desistenza volontaria ex art. 56 comma 3 c.p., poiché l'intervento dell'Artusa avrebbe posto fine all'aggressione e non sarebbero seguite condotte successive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato le censure: il primo motivo (intercettazioni) è stato ritenuto generico e infondato perché l'omesso deposito integrale della motivazione non determina di per sé l'inutilizzabilità delle intercettazioni; è sufficiente l'allegazione del decreto autorizzativo e la presenza di parti non secretate che documentano le ragioni dell'attività captativa. Il secondo motivo è stato dichiarato generico e incapace di confrontarsi con la motivazione di merito: la Corte di appello ha ritenuto provata non solo l'accordo estorsivo ma anche la consegna di un quantitativo di hashish a titolo di prova/assaggio, integrando il reato consumato. Il terzo motivo è manifestamente infondato poiché la desistenza volontaria si applica solo al tentativo, mentre qui il reato è stato ritenuto consumato. Conseguentemente è stata confermata la condanna per estorsione aggravata e il ricorso è stato respinto.

Norme richiamate

  • art. 270 cod. proc. pen.

    L'omesso deposito integrale della motivazione del decreto autorizzativo non determina automaticamente l'inutilizzabilità delle intercettazioni; il deposito delle registrazioni e dei verbali presso l'autorità competente è quanto previsto dal comma 2 e l'allegazione del decreto autorizzativo (anche se in larga parte secretato) è idonea a dimostrare il vaglio giudiziale preventivo. Solo la mancanza assoluta della motivazione può dar luogo all'inutilizzabilità.

  • art. 266 cod. proc. pen.

    Riferimento alle condizioni e ai criteri per l'adozione del decreto autorizzativo; la Corte sottolinea che il controllo formale del deposito e l'esistenza della motivazione (pur secretata) garantiscono la legittimità genetica dell'attività captativa.

  • art. 268 cod. proc. pen.

    La Corte osserva che le violazioni previste da questo articolo sono quelle che possono determinare l'inutilizzabilità delle intercettazioni; nel caso non sono contestate violazioni di queste disposizioni.

  • legge 9 ottobre 2023, n. 137

    Modifiche normative alle disposizioni sulle intercettazioni: la Corte afferma che le modifiche non hanno mutato il principio secondo cui l'omesso deposito integrale del decreto non comporta automaticamente inutilizzabilità, richiedendosi comunque la valutazione caso per caso.

  • art. 546 e art. 605 cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione ai vizi di motivazione e al travisamento della prova: la Corte ha ritenuto i motivi generici perché non confrontati con la motivazione di merito e non supportati da elementi che dimostrino il travisamento.

  • art. 56 c.p.

    La desistenza volontaria (art. 56.3 c.p.) si applica ai delitti tentati; poiché il reato è stato ritenuto consumato, l'esimente non è riconoscibile.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 49627 del 14/11/2023 (Kasli)

    Richiama il principio secondo cui l'omesso deposito del decreto autorizzativo non comporta automaticamente inutilizzabilità delle intercettazioni; il deposito delle registrazioni e verbali presso l'autorità del procedimento diverso è previsto dall'art. 270 comma 2.

  • Giurisprudenza: Sez. Un. n. 45189 del 17/11/2004 (Esposito)

    Principio secondo cui solo la mancanza assoluta della motivazione del decreto autorizzativo può dar luogo all'inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni, non la mera inadeguatezza.

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 35963 del 03/12/2020 (Tassoni)

    Richiama i criteri del vizio di travisamento della prova e la nozione di 'doppia conforme': il travisamento è sindacabile in Cassazione solo se macroscopico e dimostrabile con atti dagli atti processuali.

Massime di principio

  • L'omesso deposito integrale della motivazione del decreto di autorizzazione alle intercettazioni non comporta automaticamente l'inutilizzabilità delle captazioni: è rilevante l'allegazione del decreto e l'esistenza, anche parziale/secretata, della motivazione che dimostri il vaglio giudiziale.
  • L'inutilizzabilità delle intercettazioni sussiste solo in casi specifici di violazione delle norme tassative (es. art. 268 c.p.p.) o in presenza di assenza totale della motivazione del decreto; la mera parziale omissazione, se non pregiudica i diritti di difesa rispetto ai fatti per cui si procede, non è sufficiente.
  • Per configurare l'estorsione consumata è necessario che vi sia il conseguimento dell'ingiusto profitto/atteggiamento che integri l'allegazione patrimoniale: la cessione anche di un quantitativo a titolo di prova/assaggio può integrare il momento consumativo.
  • La desistenza volontaria come esimente si applica solo ai reati tentati; se il reato risulta consumato, la desistenza non è riconoscibile.
  • Un motivo di ricorso generico che non affronta specificamente la motivazione di merito e non indica in che modo il diritto di difesa sia stato leso può essere dichiarato inammissibile o rigettato per genericità.
  • Il vizio di travisamento richiede la dimostrazione di una macroscopica incongruenza tra motivazioni e compendio probatorio (eventualmente attraverso la 'doppia conforme'); non è sindacabile in Cassazione la mera diversa interpretazione non supportata da atti che ne dimostrino l'errore.

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