Cassazione Penale, Sentenza n. 14761/2025 del 14/04/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di assoluzione per il reato di inosservanza delle prescrizioni di custodia delle armi (art. 20 legge 18 aprile 1975, n. 110). L'accusa sosteneva che il 4 febbraio 2019 l'imputato avesse detenuto una pistola Beretta e relativo munizionamento in una libreria dell'abitazione della moglie a Trani senza la dovuta diligenza: luogo di residenza temporaneo, accessibilità conosciuta dagli occupanti, assenza di separazione tra arma e munizioni e dubbio sull'effettiva difficoltà di recupero dell'arma (contestata dal Tribunale come basata solo su dichiarazioni spontanee dell'imputato, che non si era sottoposto a esame).
La decisione
La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato l'assoluzione pronunciata dal Tribunale di Trani. Il giudice di merito aveva ritenuto che la modalità concreta di custodia (arma nascosta in una libreria tra numerosi libri, accessibile solo conoscendo esattamente il nascondiglio), unitamente all'assenza di soggetti vulnerabili nell'abitazione e alla presenza di porta blindata e impianto d'allarme collegato, fosse idonea a soddisfare l'obbligo di diligenza previsto dall'art. 20 L.110/1975. La Corte di cassazione ha ritenuto che le doglianze del procuratore consistessero in una diversa valutazione dei fatti e delle prove, materie non sindacabili in sede di legittimità, e non abbia evidenziato vizi logici o giuridici nella motivazione del Tribunale.
Norme richiamate
art. 20 legge 18 aprile 1975, n. 110
Obbligo di diligenza nella custodia delle armi; la sua violazione si valuta secondo la diligenza esigibile da una persona di normale prudenza nel contesto concreto (criterio id quod plerumque accidit).
art. 20-bis legge 18 aprile 1975, n. 110
Norma richiamata per valutare la necessità di cautele in presenza di soggetti vulnerabili: l'assenza di tali soggetti nel caso ha inciso sulla valutazione dell'adeguatezza delle misure adottate.
art. 606 cod. proc. pen.
Limiti del giudizio di cassazione: vietata la riconsiderazione dei fatti e della valutazione delle prove fatta dal giudice di merito, salvo censure che rientrino nelle categorie tassative dell'articolo.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata: Sez. 1, n. 6827/2012 - Arconte; Sez. 1, n. 5697/2013 - Aveoyer)
Confermano che per il privato cittadino non è sempre richiesta l'adozione di sistemi di custodia particolarmente sofisticati e che la diligenza si valuta in base alle cautele esigibili nella specifica situazione di fatto.
Massime di principio
- In sede di Cassazione non è consentita la rinnovata valutazione dei fatti e delle prove: il ricorso che si limita a proporre una diversa interpretazione delle risultanze probatorie è inammissibile.
- L'obbligo di diligenza nella custodia delle armi (art. 20 L.110/1975) si misura con il criterio della diligenza esigibile da una persona di normale prudenza nel contesto concreto (id quod plerumque accidit): le cautele richieste sono proporzionate alla situazione fattuale.
- Modalità di occultamento non sofisticate (es. arma nascosta in modo non immediatamente visibile tra libri) possono essere ritenute sufficienti se rendono l'arma non facilmente accessibile e sussistono altri elementi di sicurezza (porta blindata, allarme, assenza di soggetti vulnerabili).
- La separazione tra arma e munizionamento è raccomandabile, ma la sua mancanza non comporta automaticamente responsabilità penale se, complessivamente, le cautele adottate risultano adeguate alla situazione concreta.
- Il pubblico ministero che impugna un'assoluzione deve far emergere vizi di motivazione, errori di diritto o profili di illogicità della valutazione probatoria per superare il divieto di sindacato dei fatti in Cassazione.
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