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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40917/2022 del 28/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Bevilacqua impugnava la sentenza della Corte d'appello di Roma che lo aveva ritenuto responsabile di lesioni e di tentata estorsione: contestava la qualificazione del fatto come estorsione (mancanza dell'intento di procurare un ingiusto profitto patrimoniale, essendo la violenza finalizzata a rivendicare "prestigio delinquenziale"), la contestazione dell'aggravante dei "futili motivi" relativa alle lesioni, il rigetto dell'attenuante per danno patrimoniale di speciale tenuità nonostante il risarcimento e la mancata attribuzione delle attenuanti generiche e della riduzione prevista per il tentativo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha confermato che la condotta integra tentata estorsione (la minaccia mirava a ottenere il pagamento o la consegna di una somma con pregiudizio per la sfera patrimoniale della vittima), ha ritenuto corretta l'applicazione dell'aggravante dei futili motivi in relazione alle percosse per la evidente sproporzione tra il rifiuto di pagare 10 euro e la reazione violenta, ha motivato il diniego dell'attenuante di cui all'art. 62 n.6 c.p. sottolineando la natura plurioffensiva del reato e la tardività del risarcimento (avvenuto oltre un anno dopo il primo grado), e ha ritenuto infondata la censura sulla riduzione per il tentativo perché la difesa aveva prospettato il motivo in modo generico. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di euro 3000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • articolo 61 numero 1 codice penale

    L'aggravante dei "futili motivi" è stata ritenuta sussistente con riferimento alle lesioni: il giudice valuta concretamente la sproporzione tra il motivo (il rifiuto di pagare 10 euro) e la reazione violenta, ancorandosi agli elementi fattuali del caso.

  • articolo 62 numero 6 codice penale

    L'attenuante per il danno patrimoniale di speciale tenuità è stata negata perché il reato è plurioffensivo e il risarcimento è intervenuto tardivamente (oltre un anno dalla chiusura del primo grado), perciò non ha eliminato l'offensività complessiva né giustifica l'applicazione dell'attenuante.

Massime di principio

  • La condotta è configurabile come estorsione tentata quando le minacce sono preordinate a ottenere un vantaggio patrimoniale o comunque arrecano pregiudizio nella sfera patrimoniale della vittima, anche se tra le ragioni soggettive degli autori vi sia la volontà di affermare "prestigio".
  • L'aggravante dei futili motivi va valutata concretamente rispetto ai fatti: se la reazione violenta è manifestamente sproporzionata rispetto al motivo (es. rifiuto di pagare una modesta somma) l'aggravante può trovare applicazione, anche se riferita a reati diversi dall'estorsione (es. lesioni).
  • Il risarcimento del danno può concorrere alla valutazione di attenuanti ma la tempestività e la rilevanza rispetto alla offensività complessiva sono determinanti: un risarcimento tardivo o insufficiente non impedisce necessariamente il diniego dell'attenuante di cui all'art. 62 n.6 c.p.
  • La negativa personalità del reo e la presenza di precedenti possono influire sul diniego delle attenuanti generiche.
  • In Cassazione i motivi di ricorso/impugnazione devono essere specifici e adeguatamente motivati: censure generiche o aspecifiche possono essere ritenute inammissibili o manifestamente infondate.

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