Sentenza del 10/04/2015 n. 7243 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Gli eredi hanno impugnato gli avvisi di accertamento ICI relativi agli anni 2004-2007, contestando la debenza dell'imposta in relazione agli immobili il cui usufrutto era stato donato dal de cuius alla moglie. Il Comune ha proposto ricorso per cassazione sostenendo che la sentenza del Tribunale di Benevento, che aveva revocato e dichiarato inefficace la donazione dell'usufrutto, produceva effetti soltanto nei confronti della moglie e non escludeva la soggettività passiva ICI degli eredi.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché la sentenza del Tribunale di Benevento, richiamata come elemento decisivo, non era stata depositata in cassazione ai sensi dell'art. 369 c.p.c.; inoltre, il ricorrente non aveva indicato chiaramente dove il documento fosse stato prodotto nei precedenti gradi né ne aveva trascritto il contenuto rilevante. La Corte ha comunque rilevato che, secondo la sentenza impugnata, la revoca della donazione dell'usufrutto comportava il rimborso dell'ICI alla moglie e la legittima richiesta dell'imposta agli eredi. I ricorrenti sono stati condannati alle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 1.500 euro oltre accessori.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3
La disposizione individua i soggetti passivi dell'ICI in relazione alla titolarità di diritti reali sugli immobili. Il Comune ne ha dedotto la violazione sostenendo che la situazione proprietaria e il venir meno dell'usufrutto imponessero l'assoggettamento degli eredi all'imposta.
Art. 369 c.p.c.
Impone, a pena di improcedibilità o inammissibilità secondo il caso, il deposito degli atti e documenti sui quali il ricorso per cassazione si fonda. La Corte ha ritenuto non verificabile la censura perché la sentenza del Tribunale di Benevento non era stata depositata.
Art. 360 c.p.c., n. 3
Consente di ricorrere per cassazione denunciando la violazione o falsa applicazione di norme di diritto. La censura proposta non è stata esaminata nel merito per l'inammissibilità del ricorso.
Massime di principio
- Nel giudizio di cassazione, chi fonda il ricorso su un documento deve depositarlo secondo le modalità previste dall'art. 369 c.p.c., indicare con precisione dove sia stato prodotto nei precedenti gradi e trascrivere le parti rilevanti.
- La Corte di cassazione non può normalmente ricercare autonomamente nei fascicoli di merito documenti indispensabili per verificare la fondatezza della censura; la mancata allegazione o localizzazione del documento può impedire l'esame del motivo.
- In materia ICI, la soggettività passiva dipende dalla titolarità del diritto reale rilevante nel periodo d'imposta. La revoca o l'inefficacia di un atto di donazione dell'usufrutto può incidere sull'individuazione del soggetto tenuto al pagamento, ma occorre verificare gli effetti della pronuncia e la sua opponibilità ai soggetti interessati.
- Una decisione favorevole ottenuta in una controversia civile sulla titolarità o sull'efficacia di un diritto reale deve essere prodotta e adeguatamente valorizzata nel processo tributario; il suo semplice richiamo non è sufficiente.
- La pronuncia di inammissibilità comporta normalmente la soccombenza processuale e la condanna alle spese, anche quando la Corte esprime considerazioni incidentali sul possibile fondamento sostanziale della controversia.
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