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Sentenza

Sentenza del 11/05/2016 n. 9526 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

B.S. contestava la rettifica della dichiarazione dei redditi relativa al 1997, con cui l'Amministrazione aveva imputato al contribuente redditi di capitale derivanti da somme emerse nell'ambito delle indagini sul fallimento e sul procedimento penale riguardante M.C., intermediario finanziario. Dopo la conferma dell'accertamento da parte della CTR della Liguria, il contribuente proponeva revocazione, sostenendo che la sentenza fosse fondata su errori di fatto relativi alla percezione, nell'anno d'imposta, di somme tramite assegni bancari e alla pretesa mancata contestazione di tali percezioni. Contro il rigetto della revocazione proponeva ricorso per cassazione, deducendo omessa pronuncia, violazione dell'art. 395, n. 4, c.p.c. e insufficiente motivazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso. I motivi 1, 2, 4, 5 e 6 sono stati dichiarati inammissibili perché i quesiti di diritto, richiesti dall'art. 366-bis c.p.c. ratione temporis, erano generici, teorici e non adeguatamente riferiti alla concreta fattispecie. Anche il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile, poiché la sintesi del fatto controverso non indicava uno specifico fatto storico, ma una generica richiesta di verifica dell'errore revocatorio, e perché il vizio denunciato riguardava in realtà valutazioni giuridiche, mentre l'art. 360, n. 5, c.p.c. concerne la motivazione in fatto. B.S. è stato condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in 3.000 euro, oltre spese prenotate a debito e accessori di legge.

Norme richiamate

  • Art. 395, n. 4, c.p.c.

    errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa

    La revocazione per errore di fatto richiede un errore percettivo oggettivo risultante dagli atti processuali, decisivo per la decisione e non una rivalutazione delle prove o una diversa interpretazione giuridica dei fatti.

  • Art. 112 c.p.c.

    Impone al giudice di pronunciarsi sulle domande e sui motivi ritualmente proposti; tuttavia, nel caso concreto, la censura è stata dichiarata inammissibile per l'inadeguatezza del quesito di diritto.

  • Art. 366-bis c.p.c.

    Nel periodo di applicazione ratione temporis imponeva che i motivi fondati su violazioni di legge fossero accompagnati da quesiti di diritto specifici e pertinenti, idonei a collegare il caso concreto alla regola giuridica invocata.

  • Art. 360, n. 5, c.p.c.

    Il vizio di motivazione deve riguardare uno specifico fatto storico controverso e decisivo; non può essere formulato con riferimento generico a questioni o passaggi logico-giuridici.

Massime di principio

  • La revocazione per errore di fatto non è uno strumento per ottenere una nuova valutazione delle prove o sostituire la ricostruzione fattuale del giudice con quella della parte: occorre dimostrare un'erronea percezione immediatamente verificabile dagli atti.
  • I motivi di ricorso per cassazione devono essere specifici e strettamente collegati alla decisione impugnata; quesiti astratti o formulati come meri interrogativi teorici possono determinare l'inammissibilità del ricorso.
  • Quando si denuncia un vizio di motivazione, è necessario indicare con precisione il fatto storico controverso, la sua decisività e il punto della motivazione che lo avrebbe trascurato o rappresentato erroneamente.
  • La contestazione dell'esistenza o della percezione di somme deve essere documentata e riferita puntualmente all'anno d'imposta e agli elementi probatori utilizzati dall'Amministrazione; non è sufficiente prospettare genericamente un errore del giudice.
  • La soccombenza nel giudizio di legittimità comporta normalmente la condanna alle spese, salvo specifiche ragioni per disporre diversamente.

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