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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21878/2025 del 10/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Napoli che confermava la condanna del Tribunale di Bergamo per fatti riconducibili a estorsione (capo a) e reati connessi: danneggiamento e porto abusivo di coltello (capi c) e d)). I motivi di ricorso erano quattro: 1) vizio di motivazione e travisamento della prova con riguardo alla sussistenza dell'estorsione nei confronti della persona offesa Lanfranco, sostenendo che la dichiarazione successiva della vittima dimostrerebbe l'assenza di condotta estorsiva; 2) mancato riconoscimento della diminuente della lieve entità, perché la valutazione della pena doveva riguardare il singolo fatto estorsivo e non essere influenzata dalle altre condotte; 3) mancato riconoscimento della diminuente per vizio parziale di mente collegata alla tossicodipendenza, in contrasto con il riconoscimento della libertà vigilata quale misura di sicurezza; 4) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche nonostante elementi favorevoli come l'ammissione del fatto, le scuse, l'offerta di risarcimento e la dichiarazione della persona offesa di non avere pretese.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi fondati soltanto con riguardo al quarto motivo, ritenendo generica e insufficiente la motivazione della Corte d'appello sul diniego delle circostanze attenuanti generiche e ordinando l'annullamento limitato a tale punto con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli. Per il resto i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili o manifestamente infondati: la sussistenza dell'estorsione è stata ritenuta adeguatamente motivata sulla base di plurime fonti di prova convergenti (deposizioni della persona offesa e di altri testi, rinvenimento del coltello, danneggiamenti, minacce), la diminuzione per lieve entità è stata esclusa in ragione della gravità e unità della vicenda e delle modalità violente, e la richiesta di riconoscere un vizio parziale di mente è stata rigettata perché non dimostrata in modo da incidere sull'imputabilità al momento del fatto. L'affermazione di responsabilità rimane irrevocabile salvo il nuovo esame limitato alle circostanze attenuanti generiche.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di estorsione; la Corte ha ritenuto integrata la fattispecie alla luce della condotta intimidatoria, delle vie di fatto, dei danneggiamenti e della finalità di ottenere un vantaggio ingiusto (la sottrazione al pagamento delle bevande)

  • art. 610 cod. pen.

    Norma sulla violenza privata utilizzata quale riferimento per la lesione della libertà della persona offesa; la sentenza di merito ha valutato gli elementi di costrizione in combinato disposto con l'estorsione

  • art. 311 cod. pen.

    Prevede la diminuente per la lieve entità del fatto; la Corte ha ribadito che tale attenuante va valutata sull'evento nel suo complesso e non può essere riconosciuta quando la condotta presenti modalità e conseguenze di maggiore offensività

  • art. 85 cod. pen.

    Regola l'imputabilità; la Corte ha distinto il giudizio di pericolosità sociale (che può giustificare misure di sicurezza) dall'imputabilità, richiedendo prova della condizione tossicomanica al momento del fatto per incidere sull'imputabilità

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma che disciplina il giudizio sulle circostanze attenuanti generiche; la Corte ha richiamato la necessità di una motivazione specifica e non generica se si intende negare rilevanza a comportamenti riparatori o a elementi favorevoli

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante richiamata in sede di capo di imputazione ma esclusa dal giudice; la Cassazione prende atto dell'esclusione dell'aggravante operata dai giudici di merito

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti al rito e alla trattazione dei motivi in Cassazione; il ricorso è stato trattato nei limiti strettamente necessari come previsto dalla norma

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 120 del 2023

    Giurisprudenza costituzionale richiamata per confermare la possibilità di applicare l'attenuante della lieve entità anche al delitto di estorsione, purché ne ricorrano i presupposti valutati nel complesso della vicenda

Massime di principio

  • Per configurare l'estorsione non è decisivo solo il racconto della persona offesa: servono elementi probatori convergenti (minacce, danneggiamenti, rinvenimento di armi, deposizioni di testimoni) che dimostrino costrizione e finalità di profitto ingiusto
  • La diminuente per lieve entità va valutata sull'intero fatto e sulle modalità di realizzazione; la presenza di violenza, danni e uso di armi rende improbabile il riconoscimento della lieve entità
  • La condizione di tossicodipendenza può giustificare misure di sicurezza per pericolosità, ma per incidere sull'imputabilità occorre prova specifica della situazione psichica al momento del fatto; la discrezionalità del giudice richiede adeguata motivazione
  • Offerte di risarcimento, scuse e comportamento collaborativo possono costituire elementi utili per il riconoscimento delle attenuanti generiche, ma il giudice deve valutare e motivare specificamente perché tali elementi siano ritenuti o non ritenuti rilevanti; una motivazione generica è censurabile
  • In Cassazione i ricorsi sono esaminati nei limiti di legge e debbono evidenziare profili di diritto o di motivazione specifici; molte censure di fatto sono inammissibili se si pongono in contrasto con una concorde valutazione di merito supportata da prove convergenti
  • Se la Corte di merito nega rilevanza a elementi a favore dell'imputato, la mancanza di adeguata esplicitazione delle ragioni può portare all'annullamento parziale e al rinvio per nuovo esame

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