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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14650/2025 del 14/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la condanna per furto aggravato. La difesa deduceva la mancata condizione di procedibilità: nei fascicoli era presente una sola denuncia presentata dalla persona offesa il 21/03/2019, ma non la querela con l'espressione della volontà di punizione, richiesta dalla normativa riformata.

La decisione

La Corte ha ritenuto il motivo fondato. Ha richiamato la riforma (c.d. riforma Cartabia) che ha mutato il regime di procedibilità: l'art. 2 comma 1 lett. 1) del d.lgs. 150/2022 ha stabilito che il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo specifiche eccezioni; dagli atti risultava solo una denuncia senza querela. Di conseguenza la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché l'azione penale non può essere proseguita per difetto della querela.

Norme richiamate

  • d.lgs. 150/2022, art. 2 comma 1 lett. 1)

    «il delitto è punibile a querela della persona offesa» e «si procede, tuttavia, d'ufficio se la persona offesa è incapace, per età o per infermità, ovvero se ricorre taluna delle circostanze di cui all'articolo 625, numeri 7, salvo che il fatto sia commesso su cose esposte alla pubblica fede, e 7-bis)».

    La norma ha trasformato il furto in reato procedibile a querela della persona offesa, prevedendo però eccezioni che consentono l'azione d'ufficio (incapacità della vittima per età o infermità o ricorrenza di specifiche circostanze aggravanti).

  • codice penale, art. 624 (previgente terzo comma)

    Il terzo comma previgente di tale articolo è stato sostituito dalla riforma; la sentenza lo richiama per spiegare il mutamento del regime di procedibilità.

  • codice penale, art. 625, numeri 7 e 7-bis

    Si tratta delle circostanze aggravanti richiamate dalla riforma che, se presenti, permettono comunque la procedibilità d'ufficio nonostante la norma generale a querela.

Massime di principio

  • Dopo la riforma (d.lgs. 150/2022) il delitto di furto è, in linea di principio, procedibile solo a querela della persona offesa: la querela è condizione di procedibilità imprescindibile salvo eccezioni espressamente previste.
  • Una semplice denuncia presentata dalla vittima non sostituisce la querela: la presenza nel fascicolo di una denuncia non autorizza di per sé la prosecuzione dell'azione penale quando la norma richiede la querela.
  • Le eccezioni che consentono la procedibilità d'ufficio devono risultare concretamente presenti (es. incapacità della vittima per età o infermità; circostanze di cui all'art. 625, nn. 7 e 7-bis). In loro assenza, l'azione va dichiarata non perseguibile.
  • La difesa può efficacemente dedurre il difetto di procedibilità quando dagli atti emerga la mancanza della querela, potendo ottenere l'annullamento della sentenza senza rinvio se l'azione non può essere proseguita.
  • Le dichiarazioni della persona offesa (per esempio il rifiuto di essere informata circa l'archiviazione) non equivalgono alla querela; bisogna verificare che sia stata formalmente esercitata la querela con l'espressione di volontà di punizione.
  • Per evitare simili problemi procedurali, il pubblico ministero deve accertare la presenza della querela prima di procedere, o documentare l'esistenza di un'eccezione che legittimi l'azione d'ufficio.
  • In casi analoghi conviene agire tempestivamente: chi intende promuovere l'azione penale deve presentare la querela nei termini e nella forma richiesti dalla legge, e la parte resistente (difesa) controllare il fascicolo per eccepire eventuali vizi di procedibilità.

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