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Legge

L.R. Puglia 17/2003

Sistema integrato d'interventi e servizi sociali in Puglia(•)

Normativa regionaleL.R. Puglia 17/2003Non più vigente

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La legge pugliese disciplina, in attuazione della legge quadro n. 328/2000, l’organizzazione del sistema integrato dei servizi sociali regionali, fondato su programmazione regionale e piani di zona, ambiti territoriali coincidenti con i distretti socio-sanitari, gestione associata dei servizi e priorità per le persone in maggiore bisogno. È stata però abrogata dall’art. 70, comma 3, della l.r. Puglia n. 19/2006, quindi non è più applicabile.

Sistema integrato di interventi e servizi sociali in Puglia

Sistema integrato di interventi e servizi sociali in Puglia

La legge regionale ha disciplinato l’assetto del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali in Puglia, in attuazione della legge n. 328/2000 e dei principi costituzionali. Il provvedimento è oggi privo di utilità pratica perché espressamente abrogato dalla l.r. Puglia 10 luglio 2006, n. 19, art. 70, comma 3.

Finalità e principi ispiratori

La Regione Puglia ha previsto la programmazione e la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali volto a garantire qualità della vita e diritti di cittadinanza. La disciplina si fondava su:

  • principio di sussidiarietà e concorso di Regione, enti locali e soggetti pubblici e privati operanti nel sociale;
  • promozione della partecipazione attiva dei cittadini, anche tramite organizzazioni sindacali, associazioni sociali e di tutela degli utenti;
  • contrasto alla marginalizzazione e orientamento degli interventi al principio di domiciliarità;
  • sostegno alla funzione sociale degli oratori nell’ambito delle iniziative del piano regionale socio-assistenziale.

Principi generali del sistema

Il sistema integrato era costruito sul riconoscimento della persona e della famiglia come nucleo essenziale della società e prevedeva il diritto dei cittadini:

  • all’informazione;
  • alle prestazioni essenziali;
  • alla flessibilità degli interventi;
  • alla libera scelta dei servizi.

La legge individuava come destinatari prioritari i soggetti in condizioni di povertà o basso reddito, le persone con incapacità totale o parziale di provvedere ai propri bisogni per inabilità sensoriali, fisiche o psichiche, i soggetti con pluriminorazione, coloro che incontrano difficoltà di inserimento sociale e lavorativo e i soggetti sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria che richiedono interventi assistenziali. L’accesso prioritario doveva avvenire secondo parametri stabiliti dai comuni, nel quadro del piano regionale e dei livelli essenziali di assistenza.

Strumenti di programmazione e gestione

Il sistema era definito dal piano regionale e attuato tramite i piani di zona. La legge prevedeva la gestione unitaria del sistema locale dei servizi sociali a rete e la gestione associata dei servizi socio-assistenziali, di regola da parte dei comuni appartenenti allo stesso distretto socio-sanitario.

Ambiti territoriali e comune capofila

Gli ambiti territoriali per la gestione unitaria dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari coincidevano, in linea generale, con le circoscrizioni territoriali dei distretti socio-sanitari. Il comune capofila era normalmente il comune sede del distretto socio-sanitario, salvo diversa decisione della Conferenza dei sindaci dell’ambito territoriale.

La Giunta regionale poteva però definire un diverso assetto circoscrizionale, su proposta dei comuni interessati e previo parere delle province competenti. Le eventuali modifiche dovevano essere adottate entro l’approvazione del piano regionale socio-assistenziale e, comunque, non oltre l’avvio del lavoro di stesura dei piani sociali di zona.

Regime temporale e attuale efficacia

La legge è stata abrogata dalla l.r. Puglia n. 19/2006 e pertanto non produce più effetti applicabili. Le sue disposizioni hanno oggi rilievo solo storico o ricostruttivo.

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