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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23341/2025 del 23/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente ha impugnato la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 348 c.p. (esercizio abusivo della professione forense) sollevando sette motivi così sintetizzabili: 1) nullità per difetto di motivazione sull'eccezione di nullità della notificazione del decreto di citazione a giudizio in appello (art. 161, comma 4, c.p.p.), per mancata specificazione degli accertamenti sul domicilio; 2) in subordine nullità per inosservanza del termine di comparizione; 3) vizio di motivazione e travisamento della prova perché la condanna si fonda sostanzialmente su un certificato del Consiglio dell'Ordine (fotocopia) la cui efficacia probatoria è contestata e per non aver valorizzato i pagamenti contributivi come prova dell'effettivo esercizio della professione; 4) mancata considerazione dell'errore di fatto (art. 47, comma terzo c.p.) o, in subordine, dell'errore di diritto (art. 5 c.p.); 5) omessa pronuncia e difetto di motivazione sulla eccezione di prescrizione, dedotta tardivamente ma fondata sui conteggi dei termini e delle sospensioni; 6) vizio per mancata rinnovazione dell'istruttoria (escussione del teste Rocco Carlo ritenuta decisiva); 7) vizio nella valutazione delle circostanze attenuanti e nella determinazione della pena (assenza di motivazione sulla scelta della pena detentiva e omissione di elementi favorevoli quali incensuratezza, pagamento bollettini, mancanza di comunicazioni di scadenza dell'abilitazione, assenza di procedimenti disciplinari).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il quinto motivo (prescrizione) in via preliminare ritenendolo assorbente. Dal controllo degli atti è emerso che il computo della prescrizione era stato erroneamente effettuato dai giudici di merito: solo la sospensione dall'1/7/2022 al 7/10/2022 era legittima, mentre altri rinvii non dovevano sospendere il termine. Tenuto conto del tempus commissi delicti (novembre 2015 - ottobre 2016) e della pena edittale, il termine massimo di prescrizione è maturato a marzo 2024, cioè prima della sentenza impugnata. Non essendo emersi elementi tali da imporre un proscioglimento nel merito, la Corte di Cassazione ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione.

Norme richiamate

  • art. 348 cod. pen.

    Norma incriminatrice dell'abusivo esercizio della professione forense: è il capo di imputazione per cui la ricorrente era stata condannata.

  • art. 161, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma richiamata rispetto alla validità della notificazione a domicilio e agli accertamenti sull'inidoneità del domicilio dichiarato; la ricorrente ne contestava l'applicazione per mancanza di specifici accertamenti.

  • art. 47, comma terzo, cod. pen.

    Previsione sull'errore di fatto idoneo ad escludere il dolo: dedotta come possibile motivo di assoluzione dalla ricorrente ma non ritenuta decisiva dai giudici di merito.

  • art. 5 cod. pen.

    Norma sull'errore di diritto invocata in subordine; la ricorrente ha sostenuto che, in alternativa all'errore di fatto, avesse operato un errore di diritto rilevante.

  • art. 41, comma 12, legge 31 dicembre 2012, n. 247

    indica in cinque anni il termine massimo di durata della abilitazione all'esercizio della professione forense

    La Corte ha richiamato questa disposizione per valutare la durata dell'abilitazione e, quindi, il periodo rilevante ai fini del calcolo della prescrizione.

  • Cass. civ. n. 1782 del 2011 (giurisprudenza citata)

    secondo cui il contributo dovuto al Consiglio Nazionale Forense dagli iscritti ha natura tributaria

    La Corte territoriale aveva utilizzato questo precedente per affermare la neutralità probatoria dei pagamenti contributivi rispetto alla prova dell'effettivo esercizio della professione; la ricorrente ha contestato l'estensione di quel principio al caso concreto.

Massime di principio

  • Il calcolo della prescrizione va effettuato con rigore: solo le sospensioni legittimamente disposte interrompono/sospendono il decorso; errori nel computo possono determinare l'estinzione del reato anche se non emergono elementi per il proscioglimento nel merito.
  • Se la prescrizione è pacificamente maturata alla luce degli atti, la Cassazione può annullare la sentenza senza rinvio per estinzione del reato, anche se il merito non consente un'assoluzione piena.
  • I certificati del Consiglio dell'Ordine e altra documentazione amministrativa hanno valore probatorio, ma è prudente richiedere e produrre copie originali e documenti integrativi quando la loro autenticità o completezza è contestata.
  • Il pagamento di contributi dovuti all'ordine o al Consiglio Nazionale Forense è, in linea generale, elemento di natura tributaria e non prova di per sé l'effettivo esercizio della professione: la sua rilevanza probatoria va valutata nel contesto probatorio complessivo.
  • Le eccezioni procedurali (es. nullità di notifiche) devono essere sollevate tempestivamente e corredate di specifiche indicazioni sugli accertamenti mancanti; la generica relata di irreperibilità difficilmente basta se il legislatore richiede verifiche puntuali.
  • Per far valere l'errore di fatto o di diritto come causa di esclusione della colpevolezza occorre dimostrare la rilevanza e l'eventuale scusabilità dell'errore; mere deduzioni teoriche senza riscontri probatori sono difficilmente decisive.
  • Le richieste di rinnovazione dell'istruttoria devono indicare con chiarezza l'utilità delle prove richieste e perché le emergenze probatorie non possano essere altrimenti colmate; l'assenza del teste non sempre comporta l'annullamento se la prova è sostituibile o irrilevante.

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