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Ordinanza

Ordinanza n. 2657/2026 - Roma, Sezione 2

per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, 1) del Provvedimento Prot. n. 20250032010 del 12.12.2025 del Consolato Generale d'Italia in Istanbul, notificato il 23.12.2025 con il quale comunica nei confronti del ricorrente il diniego del visto ex art. 4 comma 2 DL 286/1998 modificato da L 189/2002 ed ex art. 6 bis DPR 334/2004; 2) di tutti gli atti del procedimento che hanno portato al provvedimento impugnato nonché degli atti necessari, presupposti, connessi e conseguenti, ivi compresi quelli a carattere generale, sia noti che ignoti.

Giustizia amministrativa202602174

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto per studio adottato dal Consolato Generale d'Italia in Istanbul

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto adottato dal Consolato Generale d'Italia in Istanbul, chiedendone l'annullamento previa sospensione cautelare. Il diniego è stato adottato ai sensi dell'art. 4, comma 2, del d.lgs. 286/1998, come modificato dalla l. 189/2002, e dell'art. 6-bis del d.P.R. 334/2004. Il giudizio cautelare ha riguardato, in particolare, la sufficienza delle garanzie circa l'effettiva e perdurante disponibilità delle risorse economiche dichiarate, alla luce delle entrate familiari dimostrate, nonché la sussistenza di un pregiudizio grave e irreparabile connesso all'interesse a iniziare un percorso di studi in Italia.

La decisione

Il TAR ha respinto l'istanza cautelare. Nel sommario esame proprio della fase cautelare, anche considerando i chiarimenti forniti dall'amministrazione, ha ritenuto che il diniego sembrasse ragionevolmente fondato sull'assenza di adeguate garanzie circa l'effettiva e perdurante disponibilità delle risorse economiche dichiarate, tenuto conto delle entrate familiari documentate. Ha inoltre escluso la sussistenza del periculum in mora, rilevando che l'interesse azionato consisteva nell'aspettativa di iniziare un percorso di studi in Italia e che il ricorrente avrebbe potuto ripresentare l'istanza qualora fossero mutate le condizioni. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 4, comma 2, d.lgs. 286/1998

    Costituisce la base normativa richiamata nel provvedimento consolare per il diniego del visto.

  • art. 6-bis d.P.R. 334/2004

    È richiamato quale ulteriore fondamento normativo del diniego del visto.

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare esaminata dal TAR.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito il presupposto per disporre l'oscuramento delle generalità del ricorrente.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme all'art. 52 del d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • In sede cautelare, il diniego di un visto per studio può essere ritenuto assistito da un adeguato fumus quando l'amministrazione abbia ragionevolmente escluso, sulla base delle entrate familiari documentate, l'effettiva e perdurante disponibilità delle risorse economiche dichiarate.
  • L'interesse a iniziare un percorso di studi in Italia, qualificato come mera aspettativa, non integra di per sé un pregiudizio grave e irreparabile ai fini della tutela cautelare, soprattutto quando l'interessato possa ripresentare l'istanza al mutare delle condizioni.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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