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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02394/2026 del 21/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Neri era stato condannato per ricettazione di un assegno provento di furto denunciato da Davide Del Cogliano; la testimone Francesca Nanni dichiarò che l'assegno le era stato consegnato da Neri come pagamento di un quadriciclo e che lo aveva girato al dipendente Sergio Napoleoni per il pagamento dello stipendio. Napoleoni non riuscì ad incassarlo per l'azzeramento del conto della persona offesa e Neri avrebbe poi rimborsato in contanti. Il ricorso deduceva (1) carenza e illogicità della motivazione e violazione di legge in ordine all'identificazione dell'imputato come consegnatario dell'assegno e al mancato riconoscimento dell'attenuante della speciale tenuità del danno patrimoniale (art. 62 n.4 cod. pen.), sostenendo l'assenza di scritture e l'inattendibilità di alcune dichiarazioni testimoniali nonché che la restituzione in contanti prova la buona fede; (2) erronea applicazione della legge in ordine all'esclusione della recidiva e al rigetto delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'Appello di Roma. Il motivo decisivo è la carenza motivazionale dell'impugnata rispetto alle censure sull'identificazione del soggetto che avrebbe consegnato l'assegno (la Corte d'Appello non ha spiegato su quali elementi si fondasse la certezza dell'identificazione da parte della Nanni). Tale lacuna motivazionale è stata ritenuta assorbente rispetto al secondo motivo di ricorso, per cui non sono state decise nel merito le questioni su recidiva e attenuanti.

Norme richiamate

  • art. 62 n. 4 cod. pen.

    La norma relativa all'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità è stata richiamata dal ricorrente; la Corte di Cassazione non ha fatto un accertamento sostanziale sull'applicabilità dell'attenuante ma ha rilevato che la motivazione delle corti interne non ha adeguatamente valutato la questione, impedendo così un giudizio fondato sulla possibile applicazione dell'articolo.

Massime di principio

  • La sentenza mette in evidenza l'obbligo per il giudice, in particolar modo in sede di appello, di esporre chiaramente i motivi concreti e gli elementi probatori sui quali si fonda l'identificazione dell'imputato; l'assenza di tale specificazione può comportare l'annullamento e il rinvio.
  • La semplice dichiarazione di una testimone identificativa, se non supportata da elementi che escludano il rischio di errore (pregressa conoscenza, descrizioni dettagliate o altri riscontri), può non essere ritenuta sufficiente per reggere una condanna se la motivazione non spiega come sia stata raggiunta la certezza identificativa.
  • La restituzione del corrispettivo in contanti o atti successivi all'immissione nel circuito delittuoso possono essere elementi utili a sostenere la buona fede, ma richiedono valutazione motivata; non operano automaticamente da esimente o attenuante senza adeguata considerazione nel giudizio.
  • Le attenuanti (compresa la speciale tenuità del danno patrimoniale) e le questioni di recidiva devono essere esaminate e motivate separatamente: il rigetto sommario senza argomentazione espone la decisione al vizio di motivazione in sede di Cassazione.
  • In caso di carenza motivazionale rilevante, la Cassazione preferisce annullare con rinvio piuttosto che decidere nel merito quando i presupposti probatori richiedono un'istruttoria o una valutazione di merito compiuta dalla corte d'appello.

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