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Cassazione Penale, Ordinanza n. 03535/2026 del 28/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso è stato proposto avverso la sentenza della Corte di appello di Roma che aveva confermato la condanna per detenzione e cessione di sostanza stupefacente. Dalla motivazione emerge che la sostanza era stata ceduta all'interno del carcere e che la difesa contestava, in sostanza, la qualificazione della sostanza come stupefacente dotato di efficacia drogante, ipotizzando che si trattasse di cocaina priva di effetto drogante; inoltre venivano dedotti motivi residui sulla recidiva e sulla mancata applicazione della pena sostitutiva richiesta ex art. 20-bis c.p. La Corte rileva che tali questioni erano manifestamente infondate o comunque generiche rispetto alla motivazione della sentenza di merito.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la qualità stupefacente della sostanza fosse stata accertata con motivazione congrua e immune da vizi logici, sulla base delle risultanze istruttorie, del narcotest, del peso lordo della sostanza, delle percentuali di principio attivo e delle modalità della cessione avvenuta in carcere. Ha inoltre ritenuto genericamente censurati i motivi su recidiva e pene sostitutive, osservando che la Corte d'appello aveva motivato in modo adeguato sul trattamento sanzionatorio e sul diniego della pena sostitutiva, richiamando il pericolo di recidiva desunto dai precedenti specifici e dalle modalità dei fatti. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3000 in favore della Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 20-bis c.p.

    Richiamato in relazione alla richiesta di pena sostitutiva; la Corte rileva che la Corte d'appello ha motivato il diniego valutando negativamente le prospettive di emendabilità del condannato e il pericolo di recidiva.

  • art. 616 c.p.p.

    La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentita una rivalutazione autonoma del compendio probatorio quando la sentenza di merito abbia fornito una motivazione congrua, logica e non manifestamente illogica sulla natura stupefacente della sostanza e sulla sua efficacia drogante.
  • Ai fini della punibilità per detenzione o cessione di stupefacenti non è richiesta una soglia minima di incriminazione riferita alla singola dose media: è punibile anche la sostanza inferiore alla dose media, ove sia accertata la natura stupefacente e l'efficacia drogante.
  • Le censure in tema di trattamento sanzionatorio e di diniego di pene sostitutive sono inammissibili quando si risolvono in doglianze generiche contro una motivazione di merito adeguata, specie se il giudice di appello ha valorizzato precedenti specifici e modalità del fatto per escludere la prognosi favorevole.
  • La valutazione sul pericolo di recidiva e sulla concedibilità di una pena sostitutiva è apprezzamento di merito sindacabile in cassazione solo per evidenti vizi logici o mancanza di motivazione.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta automaticamente la condanna del ricorrente alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende, determinata equitativamente.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
IstitutiRecidiva

Testo integrale

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