Sentenza n. 7043/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza del Parco del 13 marzo 2019, recante il rinnovo dell’ordine di demolizione del 2011 relativo a due unità immobiliari abusive; in appello, sentenza del TAR Campania, sezione staccata di Salerno, n. 2607/2023 che aveva dichiarato inammissibile il ricorso
Esito
Favorevole al resistente (ente parco)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Gli appellanti hanno impugnato la sentenza del TAR che aveva dichiarato inammissibile il ricorso contro l’ordinanza del 13 marzo 2019, ritenendola meramente confermativa dell’ordine di demolizione del 2011. Hanno dedotto: a) travisamento dei fatti, sostenendo che il provvedimento del 2019 non fosse meramente confermativo; b) mancata considerazione che le opere sarebbero state realizzate prima della legge n. 394/1991 e dell’istituzione dell’ente parco.
La decisione
L’appello è stato rigettato. Il Consiglio di Stato ha confermato la declaratoria di inammissibilità del TAR: dal confronto tra le ordinanze del 2011 e del 2019 risulta che l’ente parco si è limitato a prendere atto della perenzione del primo giudizio, senza avviare una nuova istruttoria né rinnovare la valutazione degli interessi pubblici. L’ordinanza del 2019 è quindi meramente confermativa e non riapre la possibilità di contestare l’ordine originario. La censura relativa alla pretesa anteriorità dei manufatti avrebbe dovuto essere proposta nel giudizio contro l’ordinanza del 2011, dichiarato perento nel 2018 per inattività processuale degli allora ricorrenti. Gli appellanti sono stati condannati a rifondere le spese, liquidate in euro 4.000, oltre IVA e CPA se dovute.
Massime di principio
- Un provvedimento amministrativo è meramente confermativo quando si limita a prendere atto del venir meno o dell’esito processuale di una precedente impugnazione, senza nuova istruttoria e senza una rinnovata valutazione degli interessi pubblici.
- Il provvedimento meramente confermativo non riapre i termini per contestare l’atto originario; le censure contro quest’ultimo devono essere dedotte tempestivamente nella relativa impugnazione e non possono essere recuperate impugnando la mera conferma.
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