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Cassazione Civile, Ordinanza n. 23562/2025 del 19/08/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (fallimento)

La controversia

La socia illimitatamente responsabile ha presentato un'istanza qualificata come ricorso per correzione di errore materiale ex art. 391-bis c.p.c., chiedendo che la Corte emendasse una precedente ordinanza della Cassazione. Secondo l'istante, quel provvedimento avrebbe omesso, nonostante espressa richiesta, di enunciare il principio di diritto nell'interesse della legge ex art. 363 c.p.c. e la correzione avrebbe dovuto riguardare tale omissione. La Corte ha tuttavia rilevato che la doglianza non concerneva un mero errore materiale grafico o percettivo, ma investiva il contenuto concettuale della decisione, cioè una pretesa omessa pronuncia sul principio di diritto. Ha quindi ritenuto che il procedimento di correzione non potesse essere utilizzato per ottenere una revisione sostanziale del provvedimento, anche perché l'enunciazione del principio di diritto nell'interesse della legge è istituto nomofilattico sottratto alla disponibilità delle parti e attivabile solo nei casi previsti dall'art. 363 c.p.c.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per correzione di errore materiale. Ha affermato che non ricorreva un errore materiale correggibile, perché la contestazione riguardava l'asserita omissione dell'enunciazione del principio di diritto e quindi il contenuto sostanziale della precedente decisione. Ha inoltre osservato che, nel procedimento definito in conformità alla proposta ex art. 380-bis c.p.c. e in difetto di costituzione delle parti intimate, la ricorrente va condannata al pagamento di 5.000 euro in favore della cassa delle ammende. Ha escluso infine l'applicabilità dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002, poiché il procedimento di correzione non ha natura di impugnazione ma di mero sub-procedimento.

Norme richiamate

  • art. 391-bis c.p.c.

    La correzione è ammissibile solo per errori materiali o di calcolo, cioè per mere divergenze tra pensiero e sua espressione grafica, non per rimettere in discussione il contenuto sostanziale della decisione.

  • art. 363 c.p.c.

    L'enunciazione del principio di diritto nell'interesse della legge è istituto nomofilattico sottratto alla disponibilità delle parti; può essere richiesta dal Procuratore generale o disposta d'ufficio dalla Corte nei casi previsti dalla norma.

  • art. 380-bis c.p.c.

    La definizione del ricorso secondo la proposta comporta le conseguenze sanzionatorie previste dalla disposizione, qui applicate in assenza di costituzione delle parti intimate.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Non si applica al procedimento di correzione di errore materiale, perché tale procedimento non ha natura di impugnazione e non comporta contributo unificato ulteriore.

  • art. 1, comma 17, l. n. 228/2012

    Richiamato solo come norma che ha introdotto il comma 1-quater dell'art. 13 del d.P.R. n. 115/2002.

Massime di principio

  • Il procedimento di correzione dell'errore materiale è limitato alle sviste percettive o di redazione immediatamente rilevabili e non può essere utilizzato per ottenere una modifica del contenuto decisorio del provvedimento.
  • L'omessa enunciazione di un principio di diritto richiesto dalla parte non integra, di regola, errore materiale, ma attiene al merito concettuale della decisione e quindi esula dal rimedio di cui all'art. 391-bis c.p.c.
  • L'enunciazione del principio di diritto nell'interesse della legge è rimedio officioso e nomofilattico, non azionabile liberamente dalle parti.
  • Il procedimento di correzione non ha natura di impugnazione e non determina l'applicazione del contributo unificato aggiuntivo previsto per le impugnazioni.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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