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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25653/2025 del 11/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato ritenuto fondato: l'ordinanza è stata annullata perché ha omesso di pronunciarsi e di motivare sulle istanze avanzate dal condannato. Disposto il rinvio per un nuovo giudizio al Tribunale di sorveglianza affinché si pronunci espressamente e motivatamente sulle richieste (cessazione della semilibertà, affidamento in prova, detenzione domiciliare) e valuti la documentazione prodotta.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva revocato la semilibertà per reiterate trasgressioni al piano di trattamento, lamentando però che il Tribunale non aveva deciso né motivato sulle istanze dalla difesa: cessazione della semilibertà, concessione dell'affidamento in prova ai servizi sociali e, in subordine, la detenzione domiciliare. La difesa aveva depositato memoria (21/01/2025) con documentazione e reiterato le richieste all'udienza del 28/01/2025; il provvedimento impugnato si limitava a motivare la revoca della semilibertà senza alcuna valutazione né espressa né argomentata delle altre istanze né richiamo alle deduzioni difensive. Il Procuratore Generale aveva sostenuto che il rigetto fosse implicito, ma la Corte ha ritenuto che l'omissione di pronuncia e motivazione costituisca vizio.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Il vizio dedotto è qualificato come violazione di legge: la mancata pronuncia e motivazione sulle istanze della difesa integra le ipotesi di cui all'art. 606 c.p.p.; la Corte ha accolto il motivo per carenza di decisione motivata.

  • art. 111, comma 6 Cost.

    Richiamato il principio del diritto al provvedimento motivato; l'assenza di valutazione delle richieste difensive contrasta con l'obbligo costituzionale di motivazione delle decisioni giurisdizionali.

Massime di principio

  • Quando in una stessa causa sono proposte istanze alternative (es. mantenimento/cessazione della misura alternativa, affidamento in prova, detenzione domiciliare) il giudice deve pronunciarsi espressamente e motivare anche sulle istanze subordinate o alternative; la mancata pronuncia è vizio che può comportare annullamento e rinvio.
  • Non è sufficiente che il rigetto di istanze sia reso 'implicitamente' dalle motivazioni riferite a diverso profilo della controversia: la Corte richiede un collegamento argomentativo chiaro tra le valutazioni svolte e il rigetto delle domande.
  • La difesa deve depositare memorie, documentazione e reiterare le domande in udienza per rendere chiaro l'oggetto del giudizio; tali atti devono essere esplicitamente considerati dal giudice nelle motivazioni.
  • Se il giudice revoca una misura alternativa, è tenuto a valutare espressamente l'applicabilità di misure alternative o attenuanti diverse e a spiegare le ragioni del loro eventuale rifiuto.
  • L'omissione di pronuncia o di motivazione su richieste rilevanti costituisce motivo di annullamento e rinvio per nuovo giudizio.

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