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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 4416/2024 del 19/02/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'avv. Marco Rossi impugnava la declaratoria di inammissibilità del suo ricorso al Consiglio Nazionale Forense avverso la comunicazione del C.O.A. di Genova che aveva respinto le istanze di rideterminazione della sanzione disciplinare (cancellazione dall'albo) e la reiscrizione. Rossi sosteneva che si dovesse applicare la lex mitior sopravvenuta e che, anche in fase esecutiva, l'organo competente dovesse rideterminare la sanzione alla luce della normativa più favorevole (chiedendo la sostituzione della cancellazione con la censura o, in subordine, la rimessione degli atti al C.D.D.). Ha dedotto violazione di norme di legge e di principi CEDU relativi alla determinazione della pena, alla proporzionalità e alla retroattività della norma più favorevole.

La decisione

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Motivi principali: le funzioni e il procedimento disciplinare dinanzi ai Consigli dell'Ordine hanno natura amministrativa, e gli organi dell'Ordine non hanno potere di riesaminare l'esecuzione delle sanzioni già divenute definitive; la fase esecutiva era già conclusa (il C.O.A. di Genova aveva dato esecuzione alla cancellazione il 27/04/2022). Il nuovo codice deontologico (e l'art. 65, comma 5) si applica solo ai procedimenti in corso alla sua entrata in vigore, per cui non opera la lex mitior nel caso in cui il ricorso originario al C.N.F. fosse stato tardivo come accertato dalle Sezioni Unite (sent. n. 20685/2018). Inoltre, la cancellazione non è necessariamente più grave della sospensione prevista dal nuovo regime e la valutazione della norma piu favorevole va fatta in concreto. Di conseguenza veniva esclusa la possibilità di ottenere, in via diretta, la rideterminazione della sanzione dopo la definitività del provvedimento.

Norme richiamate

  • Legge 31 dicembre 2012, n. 247 (ordinamento forense), artt. 36, 50, 53, 65

    Art. 65 comma 5 (transitorio) applicabile solo ai procedimenti in corso alla entrata in vigore del nuovo codice deontologico; la lex mitior opera se il procedimento era pendente. Art. 36 e altre disposizioni citate in tema di competenze e sanzioni disciplinari sono state interpretate alla luce della natura amministrativa del procedimento disciplinare.

  • Regolamento C.N.F. n. 2/2014, artt. 10 (ultima parte), 35

    L'art. 10 richiama l'applicazione, in quanto compatibili, delle norme di codice di procedura penale al procedimento disciplinare. L'art. 35 concerne l'esecuzione della decisione disciplinare nelle sue forme amministrative e non attribuisce al C.O.A. poteri giurisdizionali di revisione del merito delle decisioni già definitive.

  • Codice deontologico forense (nuovo), art. 36

    Prevede la possibilità di riapertura del procedimento disciplinare concluso con provvedimento definitivo su istanza dell'interessato o d'ufficio e con le forme del procedimento ordinario; i provvedimenti sono di competenza del C.O.A. che ha emesso la decisione.

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, artt. 6 e 7

    Richiamati dal ricorrente in ordine ai principi di legalità della pena, determinatezza e proporzionalità; tuttavia la Corte di Cassazione non ha ritenuto che tali principi impongano, nella fattispecie, la riesamina in executivis della sanzione ormai definitiva.

  • Cass. sez. un. n. 20685/2018 (Sezioni Unite)

    Sentenza che ha cassato senza rinvio la decisione impugnata ritenendo che il ricorso innanzi al C.N.F. fosse tardivo; questa pronuncia ha inciso sulla definitività del procedimento e sull'impossibilità di chiedere l'applicazione del nuovo regime sanzionatorio nel caso concreto.

  • Cass. sez. un. n. 23540/2015; Cass. sez. un. n. 28339/2011; Cass. sez. un. n. 19652/2018; Cass. sez. un. n. 16296/2021

    Giurisprudenza richiamata per il principio che le funzioni disciplinari del Consiglio dell'Ordine hanno natura amministrativa e per i criteri di applicazione del principio di favore rei (lex mitior) nella comparazione tra sanzioni previgenti e quelle del nuovo codice deontologico, nonché per l'individuazione della natura amministrativa dell'esecuzione delle decisioni disciplinari.

Massime di principio

  • Le sanzioni disciplinari inflitte dai Consigli dell'Ordine e il relativo procedimento sono considerati, secondo la giurisprudenza della Cassazione, di natura amministrativa: gli organi dell'Ordine non hanno potere giurisdizionale di rimettere in discussione l'accertamento di merito di decisioni già definitive.
  • La lex mitior (norma sopravvenuta più favorevole) si applica solo se il procedimento disciplinare era effettivamente pendente alla data di entrata in vigore della nuova norma; se il ricorso originario è stato ritenuto tardivo e la decisione è divenuta definitiva, la sopravvenienza normativa non opera retroattivamente per modificare la sanzione già eseguita.
  • L'organo che esegue la sanzione (es. C.O.A.) svolge funzioni amministrative di esecuzione; la richiesta di rideterminazione della sanzione per effetto di normativa sopravvenuta non trova automaticamente accoglimento in fase esecutiva quando il procedimento è concluso e la decisione è passata in giudicato.
  • Per stabilire se una nuova sanzione sia effettivamente più favorevole occorre valutare la situazione concretamente (comparazione 'in concreto' tra le sanzioni), non basarsi su un presupposto formale che una tipologia di sanzione sia sempre meno grave.
  • Se si ritiene che sia possibile ottenere un riesame in virtù di una norma sopravvenuta o per vizio procedurale, è fondamentale agire tempestivamente e davanti all'organo o alla sede competente indicata dalla normativa (es. proporre ricorso nei termini previsti al C.N.F. quando ammesso), ovvero utilizzare gli strumenti previsti dal codice deontologico (es. istanza di riapertura ex art. 36) se il caso lo permette.
  • Nel dubbio sulla competenza o sulle modalità per ottenere la rideterminazione della sanzione, è consigliabile proporre tempestivamente i rimedi disponibili e, ove opportuno, sollevare la questione nelle sedi appellate prima che il provvedimento diventi definitivo ed esecutivo.

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