Sentenza del 17/02/2015 n. 941 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio
Condoni e sanatorie - Definizione dei carichi di ruolo - Principio di buona fede e lealtà nei rapporti tra Amministrazione finanziaria e contribuente - Diniego condono - Non sussiste
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
Il contribuente aveva chiesto la definizione agevolata prevista dall’art. 12 della legge n. 289/2002, includendo anche ruoli già formati dall’ente impositore, ma non ancora trasmessi all’agente della riscossione entro il termine previsto dalla normativa. L’inclusione era stata effettuata sulla base delle indicazioni o dell’invito dell’Agente della riscossione. Il diniego è stato contestato perché l’eventuale errore del contribuente era stato indotto dall’apparato pubblico, risultava plausibile alla luce della complessità della disciplina condonistica e non appariva contrario ai principi di buona fede e lealtà nei rapporti tributari.
La decisione
Il diniego della definizione agevolata è stato ritenuto non sussistente o comunque illegittimo. In un rapporto equilibrato tra Fisco e contribuente, l’Amministrazione non può negare il beneficio quando il contribuente abbia agito in buona fede seguendo indicazioni dell’Agente della riscossione e l’errore sia stato determinato dall’incertezza e dalla complessità del procedimento di formazione e trasmissione dei ruoli. È stato quindi valorizzato il principio di tutela dell’affidamento del contribuente.
Norme richiamate
Art. 12 della legge n. 289/2002
La norma disciplina la definizione agevolata dei carichi iscritti a ruolo. La sua applicazione deve essere coordinata con la concreta situazione dei ruoli e con il comportamento dell’Amministrazione, soprattutto quando il contribuente abbia agito sulla base di indicazioni ufficiali.
Art. 10 della legge n. 212/2000, Statuto dei diritti del contribuente
Impone all’Amministrazione finanziaria rapporti improntati a collaborazione e buona fede e tutela l’affidamento del contribuente. L’errore indotto da indicazioni dell’Amministrazione o dell’Agente della riscossione può impedire che il contribuente subisca conseguenze pregiudizievoli.
Massime di principio
- Quando il contribuente agisce in conformità a indicazioni provenienti dall’Amministrazione finanziaria o dall’Agente della riscossione, il suo comportamento può essere tutelato se l’errore è plausibile e non imputabile a negligenza grave.
- La complessità o l’incertezza della normativa tributaria, unite a istruzioni amministrative fuorvianti, possono rendere illegittimo il diniego di un beneficio fiscale o di una definizione agevolata.
- Il principio di buona fede tutela il contribuente che abbia fatto affidamento su informazioni ufficiali, ma richiede la prova del comportamento dell’Amministrazione, dell’affidamento ragionevole e della tempestiva esecuzione degli adempimenti richiesti.
- In situazioni analoghe, occorre verificare non solo il dato formale relativo alla formazione o trasmissione del ruolo, ma anche il comportamento concreto degli uffici, le istruzioni ricevute e l’eventuale affidamento incolpevole del contribuente.
- La buona fede non elimina automaticamente i requisiti previsti dalla legge: opera soprattutto quando l’interpretazione formale della norma condurrebbe a penalizzare un contribuente che abbia seguito indicazioni pubbliche e agito lealmente.
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