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Legge

L.R. Lazio 7/2021

Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra i sessi, il sostegno dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile di qualità nonché per la valorizzazione delle competenze delle donne. Modifiche alla legge regionale 19 marzo 2014, n. 4 di riordino delle disposizioni per contrastare la violenza contro le donne

Normativa regionaleL.R. Lazio 7/2021

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La legge regionale del Lazio promuove la parità retributiva tra i sessi, l’occupazione e l’imprenditoria femminile, la conciliazione vita-lavoro e il reinserimento di donne vittime di violenza o con disabilità. Istituisce registri, premi e buoni, prevede contributi e criteri premiali nei bandi regionali, con attuazione demandata a regolamento e copertura finanziaria per il triennio 2021-2023.

Parità retributiva, occupazione e imprenditoria femminile nel Lazio

Parità di genere, occupazione e valorizzazione delle competenze femminili

La legge regionale del Lazio introduce un quadro organico di misure per promuovere la parità tra donne e uomini nella retribuzione, nel lavoro, nell’accesso al credito, nella partecipazione agli organi di amministrazione e nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. La disciplina opera esclusivamente nel territorio regionale e si affianca alle norme statali sulle pari opportunità e sulla tutela della maternità.

Finalità generali e principi di fondo

La Regione riconosce la parità di genere come valore fondamentale di cittadinanza e sviluppo socioeconomico. La legge mira a rimuovere gli ostacoli che impediscono l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne, a diffondere una cultura antidiscriminatoria e ad assicurare che la parità di trattamento e di opportunità sia considerata in ogni ambito dell’attività politica, legislativa e amministrativa regionale.

Sono richiamati espressamente:

  • il Codice delle pari opportunità;
  • il principio di considerare la parità di genere nella formulazione e attuazione delle politiche pubbliche;
  • l’adozione annuale del bilancio di genere da parte della Regione, degli enti da essa dipendenti e degli enti del servizio sanitario regionale.

Le finalità operative sono:

  • contrastare i differenziali retributivi di genere;
  • favorire permanenza, reinserimento e affermazione delle donne nel mercato del lavoro;
  • valorizzare le competenze femminili;
  • promuovere la conciliazione vita-lavoro e la condivisione dei carichi di cura;
  • diffondere modelli organizzativi non discriminatori nelle imprese.

Parità retributiva e contrasto al gender gap

La legge interviene sul divario retributivo di genere con strumenti di incentivazione e premialità. La Regione favorisce, tramite un sistema premiale, le aziende pubbliche e private con meno di 100 dipendenti che rendono conoscibili e diffondono i dati sul personale maschile e femminile, con attenzione a formazione, progressioni, passaggi di categoria e retribuzione effettiva, anche attraverso analisi del gender gap. È inoltre favorito il ricorso a reti di imprese per diffondere modelli di lavoro paritario.

La Regione promuove anche progetti di sensibilizzazione e l’adozione di buone pratiche in materia di parità retributiva.

Registro regionale delle aziende virtuose e premi nei bandi

È istituito presso la direzione regionale competente in materia di lavoro il Registro regionale delle aziende virtuose che attuano la retribuzione di genere. Possono iscriversi le aziende che rientrano nella categoria delle imprese con meno di 100 dipendenti che rendono trasparenti i dati sul personale, secondo modalità e criteri definiti da regolamento.

Alle imprese iscritte al Registro la Regione attribuisce un sistema di premialità nell’erogazione di benefici economici regionali. Inoltre, negli appalti pubblici regionali o di enti dipendenti o controllati, è promossa l’introduzione di criteri premiali che attribuiscano punteggio tecnico a:

  • imprese iscritte al Registro;
  • imprese che abbiano redatto e trasmesso il rapporto sulla situazione del personale ex d.lgs. 198/2006, da cui risulti il minor aggravio retributivo tra uomo e donna.

Giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro

È istituita la Giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro, da celebrarsi ogni anno il 7 giugno. La finalità è promuovere educazione, informazione e sensibilizzazione contro la discriminazione sul lavoro basata sul sesso.

In tale occasione la Regione assegna un premio di riconoscimento alle aziende iscritte al Registro che si siano distinte nella riduzione dei differenziali retributivi o per azioni innovative in materia di parità.

L’iniziativa si svolge in collaborazione con l’Osservatorio regionale sulle pari opportunità e la violenza sulle donne e, previa intesa, con la consigliera regionale di parità. Sono previste campagne informative, convegni, studi e dibattiti.

Misure contro l’abbandono lavorativo e per l’occupazione femminile stabile

La Regione interviene per contrastare le pressioni o le molestie sul luogo di lavoro che possano indurre dimissioni volontarie delle donne nel periodo compreso tra il congedo obbligatorio di maternità e il primo triennio di puerperio. La Giunta regionale impartisce indirizzi alle strutture regionali, agli enti strumentali e alle società controllate, introducendo nei bandi:

  • la revoca dei benefici, anche economici, alle imprese condannate con sentenza passata in giudicato entro cinque anni dall’erogazione, per dimissioni o licenziamenti illegittimi in violazione della tutela di maternità/paternità o per molestie/discriminazioni sul lavoro;
  • l’esclusione da qualunque beneficio regionale per i due anni successivi alla pubblicazione della sentenza.

Per favorire l’occupazione stabile e di qualità, la Regione sostiene le micro, piccole e medie imprese che assumono donne con contratto subordinato a tempo indeterminato, escluso il lavoro domestico. Tali imprese possono ottenere:

  • contributi fino al 100% della spesa per servizi di formazione finalizzati all’acquisizione di nuove competenze delle donne assunte;
  • punteggi aggiuntivi nei bandi e avvisi regionali.

Le modalità e i criteri sono demandati a regolamento; i benefici sono massimi per le imprese che, dal rapporto biennale, non presentino alcun divario retributivo di genere.

Formazione, reinserimento e orientamento al lavoro

Attraverso i centri per l’impiego la Regione promuove azioni di sostegno, consulenza e percorsi formativi per facilitare il reinserimento delle donne disoccupate nel mercato del lavoro. I percorsi possono includere:

  • discipline STEM;
  • educazione finanziaria e digitale;
  • self empowerment;
  • leadership femminile.

La Regione può stipulare protocolli con università e centri di ricerca.

Inoltre viene istituito uno “Sportello donna” nei siti istituzionali della Regione e del Consiglio regionale, con funzioni di informazione su avvisi, bandi, opportunità di formazione e carriera, per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro pubblico e privato e l’accesso al lavoro autonomo, all’autoimpiego e alle startup. Sono previste aree tematiche e servizi specifici per donne vittime di violenza e vittime di tratta.

Reinserimento di donne vittime di violenza e donne con disabilità

La Regione favorisce il reinserimento sociale e lavorativo delle donne vittime di violenza, anche tramite protocolli d’intesa con enti locali, centri per l’impiego e centri antiviolenza inseriti nella mappatura regionale.

Alle imprese che assumono con contratto a tempo indeterminato donne vittime di violenza prese in carico da centri antiviolenza, case rifugio o case di semiautonomia, oppure donne vittime di tratta, sono riconosciuti i benefici previsti per l’occupazione femminile stabile nella misura massima stabilita dal regolamento.

È inoltre prevista l’erogazione di contributi agli enti locali per progetti di percorsi lavorativi dedicati alle donne vittime di violenza, su iniziativa degli enti del Terzo settore e previo avviso pubblico annuale.

Analoga disciplina è prevista per le donne con disabilità: la Regione favorisce la loro integrazione sociale e lavorativa e riconosce benefici massimi alle imprese che le assumono a tempo indeterminato, anche se non tenute all’obbligo di assunzione ex legge n. 68/1999. Sono previsti anche contributi agli enti locali per progetti dedicati, promossi dagli enti del Terzo settore.

Microcredito per donne in situazioni di disagio sociale

La Regione riserva una quota del fondo per il microcredito alle donne in situazioni di disagio sociale. La platea comprende, in particolare:

  • donne disoccupate prive di NASpI o di altre indennità di disoccupazione, o che ne abbiano esaurito la fruizione;
  • donne vittime di violenza;
  • donne vittime di tratta;
  • donne con disabilità;
  • donne di famiglie monoparentali con figli a carico e prive di sostegno al mantenimento;
  • donne ultrasessantenni senza sostegno familiare o parentale;
  • donne ex detenute.

I criteri e le modalità di accesso, anche in base alla condizione reddituale, sono stabiliti dal regolamento attuativo.

Benessere lavorativo del personale regionale

La Regione assume misure interne per diffondere la parità di genere nell’organizzazione, nel reclutamento e nella gestione del personale. Le azioni includono:

  • formazione e sensibilizzazione contro gli stereotipi di genere;
  • organizzazione del lavoro favorevole alla partecipazione delle dipendenti alla formazione e alla conciliazione vita-lavoro;
  • sperimentazione di formule organizzative e orari flessibili nel pubblico impiego;
  • misure per il reinserimento del personale assente a lungo e per il rientro dalla maternità;
  • verifica della parità di genere nelle commissioni di concorso;
  • monitoraggio degli incarichi e delle indennità per individuare eventuali differenziali retributivi;
  • iniziative per riequilibrare la presenza di genere nelle posizioni gerarchiche.

La Regione si avvale del Comitato unico di garanzia e ne promuove l’attività anche a livello comunale, con coordinamento territoriale.

Imprenditorialità femminile e accesso al credito

La Regione sostiene l’accesso al credito delle PMI a prevalente partecipazione femminile e delle lavoratrici autonome mediante il Fondo di garanzia per le PMI. Gli interventi sono riservati a:

  • cooperative e società di persone costituite da almeno due anni per almeno il 60% da donne;
  • società di capitali partecipate per almeno due terzi da donne e con organi di amministrazione composti per almeno due terzi da donne;
  • imprese individuali costituite da donne da almeno due anni e attive nei settori industria, artigianato, agricoltura, commercio, turismo e servizi;
  • lavoratrici autonome.

Gli interventi servono a sostenere investimenti, consolidare struttura finanziaria e patrimoniale, acquisire servizi per produttività, innovazione, ricerca di nuovi mercati, nuove tecniche produttive e sistemi di qualità.

Nei bandi e negli appalti regionali sono promossi criteri premiali per imprese femminili, imprese prive negli ultimi tre anni di verbali di conciliazione extragiudiziale per discriminazioni di genere o in possesso di SA 8000. La Regione promuove inoltre programmi di formazione e diffusione della cultura imprenditoriale femminile.

Parità negli organi di amministrazione e controllo regionali

Per enti strumentali e società controllate o partecipate dalla Regione è garantito l’equilibrio tra i generi negli organi di amministrazione e controllo. Nelle nomine e designazioni di competenza regionale nessun genere può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi, salvo disposizioni più favorevoli.

La disciplina precisa che:

  • per gli organi collegiali di esclusiva nomina regionale il limite si calcola su ciascun organo;
  • se mancano candidature sufficienti, si può riaprire il termine e, in mancanza, si può derogare purché nel corso dell’anno si riequilibri la presenza di genere nelle nomine successive;
  • per organi monocratici o per una parte dell’organo collegiale, il limite si calcola sul totale delle nomine annuali;
  • per il 2021 il calcolo si effettua dalle date di entrata in vigore al 31 dicembre 2021.

È inoltre prevista la pubblicazione annuale, nella sezione amministrazione trasparente, dei dati percentuali per genere e degli elenchi dei provvedimenti di nomina e designazione.

Parità di genere nelle giunte comunali

La Regione promuove la presenza delle donne nelle giunte comunali, in coerenza con la disciplina nazionale degli enti locali. La Giunta regionale emana atti di indirizzo prevedendo che i comuni con più di 3.000 abitanti non possano partecipare a bandi e avvisi pubblici regionali se violano la norma statale sulla composizione delle giunte.

È previsto un protocollo con ANCI Lazio per il monitoraggio biennale della composizione delle giunte comunali, con trasmissione dei dati alle strutture regionali competenti. La Regione promuove anche una “Certificazione di equità di genere” per i comuni virtuosi.

Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro

La Regione istituisce un buono per l’acquisto di servizi di baby-sitting domestici. Il buono è concesso, con avviso pubblico annuale, alle madri lavoratrici, anche autonome o imprenditrici, per gli undici mesi successivi al congedo obbligatorio di maternità o al congedo parentale previsto dalla normativa statale.

È previsto anche un contributo sperimentale a favore dei padri lavoratori che fruiscono del congedo parentale in alternativa alla madre, per favorire la condivisione delle responsabilità di cura dei figli di età inferiore a 12 anni.

Per le donne lavoratrici caregiver che assistono persone non autosufficienti è riconosciuto un ulteriore buono come indennizzo dell’attività svolta; lo stesso spetta alle lavoratrici che utilizzano permessi non retribuiti per l’attività di cura.

I buoni sono destinati a nuclei familiari con ISEE non superiore a 20.000 euro e non sono cumulabili con altri contributi per le medesime finalità.

La Regione promuove anche:

  • riorganizzazione di servizi pubblici e privati convenzionati in chiave flessibile;
  • accordi con imprese e sindacati per moduli orari conciliativi, con premialità nei bandi per le imprese aderenti;
  • banche del tempo, centri di coworking e iniziative per armonizzare tempi delle città e cura familiare;
  • utilizzo di procedure telematiche per migliorare i servizi online alle famiglie.

Regolamento attuativo, monitoraggio e valutazione

Entro 60 giorni dall’entrata in vigore, la Giunta regionale adotta un regolamento di attuazione e integrazione, sentita la commissione consiliare competente. Il regolamento disciplina, tra l’altro:

  • iscrizione, tenuta, pubblicazione e aggiornamento del Registro;
  • criteri preferenziali per le aziende iscritte;
  • criteri e modalità per la concessione dei contributi;
  • partecipazione alle iniziative per la Giornata del 7 giugno;
  • premialità per Registro e misure occupazionali;
  • accesso al microcredito;
  • accesso agli interventi per l’imprenditorialità femminile;
  • concessione dei buoni per baby-sitting e caregiver.

Il Consiglio regionale svolge monitoraggio sull’attuazione. La Giunta presenta una relazione entro 18 mesi dall’entrata in vigore e poi annualmente, con dati su interventi realizzati, risultati, criticità e ambiti territoriali interessati. È prevista anche una relazione annuale sugli effetti finanziari, sugli obiettivi programmati, sulle risorse impiegate e sui beneficiari.

Modifiche alla legge regionale sulla violenza contro le donne

La legge modifica la l.r. 4/2014 aggiornando la composizione dell’Osservatorio regionale e attribuendo allo stesso il compito di raccogliere dati sulla parità retributiva nelle imprese operanti nel territorio regionale, anche con il supporto delle Camere di commercio.

Disposizioni finanziarie

La legge individua coperture specifiche per il triennio 2021-2023 e per gli anni 2021-2023 in generale, con stanziamenti destinati a:

  • Giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro;
  • misure per l’occupazione femminile stabile e di qualità;
  • progetti per donne vittime di violenza e donne con disabilità;
  • microcredito per donne in disagio sociale;
  • sostegno all’imprenditoria femminile;
  • buoni e misure di conciliazione vita-lavoro.

Per alcuni interventi è dichiarata l’attuazione senza nuovi o maggiori oneri, mentre altre misure possono concorrere con risorse europee, FSE/FESR e trasferimenti statali.

Entrata in vigore

La legge entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio.

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