L.R. Lazio 11/2021
Istituzione dei distretti logistico-ambientali
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa legge del Lazio disciplina l’istituzione dei distretti logistico-ambientali, la loro pianificazione tramite Piani di distretto, il monitoraggio e il finanziamento di progetti innovativi e di sviluppo. Prevede atti attuativi entro 90, 120 e 180 giorni dall’entrata in vigore e rispetta la disciplina UE sugli aiuti di Stato. Rilevano i finanziamenti previsti per il 2022-2023.
Istituzione dei distretti logistico-ambientali e finanziamento dei relativi progetti di sviluppo nel Lazio
Istituzione e disciplina dei distretti logistico-ambientali nel Lazio
La legge regionale del Lazio istituisce un modello di distretto logistico-ambientale finalizzato a integrare politiche ambientali, produttive e logistiche in aree territoriali circoscritte. Il provvedimento mira a supportare la gestione dei rifiuti, l’innovazione di processo e di prodotto e lo sviluppo di soluzioni organizzative e infrastrutturali coerenti con la normativa europea, statale e regionale in materia di ambiente ed economia circolare.
Finalità della disciplina
La legge persegue una serie di obiettivi di prevenzione, riduzione e migliore gestione dei rifiuti, con particolare attenzione al principio di prossimità e alla sostenibilità dei processi produttivi. In particolare, intende:
- ridurre produzione e pericolosità dei rifiuti, anche tramite miglioramento dei cicli produttivi, riuso, recupero degli scarti e riduzione degli imballaggi;
- aumentare la raccolta differenziata e favorire il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, specie speciali e inerti, negli impianti più vicini al luogo di produzione;
- promuovere una gestione integrata dei rifiuti coerente con la pianificazione regionale;
- favorire la trasparenza e la pubblicazione dei progetti per i quali sia stato espresso consenso, nel rispetto della proprietà intellettuale.
Nozione di distretto logistico-ambientale
Il distretto logistico-ambientale è definito come un’area geografica circoscritta in cui insistono sistemi produttivi locali a vocazione industriale, agricola e commerciale, caratterizzati da una produzione costante di rifiuti che richiede progettazione e pianificazione articolate. L’attività del distretto è orientata alla riduzione dei rifiuti, agli scambi energetici e di materiali, alla minimizzazione dell’uso di energia e materie prime e allo sviluppo di relazioni economicamente, ecologicamente e socialmente sostenibili.
Istituzione dei distretti e criteri territoriali
La Giunta regionale istituisce i distretti con proprio provvedimento, previa interlocuzione con enti locali, consorzi industriali e rappresentanze economico-sociali interessate, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge. La scelta delle aree deve tenere conto di criteri quali:
- omogeneità storica e paesaggistica;
- presenza di enti locali disponibili a rapporti collaborativi con le imprese;
- presenza di insediamenti produttivi che incidono sul medesimo ecosistema locale;
- omogeneità delle attività e contiguità fisica degli impianti, con difficoltà di attribuzione dei singoli effetti ambientali;
- similitudine dei metodi di produzione, del livello tecnologico e delle scelte gestionali;
- problematiche ambientali comuni connesse a emissioni, scarichi e smaltimento dei rifiuti;
- obiettivi di risanamento di suolo, aria e acque;
- integrazione viaria e ferroviaria per limitare il traffico su gomma;
- presenza di siti industriali dismessi da recuperare;
- appartenenza dell’area a un Sito di interesse nazionale (SIN).
Piano di distretto: contenuti e durata
La Giunta regionale approva i Piani di distretto, tenendo conto della programmazione e pianificazione di settore e della normativa vigente, per sviluppare soluzioni organizzative e logistico-strutturali e per migliorare i sistemi di gestione ambientale, anche secondo la UNI EN ISO 14001. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore deve adottare le Linee guida per l’elaborazione dei Piani, fissando tempi, criteri, parametri tecnici, aggiornamenti e monitoraggio.
Il Piano di distretto deve comprendere, tra l’altro:
- analisi della situazione esistente e della natura delle attività;
- dati sulla produzione e gestione dei rifiuti;
- stima qualitativa e quantitativa dei residui e del loro impatto ambientale;
- forma organizzativa per la gestione del ciclo dei rifiuti;
- obiettivi quantitativi e qualitativi;
- disciplina di piano sull’assimilabilità dei rifiuti speciali agli urbani;
- misure per migliorare la raccolta differenziata e il recupero di materie prime;
- interventi per razionalizzare i flussi di rifiuti secondo prossimità e riduzione dei trasferimenti;
- misure di sostegno e incentivazione per riduzione e gestione dei rifiuti e per il mercato del riutilizzo;
- azioni per prevenzione e recupero di imballaggi e rifiuti da imballaggio, anche con accordi CONAI;
- incentivi al progresso tecnologico e allo sviluppo di tecnologie innovative e impianti;
- attività di ricerca e sviluppo su prodotti e processi meno intensivi in risorse;
- tecniche di reimpiego e riciclaggio nei processi produttivi;
- modalità gestionali per migliori prestazioni ambientali secondo ecologia industriale e sostenibilità;
- accordi volontari fra imprese e realtà locali per massimizzare il recupero reciproco degli scarti;
- valutazione dell’efficienza del sistema tramite Life Cycle Assessment (LCA);
- eventuale istituzione di premi per i distretti più innovativi;
- tutela della salute e sicurezza di lavoratori, popolazione e ambiente.
Il Piano ha durata almeno quinquennale ed è soggetto ad aggiornamento e verifica dello stato di avanzamento degli obiettivi secondo le Linee guida.
Monitoraggio e controllo
Il monitoraggio e il controllo dei distretti e dei relativi Piani sono svolti nell’ambito della Cabina di monitoraggio del Piano di gestione dei rifiuti (CMP). L’attività è organizzata senza oneri per il bilancio regionale e comprende raccolta, elaborazione e diffusione di dati statistici e conoscitivi su aspetti dimensionali, tecnici, gestionali e finanziari, nonché sullo stato di attuazione degli obiettivi del Piano.
La CMP deve assicurare l’accesso generalizzato al proprio sistema informativo per la pubblicazione dei dati. Se le funzioni della CMP cessano, l’attività sarà affidata a una struttura apposita istituita presso l’assessorato competente, sempre senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale.
Progetti di sviluppo e finanziamenti
La Regione finanzia, in coerenza con il Piano di distretto, progetti di sviluppo elaborati tramite strumenti di programmazione negoziata da amministrazioni, enti e soggetti pubblici e privati interessati. I progetti ammissibili devono perseguire uno o più obiettivi di innovazione ambientale, infrastrutturale e produttiva, tra cui:
- innovazioni di prodotto o processo con miglioramenti ambientali e di qualità del servizio, risparmio di energia e materie prime, riduzione di scarti, rifiuti e inquinamento, con applicazione delle BAT per i progetti di innovazione di processo o tecnologica;
- infrastrutture e servizi ambientali e di risparmio energetico, privilegiando il recupero di siti industriali dismessi;
- riduzione dell’inquinamento misurato in rapporto tra emissione prodotta e kg di rifiuto prodotto;
- reti integrate di infrastrutture e impianti a supporto delle imprese;
- riduzione di emissioni inquinanti e climalteranti e maggiore efficienza nell’uso delle risorse;
- diminuzione del consumo di risorse non rinnovabili e riduzione di inquinamento e rifiuti nell’intero ciclo di vita;
- sperimentazione e produzione di beni progettati per ridurre rifiuti e impatti, con valutazione LCA;
- gestione dei rifiuti coerente con il d.lgs. 152/2006 e con il Piano regionale;
- uso di risorse rinnovabili e valorizzazione di risorse locali e infrastrutture esistenti;
- capacità innovativa, coinvolgimento di attori sociali diversi, adesione a sistemi di gestione ambientale e certificazioni volontarie;
- incremento dell’informazione sulle prestazioni sociali e ambientali;
- predisposizione di un piano unitario di monitoraggio degli impatti complessivi.
È rilevante, ai fini della valutazione, lo stato di avanzamento dell’innovazione proposta, se già commercializzabile, in prototipo industriale o brevettata. I contributi sono concessi tramite bandi pubblici secondo il regolamento attuativo e presuppongono l’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro dei settori interessati. Presso l’assessorato competente è istituito un Nucleo di valutazione e controllo, senza oneri per il bilancio regionale, con compiti definiti dal regolamento.
Regolamento attuativo
Entro 180 giorni dall’entrata in vigore, la Giunta regionale deve adottare, previo parere delle commissioni consiliari competenti, un regolamento regionale che disciplini:
- requisiti dei beneficiari;
- criteri e modalità di presentazione dei progetti;
- composizione e compiti del Nucleo di valutazione e controllo;
- criteri di valutazione e formazione della graduatoria;
- spese ammissibili, forma e percentuale del finanziamento, modalità di concessione ed erogazione;
- eventuale cumulabilità con altre agevolazioni pubbliche;
- monitoraggi, controlli, revoca dei finanziamenti e recupero delle somme erogate.
Aiuti di Stato e decorrenza dei contributi
I contributi regionali devono rispettare la normativa europea sugli aiuti di Stato. Per gli aiuti esentati da notifica, si applicano i regolamenti della Commissione europea vigenti nei rispettivi periodi di validità. Per gli aiuti soggetti a notifica, i contributi sono concessi solo dopo l’autorizzazione della Commissione europea, o quando sia giustificato ritenere che essa sia intervenuta in modo implicito; in ogni caso, la concessione decorre dalla pubblicazione sul BUR dell’avviso di autorizzazione espressa o implicita.
Clausola di valutazione finanziaria
La Giunta regionale deve trasmettere annualmente alla commissione consiliare competente in materia di bilancio una relazione sugli obiettivi programmati, sulle variabili socioeconomiche di riferimento, sulle risorse impiegate e disponibili e sulla tipologia e numero dei beneficiari dei finanziamenti concessi.
Copertura finanziaria e risorse utilizzabili
Per gli oneri della legge sono istituiti due fondi regionali nel programma rifiuti della missione sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente:
- un fondo parte corrente;
- un fondo parte in conto capitale.
Le autorizzazioni di spesa previste sono pari a 100.000 euro per ciascuna annualità 2022 e 2023 per la parte corrente, a 700.000 euro per il 2022 e a 1.000.000 euro per il 2023 per la parte in conto capitale, con copertura mediante riduzione dei fondi speciali del bilancio regionale 2021-2023. Possono inoltre concorrere risorse della l.r. 27/1998, della l.r. 60/1978 e del fondo per il sostegno all’impiantistica pubblica, nei limiti delle autorizzazioni di spesa della legge di stabilità regionale, nonché risorse dei programmi europei 2021-2027, in particolare FESR OP2 e FEASR OG2.
Valutazione sull’attualità della legge
La disciplina istituisce strumenti organizzativi e finanziari riferiti a un settore ancora normativamente rilevante, ma contiene termini attuativi iniziali e autorizzazioni di spesa limitate alle annualità 2022-2023. Per il profilo pratico odierno, la legge resta utile come base regolatoria dei distretti e degli eventuali atti attuativi, senza risultare superata o esaurita nei suoi effetti principali.
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