Sentenza del 29/03/2016 n. 1766 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia
Rappresentante indiretto - Responsabilità solidale - Sussistenza - Buona fede dell'operatore in caso di certificati di origine - Insussistenza.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguarda l'invalidazione, a seguito di indagini OLAF, di certificati di origine utilizzati per ottenere il trattamento preferenziale in dogana. Il rappresentante indiretto sosteneva l'insussistenza della propria responsabilità, anche sulla base della buona fede dell'importatore. La sentenza ha invece ritenuto applicabile l'art. 201 del Codice doganale comunitario, relativo all'obbligazione doganale per l'immissione in libera pratica, e non l'art. 202, nonché la responsabilità solidale del rappresentante indiretto con l'importatore. Il rappresentante è stato inoltre considerato corresponsabile delle sanzioni pecuniarie quale autore materiale della violazione.
La decisione
La pretesa dell'autorità doganale è stata confermata. Il rappresentante indiretto è stato ritenuto obbligato in solido con l'importatore al pagamento dell'obbligazione doganale e corresponsabile per le sanzioni. La buona fede dell'importatore non è stata ritenuta sufficiente a escludere l'obbligazione doganale ai sensi dell'art. 220 del Codice doganale comunitario, poiché la Comunità non deve sopportare le conseguenze dei comportamenti scorretti dei fornitori dell'importatore.
Norme richiamate
Art. 201 del Codice doganale comunitario
Obbligazione doganale all'importazione derivante dall'immissione in libera pratica di merci soggette a dazi all'importazione.
La norma è stata ritenuta applicabile alla fattispecie, con conseguente responsabilità solidale del rappresentante indiretto e dell'importatore per l'obbligazione doganale.
Art. 202 del Codice doganale comunitario
La norma è stata ritenuta non applicabile, poiché la fattispecie non è stata qualificata come introduzione irregolare delle merci nel territorio doganale.
Art. 220 del Codice doganale comunitario
La buona fede dell'importatore non esclude automaticamente la contabilizzazione a posteriori dei dazi quando l'origine preferenziale risulta invalida. L'amministrazione non è tenuta a sopportare le conseguenze di comportamenti scorretti dei fornitori.
Massime di principio
- Il rappresentante indiretto, agendo in nome proprio ma per conto dell'importatore, può essere obbligato in solido per il debito doganale derivante da certificati di origine non validi.
- La titolarità di una procedura domiciliata non elimina la responsabilità del rappresentante per le irregolarità commesse nell'ambito delle dichiarazioni doganali.
- La buona fede dell'importatore, da sola, non è sufficiente a evitare il recupero dei dazi quando i documenti di origine risultano falsi o inattendibili.
- Il rappresentante può essere soggetto anche alle sanzioni pecuniarie se ha materialmente realizzato la violazione o ha presentato la dichiarazione e la documentazione doganale irregolare.
- In caso di certificati di origine invalidati da indagini OLAF, occorre dimostrare elementi specifici di affidamento legittimo e di diligenza qualificata; la mera ignoranza dell'irregolarità del fornitore normalmente non basta.
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