Cassazione Penale, Sentenza n. 23200/2025 del 20/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale commessa in qualità di liquidatore (della Baclan e Partners srl) e di trustee del trust "sunflower", per avere trasferito l'intero patrimonio della società in trust nel periodo di insolvenza. Il ricorrente deduce: assenza del dolo specifico e/o elemento soggettivo (sostiene di essere prestanome senza poteri gestori), illegittimità della ricostruzione sul ruolo effettivo dell'imputato, liceità della costituzione del trust e mancata prova di distrazione, inosservanza dell'onere di "motivazione rafforzata" da parte della Corte d'appello, mancato riconoscimento della continuazione con reati già giudicati e diniego delle circostanze attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato/inammissibile nei vari profili. Ha confermato: l'obbligo per il giudice di appello di una "motivazione rafforzata" quando riforma una sentenza assolutoria e che tale obbligo è stato adempiuto; l'esistenza di indici probatori che attribuiscono all'imputato il ruolo materiale nelle operazioni di costituzione del trust e nella destinazione dei crediti lontano dalla massa fallimentare; che la costituzione del trust non è di per sé illecita ma può costituire strumento di frode quando finalizzata a sottrarre l'intero patrimonio alla garanzia dei creditori; che, secondo la giurisprudenza di legittimità (anche a Sezioni Unite), per la bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione è sufficiente il dolo generico (non è necessario il nesso causale con il fallimento né la consapevolezza dello stato di insolvenza). Sono state altresì dichiarate inammissibili le doglianze che non hanno svolto una critica argomentata della decisione impugnata, quelle prive di documentazione probatoria (continuazione) e quelle relative alle attenuanti non richieste espressamente in appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. La Corte ha inoltre osservato che il termine massimo di prescrizione non era decorso alla data della decisione (scadenza indicata 10 luglio 2025, considerando le sospensioni processuali).
Norme richiamate
art. 611 cod. proc. pen. (come riscritto dal d.lgs. n.150/2022)
Regola la possibilità di trattare il ricorso in camera di consiglio; richiamato per giustificare la modalità di trattazione del ricorso presentato dopo il 30/06/2024.
Decreto Legislativo n. 150 del 2022
Fonte della riscrittura dell'art. 611 c.p.p.; citato come modificatore della procedura di trattazione del ricorso.
Sez. U., n. 33748 del 12/07/2005 (Mannino)
Principio secondo cui il giudice d'appello che riformi totalmente una decisione deve esporre le linee portanti del nuovo ragionamento probatorio e confutare specificamente le ragioni della sentenza impugnata.
Sez. 6, n. 40159 del 03/11/2011 (Galante)
Affermato che la condanna richiede certezza della colpevolezza mentre l'assoluzione richiede solo la non certezza della colpevolezza; rafforza l'obbligo argomentativo dell'appello che ribalta un'assoluzione.
Sez. U., n. 14800 del 21/12/2017 (Troise)
Richiama il più elevato standard argomentativo imposto al giudice d'appello quando riforma una sentenza di proscioglimento/assoluzione.
Sez. U., n. 22474 del 31/03/2016 (Passarelli)
Principio secondo cui per la bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione non è richiesto un nesso causale tra distrazione e fallimento e che l'elemento soggettivo è il dolo generico (non necessaria la consapevolezza dell'insolvenza).
Sez. 5, n. 37109 del 23/06/2022 (Giorgetti)
Anche esercizi di facoltà legittime possono integrare distrazione se emergono indici di fraudolenza che impediscono l'apprensione dei beni da parte degli organi fallimentari.
Sez. 5, n. 7437 del 15/10/2020 (Cimoli)
La distrazione si concretizza nel distacco di beni dal patrimonio sociale con destinazione diversa dalla garanzia dei creditori, indipendentemente dallo stato di insolvenza al momento dell'operazione.
Sez. 3 civ., n. 3128 del 10/02/2020
Sull'ammissibilità del trust liquidatorio: l'atto di attribuzione dei beni al trustee può essere lecito ma richiede un vaglio penetrante del giudice per escludere che nasconda la sottrazione di beni alla garanzia creditoria.
Sez. 5, n. 19973 del 11/04/2024 (Cepparo)
Conferma che strumenti leciti come il trust liquidatorio possono essere usati per fini illeciti quando complessivamente determinano la sottrazione dell'intero patrimonio alla fallita.
Massime di principio
- Se un giudice d'appello annulla un'assoluzione e dispone una condanna deve fornire una "motivazione rafforzata": spiegare le ragioni del diverso apprezzamento probatorio e confutare i punti salienti della sentenza di primo grado.
- Per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione il dolo richiesto è il dolo generico: non è necessario provare la consapevolezza dello stato di insolvenza né un nesso causale diretto tra la distrazione e il fallimento.
- La costituzione di un trust non è in sé illecita, ma se l'operazione è posta in essere con indice di fraudolenza (tempistica, modalità, destinazione di tutte le risorse, ruolo del trustee) può integrare distrazione punibile.
- La qualifica di "prestanome" non esclude automaticamente la responsabilità penale: occorre valutare concretamente il ruolo effettivo svolto e gli indici di partecipazione alle operazioni contestate.
- Rilievi processuali (es. continuità con precedenti condanne irrevocabili, richiesta di attenuanti) richiedono produzione documentale e istanze specifiche in sede di appello; l'omessa allegazione/documentazione può renderli inammissibili in cassazione.
- Nel valutare la prescrizione è necessario tenere conto delle sospensioni e delle eventuali esclusioni di recidiva: questi calcoli possono differire e incidere sulla decorrenza del termine.
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