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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40054/2023 del 03/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del 5 maggio 2022 che aveva rigettato la sua istanza di ammissione alle misure alternative (affidamento in prova al servizio sociale o detenzione domiciliare) rispetto alla pena residua di 1 anno, 3 mesi e 28 giorni per il delitto previsto dall'art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. Il motivo del ricorso in Cassazione era che il Tribunale avrebbe valutato l'istanza presentata dal precedente difensore (poi revocato) anziché quella successivamente depositata dal ricorrente, datata 26 gennaio 2022, contenente una precisa indicazione di domicilio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Dalla documentazione risultava che il precedente difensore era stato effettivamente revocato il 3 marzo 2022 con nuova nomina dell'avv. Capalbo e indicazione di domicilio; successivamente l'avv. Capalbo comunicò un diverso trasferimento del ricorrente a Reggio Emilia ma gli accertamenti svolti hanno dimostrato che il ricorrente era irreperibile e sconosciuto all'indirizzo indicato e all'anagrafe comunale. In presenza della concreta ineseguibilità di qualsiasi misura alternativa il Tribunale aveva correttamente rigettato l'istanza. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante la successiva, posteriore (29 dicembre 2022) rinnovata nomina del difensore precedente. Per effetto del rigetto la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, primo periodo, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Indica il reato per il quale è stata inflitta la pena (illecito in materia di stupefacenti); la norma è richiamata solo per descrivere il titolo di reato sottostante alla pena residua oggetto della richiesta di misure alternative.

  • art. 616, comma 1, primo periodo, c.p.p.

    Norma processuale che consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; la Corte l'ha applicata per addebitare le spese al ricorrente.

Massime di principio

  • La validità della nomina del difensore e l'indicazione del domicilio devono sussistere effettivamente nel momento in cui il giudice verifica la richiesta: revoche e nuove nomine intervenute prima della decisione prevalgono su precedenti atti difensivi.
  • Per l'ammissione a misure alternative è essenziale che esista un domicilio effettivamente verificabile e raggiungibile nel territorio in cui la misura deve essere eseguita; l'assenza di reperibilità o l'inesistenza dell'indirizzo rendono eseguibile la misura e possono giustificare il rigetto.
  • Eventuali atti intervenuti dopo la decisione impugnata (es. ripristino o nuova nomina del precedente difensore) non sono idonei a sanare vizi o mancanze esistenti al momento dell'adozione del provvedimento impugnato.
  • Il giudice compie accertamenti sulla concreta esecutività della misura alternativa prima di ammettere il condannato: l'onere di fornire informazioni accurate e verificabili sul domicilio e la reperibilità grava sul richiedente.
  • In caso di rigetto del ricorso per motivi di fatto (es. irreperibilità), la Cassazione può dichiararne l'infondatezza e condannare alle spese; pertanto è strategico per il ricorrente aggiornare tempestivamente il difensore e la propria residenza/recapito e conservare prove della propria presenza o registrazione anagrafica.

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