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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16893/2026 del 11/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale di Novara del 16/01/2026 che confermava il sequestro preventivo finalizzato alla confisca (diretta di immobili intestati al Trust S.A. e per equivalente su somme riconducibili a Saga s.r.l. e a Raza Awais). Le censure principali erano: assenza di fumus commissi delicti (mancanza di concreti flussi finanziari e di collegamento tra Trust, RBS Holding, Saga e i pagamenti retrocessi), erronea qualificazione delle operazioni (cessioni e acquisti immobiliari) come prive di significato economico o fittizie, mancata prova della responsabilità soggettiva/concorsuale dei singoli (De Cristofaro/Raza), difetto o carenza di motivazione circa il periculum in mora (necessità di anticipare gli effetti ablativi della confisca) e violazione del principio di proporzionalità nella determinazione dell'ammontare del sequestro per equivalente (non tener conto dell'effettivo profitto percepito e dei pagamenti già incassati dall'Erario).

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili e ha confermato l'ordinanza del Tribunale di Novara. In motivazione la Corte ha ritenuto manifestamente infondati i motivi riguardanti il fumus commissi delicti e l'elemento soggettivo, richiamando la ricostruzione del Tribunale che ha evidenziato: trasferimento degli immobili al Trust S.A. a prezzo sottostimato e retrocessione dei pagamenti a RBS Holding sotto forma di "royalties" non comprovate; coincidenza temporale degli atti con accessi investigativi; rapporti personali e gestionali tra i soggetti coinvolti; commistione nella gestione degli immobili. La Corte ha inoltre ritenuto fondato il giudizio del Tribunale sul periculum in mora, richiamando indicatori oggettivi e soggettivi (forte esposizione debitoria, riduzione immobilizzazioni, calo del fatturato, esiguità dei pagamenti effettivamente versati all'Erario rispetto all'ampiezza del debito). Alcune questioni (es. rideterminazione del sequestro in base a quanto già percepito dall'Erario o al profitto effettivamente rimasto all'agente) sono state ritenute inammissibili per difetto di interesse o per genericità e, in parte, non proponibili per la prima volta in Cassazione. I ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    richiamato come norma sul concorso di persone nel reato: le condotte accomunate tra più soggetti possono concorrere alla commissione del reato tributario contestato

  • art. 11 d.lgs. n. 74 del 2000

    art. 11 d.lgs. n. 74 del 2000

    norma sostanziale che configura condotte volte ad impedire o ostacolare la riscossione coattiva; la Corte conferma che si tratta di reato di pericolo concreto e basta la idoneità della condotta ad arrecare difficoltà o inefficacia alla riscossione

  • art. 321 cod. proc. pen.

    regola i presupposti del sequestro preventivo finalizzato alla confisca; la Corte verifica la legittimità del provvedimento alla luce degli elementi che giustificano il fumus e il periculum in mora

  • art. 325 cod. proc. pen.

    limita il sindacato della Cassazione sulle ordinanze cautelari reali alla sola verifica di violazioni di legge o vizi motivazionali così gravi da rendere il provvedimento incomprensibile o privo di requisiti minimi

  • art. 240 cod. pen.

    richiamato nella motivazione come riferimento alla disciplina della confisca; la Corte sottolinea che il sequestro preventivo può essere giustificato per preservare l'efficacia della futura confisca

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000

    art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000

    norma citata dalle parti in relazione agli effetti ablativi anticipati della confisca; la Corte richiede motivazione specifica sul "periculum in mora" per giustificare l'anticipazione degli effetti della confisca

  • art. 616 cod. proc. pen.

    norma procedurale sul pagamento delle spese processuali: la Corte condanna i ricorrenti al rimborso delle spese e dispone il versamento alla Cassa delle ammende

Massime di principio

  • In sede di impugnazione di provvedimenti cautelari reali la Corte di cassazione esercita un sindacato limitato: non rivede liberamente la valutazione delle prove, ma controlla violazioni di legge o vizi motivazionali gravi (art. 325 c.p.p.).
  • Per il delitto di ostacolo alla riscossione (art. 11 d.lgs. 74/2000) è sufficiente che la condotta sia idonea, ex ante, a rendere più difficoltosa o inefficace la procedura di riscossione: non è necessario che l'evento (l'insoddisfazione dell'Erario) si sia effettivamente verificato.
  • La sussistenza del fumus commissi delicti può essere dedotta da un insieme di indizi tali da rendere plausibile l'accordo fraudolento: trasferimenti patrimoniali prossimi ad accessi ispettivi, retrocessioni di somme non documentate e commistione tra patrimoni sono indici rilevanti.
  • La motivazione del periculum in mora richiede elementi concreti e specifici (es. esposizione debitoria crescente, riduzione del patrimonio, calo di fatturato, modalità di gestione che facilitano la dispersione dei beni): mera genericità o richiamo alla fungibilità del denaro non sono sufficienti.
  • Le contestazioni sulla proporzionalità e sull'ammontare del sequestro per equivalente (richiedere solo quanto effettivamente profitto percepito) richiedono argomentazioni e elementi probatori specifici; in mancanza di interesse diretto o di deduzioni puntuali tali doglianze possono essere inammissibili.
  • Operazioni aziendali che trasferiscono beni o flussi finanziari a entità riconducibili o collegate, soprattutto se effettuate vicino a verifiche fiscali e senza giustificazione economica plausibile, sono valutate con sospetto e possono integrare indizi di finalità elusiva.

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