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Sentenza

Sentenza n. 16236/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento del decreto di rigetto dell’istanza di cittadinanza (K10/-OMISSIS-);

Giustizia amministrativa202600338

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto del 27 novembre 2025 di rigetto dell’istanza di concessione della cittadinanza italiana presentata il 21 dicembre 2023

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha impugnato il diniego della cittadinanza richiesto ai sensi dell’art. 9, comma 1, lettera f), della legge n. 91/1992. Ha dedotto violazione di legge ed eccesso di potere per difetto d’istruttoria, travisamento dei fatti e carenza di motivazione. In particolare, il Ministero aveva fondato il diniego su un procedimento per violazione degli obblighi di assistenza familiare e sottrazione di persone incapaci, ma la ricorrente era stata assolta con sentenza del Tribunale di Forlì del 18 febbraio 2016 perché il fatto non sussiste, circostanza anteriore sia alla domanda sia al diniego e non considerata dall’Amministrazione. Ha inoltre richiamato il contesto familiare conflittuale nel quale erano maturati i fatti contestati, le osservazioni favorevoli alla concessione rese dalla Prefettura e dalla Questura di Milano e la propria integrazione economica e sociale, lamentando che il Ministero non avesse valutato complessivamente la sua condotta e la sua situazione.

La decisione

Il ricorso è accolto e il decreto di diniego è annullato. Il TAR ha ritenuto fondati i vizi di difetto d’istruttoria e di motivazione: il Ministero ha basato il diniego su un procedimento penale già definito con assoluzione nel 2016, senza acquisire o menzionare la sentenza e senza spiegare perché, nonostante essa, i fatti giustificassero un giudizio di inaffidabilità e di mancata integrazione. Inoltre, il provvedimento non ha dato conto delle osservazioni favorevoli formulate da Prefettura e Questura né ha spiegato le ragioni del dissenso. Il giudice ha precisato che l’assoluzione non impedisce in assoluto una valutazione amministrativa autonoma dei fatti, ma impone che la pronuncia assolutoria sia considerata e che le eventuali ragioni ostative siano esplicitate. Il Ministero deve rivalutare la posizione complessiva della richiedente e motivare adeguatamente ogni eventuale nuovo diniego. Spese a carico del Ministero, liquidate in € 1.500, oltre accessori di legge se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    Ai sensi dell'articolo 9 comma 1 lettera f) della legge n. 91 del 1992, la cittadinanza italiana "può" essere concessa allo straniero che risieda legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.

    La residenza legale decennale costituisce il presupposto per presentare la domanda, ma non attribuisce un diritto automatico alla cittadinanza: la concessione comporta una valutazione discrezionale dell’interesse pubblico e dell’integrazione del richiedente.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Il Ministero dell’Interno, previa comunicazione del preavviso di diniego ex art. 10-bis legge n. 241/1990, con decreto n. K10/-OMISSIS- del 27.11.2025 ha respinto la domanda dell’istante

    La norma è menzionata per attestare la comunicazione del preavviso di diniego; la sentenza non ne svolge un’interpretazione autonoma né fonda su di essa la decisione.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza per residenza decennale è espressione di un potere discrezionale di alta amministrazione: il requisito temporale consente di presentare la domanda, ma l’Amministrazione deve valutare l’integrazione complessiva del richiedente e la sua attitudine ad assumere i doveri connessi allo status civitatis.
  • Nel diniego della cittadinanza fondato su vicende penali, l’ampiezza della motivazione deve essere commisurata allo stadio del procedimento, alla natura dei fatti e al tempo trascorso. Se il procedimento si è concluso con assoluzione prima della domanda, l’Amministrazione deve considerare e menzionare tale esito e spiegare concretamente perché gli elementi residui giustifichino comunque il diniego.
  • Il potere discrezionale in materia di cittadinanza è sindacabile dal giudice nei limiti della legittimità, verificando la sufficienza dell’istruttoria, la veridicità dei fatti e la logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione, senza sostituire la valutazione di merito dell’Amministrazione.
  • Quando gli uffici istruttori territoriali esprimono valutazioni favorevoli alla concessione della cittadinanza, il provvedimento finale che se ne discosta deve darne conto e motivare adeguatamente le ragioni del dissenso.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazione

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