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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13200/2025 del 04/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso censurava l'ordinanza del Tribunale di Caltanissetta del 23/09/2024 che, in sede di riesame, aveva annullato la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal GIP. Il PM lamentava vizio di motivazione per aver ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza sia rispetto al delitto associativo (art. 74 DPR 309/1990) sia rispetto all'episodio di detenzione ai fini di spaccio (capo 12): in particolare si contestava che il Tribunale avrebbe valutato in modo parziale e disorganico gli elementi indiziari quali il riferimento a "Alessio" nelle intercettazioni tra promotori dell'organizzazione (Di Gennaro e Liardo), il fermo amministrativo ex art. 75 DPR 309/1990 nei confronti di Romano Alessio e altri, il rinvenimento di meno di due grammi di cocaina in una perquisizione successiva, i colloqui con il padre Romano Emanuele e gli evidenti elementi reputati dal PM indicativi dell'appartenenza del giovane al sodalizio e della sua funzione nel gruppo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto preliminarmente esistente l'interesse del Pubblico Ministero a ricorrere in ragione della presunzione applicabile (art. 275, comma 3 c.p.p.) al reato previsto dall'art. 74 DPR 309/1990; tuttavia, sul merito della censura, ha confermato i limiti del sindacato in sede di legittimità sull'apprezzamento delle risultanze del riesame: la Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia svolto una valutazione logica e non contraddittoria degli indizi, dichiarando aspecifico il riferimento a "Alessio", non decisivo il ritrovamento di modica quantità di stupefacente effettuato 17 giorni dopo, e non idonei a dimostrare la stabile adesione al sodalizio né la partecipazione all'episodio contestato i colloqui con il padre o la mera indicazione di chiedere un prestito. Ne conseguenza, è stato respinto il tentativo del PM di ottenere una diversa valutazione dei fatti e l'ordinanza di riesame che aveva rimesso in libertà l'indagato resta confermata.

Norme richiamate

  • DPR n. 309 del 1990, art. 74

    Norma che disciplina l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; nel caso applicata come capo di imputazione principale per la quale opera la presunzione di gravità indiziaria ex art. 275 c.p.p. La Corte ha riconosciuto che la presenza di tale reato rende, di regola, riconoscibile l'interesse del PM ad impugnare, ma ha confermato che la gravità indiziaria deve comunque essere adeguatamente dimostrata.

  • DPR n. 309 del 1990, art. 73, commi 1 e 4

    Norma che sanziona la detenzione e il traffico di sostanze stupefacenti; rilevante come capo di imputazione (capo 12) relativo a un episodio di detenzione ai fini di spaccio. La Corte ha valutato che il rinvenimento di modica quantità, distanziato nel tempo, non fosse di per sé idoneo a fondare la gravità indiziaria per il reato contestato.

  • DPR n. 309 del 1990, art. 75

    Disciplina il fermo amministrativo per possesso di stupefacenti. Nel procedimento è stato richiamato il fermo amministrativo operato nei confronti dell'indagato e di altri; la Corte ha ritenuto che tale evento isolato, senza ulteriori elementi, non fosse decisivo per dimostrare l'intraneità stabile al sodalizio.

  • Codice di procedura penale, art. 275, comma 3

    Previsione sulla presunzione di gravità indiziaria per taluni delitti (tra cui quelli previsti dal DPR 309/1990). La Corte ha spiegato che l'esistenza di questa presunzione può giustificare l'interesse del PM ad impugnare l'esclusione della gravità indiziaria, ma non elimina l'esigenza che il giudice del riesame motivi adeguatamente la propria decisione e che la Cassazione verifichi solo la logicità e la correttezza giuridica di tale motivazione.

  • Codice penale, art. 61, primo comma, n. 2

    Richiamato nell'atto di imputazione per eventuale quantificazione/valutazione delle circostanze aggravanti; nel testo la norma è citata ma non è centrale alla motivazione decisoria della Cassazione, che si è concentrata sulla valutazione degli indizi.

Massime di principio

  • La Corte di legittimità limita il controllo in cassazione sulle decisioni del Tribunale del riesame alla verifica della logicità e dell'adeguatezza della motivazione; non è consentito un rinnovato apprezzamento libero delle prove già valutate.
  • Riferimenti generici a nomi nelle intercettazioni (es. 'Alessio') sono spesso insufficienti, se non collegati ad elementi contestuali specifici che consentano l'identificazione univoca della persona.
  • Il rinvenimento di modiche quantità di stupefacente, soprattutto se temporalmente distante dagli altri fatti, non è di per sé idoneo a fondare la gravità indiziaria per l'appartenenza a un'associazione di traffico di droga.
  • Perché il Pubblico Ministero abbia interesse concreto a impugnare una decisione del riesame che esclude la gravità indiziaria, è necessaria o la sussistenza della presunzione di cui all'art. 275, comma 3 c.p.p., o la dimostrazione dell'attualità dell'interesse correlata alla possibilità di ottenere o ripristinare la misura cautelare.
  • Le deduzioni del PM che consistono in una diversa ricostruzione dei medesimi elementi investigativi generalmente non superano il controllo di legittimità, salvo che si dimostri la contraddittorietà, illogicità o carenza motivazionale dell'atto impugnato.
  • Elementi quali colloqui familiari o richieste di denaro necessitano di un collegamento probatorio concreto con l'attività criminale per poter essere valorizzati ai fini della gravità indiziaria; la mera congettura non è sufficiente.

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