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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12882/2026 del 08/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano in Cassazione l'ordinanza del Tribunale di Firenze (sezione per il riesame) del 2 maggio 2018, che aveva confermato l'ordinanza del GIP di Prato del 16 febbraio 2018 con la quale era stato rigettato il loro istanza di declaratoria di perdita di efficacia della misura cautelare della custodia in carcere e, in subordine, di sostituzione con gli arresti domiciliari. I ricorsi per cassazione e l'ordinanza impugnata furono trasmessi con notevole ritardo agli uffici.

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per carenza di interesse, avendo gli atti mostrato che le misure cautelari erano già cessate (con provvedimento del GIP di Prato del 4 marzo 2019 che ha dichiarato la perdita di efficacia delle misure a far data dal 20 maggio 2020). Poiché il venir meno dell'interesse alla decisione è sopraggiunto dopo la proposizione dei ricorsi, la dichiarazione di inammissibilità non ha comportato la condanna dei ricorrenti alle spese né l'applicazione della sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende, in conformità ai precedenti delle Sezioni Unite richiamati. Decisione pronunciata il 14/01/2026.

Norme richiamate

  • Sezioni Unite, Vitale

    n. 20 del 09/10/1996, Rv. 206168-01

    Principio secondo cui, quando l'interesse alla decisione viene meno dopo la proposizione del gravame, la dichiarazione di inammissibilità per sopravvenuto difetto di interesse non comporta automaticamente condanna alle spese o sanzioni pecuniarie

  • Sezioni Unite, Chiappetta

    n. 7 del 25/06/1997, Rv. 208166-01

    Conferma del principio giurisprudenziale sulla esclusione delle sanzioni e delle spese in caso di sopravvenuto venir meno dell'interesse

  • Sezioni Unite, Litteri

    n. 31524 del 14/07/2004, Rv. 228168-01

    Ulteriore reiterazione del criterio secondo cui la sopravvenuta inutilità della prestazione giurisdizionale dispensa dalla condanna alle spese e dalle sanzioni pecuniarie quando l'interesse è venuto meno dopo la proposizione del ricorso

  • Sezioni Unite, Celso

    n. 12603 del 24/11/2015, dep. 2016, Rv. 266244-01

    Ribadisce l'orientamento secondo cui la perdita di interesse sopravvenuta esclude la comminazione di sanzioni e spese da parte della Corte di cassazione

Massime di principio

  • Se la misura cautelare oggetto dell'impugnazione è cessata definitivamente prima della decisione, il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse (cd. problema di "mancanza di interesse" o "mancanza di attualità" del giudizio).
  • Se la perdita di interesse interviene dopo la proposizione del ricorso, la giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite) tende a dichiarare l'inammissibilità senza sanzioni pecuniarie né condanna alle spese, salvo che sussistano particolari ragioni ostative.
  • È opportuno verificare tempestivamente lo stato delle misure cautelari prima di proporre impugnazioni: se la misura è già cessata, si può valutare l'inutilità dell'impugnazione e, se del caso, richiedere atti diretti a dichiarare la perdita di efficacia prima di adire la Cassazione.
  • La trasmissione ritardata degli atti agli uffici non elimina il problema dell'attualità dell'interesse: anche ricorsi trasmessi tardivamente possono essere dichiarati inammissibili se l'interesse è venuto meno nel frattempo.
  • In situazioni analoghe va valutato se permangono profili di interesse a fini risarcitori o successivi (es. effetti pregiudizievoli residui, rilevanza per altre procedure), che possano conservare l'interesse alla decisione nonostante la cessazione della misura cautelare.

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