Cassazione Penale, Sentenza n. 23485/2025 del 24/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta nei confronti del ricorrente per reati connessi all'esercizio della professione medica (falso e corruzione), escludendo invece la rilevanza dell'accusa di associazione per delinquere. Il ricorrente deduceva violazione di norme del codice di procedura penale e vizio di motivazione in relazione alla sussistenza e all'attualità delle esigenze cautelari: le ultime condotte contestate risalivano al 2019 (più di cinque anni prima), non vi sarebbe propensione alla reiterazione, vi era estraneità al contesto associativo e le condotte sarebbero state occasionali e legate a una precedente sede di servizio; inoltre si sosteneva che, se pure fossero presenti esigenze cautelari, queste avrebbero potuto essere soddisfatte con misure meno afflittive (in particolare l'interdizione dall'esercizio della professione medica).
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso: ha ritenuto fondata la censura sulla carenza motivazionale in ordine all'attualità del rischio di reiterazione, posto l'ampio intervallo temporale (i fatti risalgono al 2019) che impone un onere motivazionale rafforzato. Il Tribunale aveva dato peso soprattutto alla gravità e alle modalità delle condotte connesse all'attività professionale, ma non aveva adeguatamente valutato il dato temporale e gli elementi concreti idonei a comprovare il rischio attuale. Ha inoltre rilevato che il Tribunale del riesame non ha valutato adeguatamente misure meno afflittive (es. interdizione dell'esercizio della professione medica) nonostante la stretta connessione dei reati con l'attività professionale. Per questi motivi l'ordinanza è stata annullata e il procedimento rinviato al Tribunale di Napoli per nuovo giudizio ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.
Norme richiamate
art. cod. proc. pen.
Riferimento generico alla normativa sul procedimento cautelare e sull'onere motivazionale delle misure (si evidenzia la presunta violazione e il vizio di motivazione in ordine alla sussistenza e attualità delle esigenze cautelari)
art. 309, comma 7, cod. proc. pen.
ai sensi dell'art.309, comma 7, cod. proc.
Norma richiamata per la competenza e il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale del riesame
Massime di principio
- Un ampio intervallo temporale tra le condotte contestate e l'applicazione della misura cautelare impone un onere motivazionale rafforzato: la sola gravità dei fatti non è sufficiente a provare l'attualità del rischio di reiterazione
- La valutazione della necessità della misura cautelare deve considerare espressamente il dato temporale e ogni elemento concreto che incida sulla probabilità di reiterazione
- Quando i reati sono strettamente connessi all'esercizio di una professione, il giudice deve valutare la possibilità di misure meno afflittive e specificamente idonee (es. interdizione dall'esercizio della professione) prima di adottare misure restrittive più gravose come gli arresti domiciliari
- La motivazione del giudice deve spiegare perché misure minori sarebbero insufficienti: in loro assenza, l'ordinanza cautelare può essere annullata e rinviata per nuovo esame
- La difesa in situazioni analoghe dovrebbe documentare il decorso del tempo, il cambiamento delle circostanze (es. trasferimenti di sede, cessazione dell'attività connessa alle condotte) e proporre misure alternative per contrastare il presunto rischio di reiterazione
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