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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16179/2026 del 05/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Venezia che ha rigettato l'appello avverso il provvedimento del Tribunale di Verona (20/11/2025) che aveva sostituito gli arresti domiciliari con la misura dell'obbligo di dimora con permanenza notturna. Il ricorrente ha dedotto violazione di legge e di norme processuali (tra cui art. 274 e art. 299 cod. proc. pen.), vizio della motivazione per apparente illogicità e contraddittorietà e travisamento della richiesta di revoca: ha sostenuto che il Tribunale non ha valutato correttamente la pluralità di elementi favorevoli (il decorso del tempo dalla misura, la mancata attualità del pericolo di reiterazione in relazione al tempo trascorso, la personalità, l'attività lavorativa, la piena osservanza delle prescrizioni e l'assenza di pendenze processuali o precedenti significativi), né ha tenuto conto che la condanna di primo grado aveva in realtà alleggerito la posizione processuale.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato il rigetto dell'appello, non essendovi fatti nuovi, preesistenti o sopravvenuti, idonei a modificare apprezzabilmente il quadro probatorio o ad escludere le esigenze cautelari. La Corte ha richiamato l'orientamento secondo cui il cosiddetto "tempo silente" rileva al momento dell'adozione della misura ai sensi dell'art. 292 c.1 lett. c), mentre ai fini della revoca o sostituzione (art. 299) assume rilevanza solo il tempo decorso dall'applicazione o dall'esecuzione della misura e l'eventuale presenza di elementi sopravvenuti. Ha quindi ritenuto non significativi gli argomenti difensivi e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata come limite alla esposizione della motivazione nel ricorso, per la schematica indicazione dei motivi ai fini della motivazione della decisione di legittimità

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Ricordata dal ricorrente come norma processuale rilevante; la Corte non ha ravvisato violazione formale o sostanziale riconducibile a tale disposizione

  • art. 299 cod. proc. pen.

    Interpretata dalla Corte nel senso che, per revoca o sostituzione della misura cautelare, non è richiesta la valutazione del "tempo silente" riferita alla data del fatto; rileva il tempo trascorso dall'applicazione o esecuzione della misura e la sussistenza di fatti nuovi, preesistenti o sopravvenuti idonei a modificare le esigenze cautelari

  • art. 292 comma 1 lettera c) cod. proc. pen.

    Richiamata per chiarire che il giudice che dispone la misura deve valutare il decorso del tempo dalla commissione del reato (il "tempo silente") al fine di apprezzare l'attualità delle esigenze cautelari

Massime di principio

  • Il giudice che esamina revoca o sostituzione di misure cautelari (art. 299 cpp) non è tenuto a riesaminare ex novo le condizioni che giustificarono la misura originaria: la revoca/sostituzione è giustificata solo da fatti nuovi, concreti e specifici, preesistenti o sopravvenuti, che modifichino il quadro di pericolo.
  • Il semplice decorso del tempo ("tempo silente") non basta, di per sé, a ottenere la revoca o la sostituzione della misura: il difensore deve dimostrare che il tempo è accompagnato da elementi concreti che attenuano il rischio di reiterazione o di inquinamento probatorio.
  • Quando si allega un mutamento della posizione processuale (es. condanna di primo grado) occorre spiegare in che modo tale evento incida oggettivamente sulle esigenze cautelari; una riduzione o modifica delle imputazioni non elimina automaticamente il rischio cautelare.
  • In sede di impugnazione in Cassazione i vizi di motivazione devono essere illustrati mostrando l'aporia o la manifesta illogicità della decisione: una mera lettura alternativa o argomentazioni generiche non sono sufficienti per rendere ammissibile il ricorso.
  • Per aumentare le probabilità di ottenere la revoca/sostituzione, il difensore dovrebbe produrre elementi nuovi, documentati e specifici (es. prova di stabile attività lavorativa, assenza di collegamenti con reati successivi, misure di controllo effettive, fenomeni sopravvenuti che escludano il pericolo di reiterazione).

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