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Sentenza

Sentenza del 11/01/2018 n. 460 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguardava una cartella di pagamento emessa da Equitalia Sud s.p.a. per il mancato pagamento della TARSU relativa all'anno 2009. La società contribuente sosteneva che i rifiuti speciali assimilati agli urbani prodotti presso il centro orafo fossero raccolti e smaltiti direttamente, tramite il consorzio di appartenenza, da una società privata. Contestava quindi la debenza della tariffa e la legittimità della cartella. I giudici di merito avevano disapplicato il regolamento comunale TARSU nella parte in cui subordinava lo smaltimento diretto al rispetto del limite di 24 metri cubi annui, ritenendolo in contrasto con l'art. 62 del D.Lgs. n. 507/1993. Il Comune ha impugnato la decisione sostenendo, tra l'altro, che tale interpretazione fosse errata e che la disapplicazione del regolamento fosse stata richiesta tardivamente.

La decisione

La Corte di cassazione non ha deciso nel merito le questioni sulla debenza della TARSU o sulla legittimità del regolamento comunale. Nel corso del giudizio le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, impegnandosi a rinunciare ai rispettivi giudizi e ad accettare la rinuncia. Il Comune ha quindi rinunciato al ricorso e la società contribuente ha chiesto l'estinzione del processo. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione integrale delle spese.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 507/1993, art. 62

    La norma è stata posta in relazione alla possibilità di escludere o ridurre la TARSU per rifiuti speciali assimilati agli urbani smaltiti direttamente dal produttore. I giudici di merito hanno ritenuto illegittimo il regolamento comunale nella parte in cui fissava un limite quantitativo di 24 metri cubi annui come condizione per lo smaltimento diretto.

  • D.Lgs. n. 546/1992, art. 7

    La Commissione tributaria regionale ha ritenuto legittima la disapplicazione, anche d'ufficio, delle norme regolamentari presupposte dall'atto impositivo e ritenute illegittime, senza necessità di una specifica richiesta formulata dal contribuente.

Massime di principio

  • Quando, durante un giudizio tributario, le parti raggiungono un accordo transattivo e rinunciano al processo, la Corte può dichiarare l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi sulle questioni sostanziali controverse.
  • La compensazione delle spese è possibile quando deriva dall'accordo delle parti o dalle circostanze della definizione transattiva.
  • La disapplicazione di un regolamento comunale illegittimo, quale atto presupposto dell'atto impositivo, può essere valutata dal giudice tributario anche senza una domanda espressa, purché sia necessaria per decidere la controversia.
  • In materia di TARSU, la gestione diretta dei rifiuti speciali assimilati agli urbani da parte del produttore può incidere sulla debenza del tributo, ma occorre verificare la normativa applicabile, il regolamento comunale e la prova concreta dell'effettivo smaltimento.
  • Una sentenza di estinzione per rinuncia al ricorso non stabilisce in via definitiva quale parte avesse ragione sulle questioni di merito: l'esito processuale deriva dalla transazione e dalla rinuncia, non da una decisione della Corte sulla legittimità della pretesa tributaria.

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