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Concentrazione

Provvedimento AGCM C12726 n. 31664 del 03/09/2025

POSTE ITALIANE/TELECOM ITALIA

AGCMC12726

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Poste Italiane acquista da Vivendi un ulteriore 15% delle azioni ordinarie di TIM, passando al 24,81% e assumendo il controllo esclusivo di fatto di TIM. L’AGCM qualifica l’operazione come concentrazione ex art. 5, comma 1, lett. b), l. 287/1990, soggetta alla notifica nazionale ex art. 16, e valuta numerosi mercati collegati alle attività delle parti (telefonia fissa e mobile, accesso wholesale mobile, ricariche, identità digitale, servizi fiduciari, IT, energia, assicurazioni, carte di pagamento, servizi postali). L’Autorità, anche alla luce del parere conforme di AGCOM, esclude effetti orizzontali, verticali e conglomerali significativi e delibera di non avviare l’istruttoria ex art. 16, comma 4.

Poste Italiane/TIM – acquisizione del controllo esclusivo di TIM da parte di Poste Italiane tramite acquisto del 15% da Vivendi: non avvio dell’istruttoria e autorizzazione in fase i senza condizioni

Poste Italiane/TIM: acquisizione del controllo esclusivo di TIM

Poste Italiane S.p.A. acquista da Vivendi SE una partecipazione del 15% delle azioni ordinarie di TIM S.p.A.; sommata alla quota già detenuta, la partecipazione di Poste sale al 24,81%, consentendole di assumere il controllo esclusivo di fatto di TIM. Il provvedimento, adottato in fase i, conclude per la non necessità di avviare l’istruttoria ex art. 16, comma 4, l. 287/1990.

Parti e operazione

Poste è il fornitore ex lege del servizio postale universale e opera anche in telecomunicazioni fisse e mobili, pagamenti, finanza, assicurazioni, energia, IT e logistica. TIM è il principale operatore italiano di telecomunicazioni, attivo su rete fissa, rete mobile, wholesale mobile, contenuti audiovisivi e servizi digitali per imprese e PA.

L’operazione è descritta come l’acquisto da Vivendi di una partecipazione del 15% nelle azioni ordinarie TIM, che porta Poste al 24,81% del capitale ordinario e alla posizione di maggiore azionista. L’AGCM ritiene che, per la struttura dell’assetto assembleare e statutario di TIM, Poste sia in grado di esercitare un’influenza determinante sulle decisioni strategiche della società.

Qualificazione giuridica e soglie

L’Autorità qualifica l’operazione come concentrazione ai sensi dell’art. 5, comma 1, lett. b), l. 287/1990, trattandosi di acquisizione del controllo esclusivo di un’impresa. Pur essendo superate le soglie del Regolamento (CE) n. 139/2004, l’operazione ricade nella disciplina italiana perché le imprese coinvolte realizzano oltre i due terzi del fatturato UE in un unico Stato membro.

L’operazione è soggetta a notifica preventiva ex art. 16, comma 1, l. 287/1990, in quanto il fatturato totale in Italia dell’insieme delle imprese interessate supera 582 milioni di euro e il fatturato nazionale di almeno due di esse supera 35 milioni di euro. L’AGCM precisa inoltre che non vi sono condizioni accessorie rilevanti.

Osservazioni dei terzi e parere AGCOM

Dopo la pubblicazione dell’avviso sono pervenute osservazioni da Iliad, Fastweb+Vodafone, Sky, Wind Tre e AIIP. Le principali criticità prospettate riguardano:

  • possibili effetti verticali di input foreclosure legati all’accesso di TIM alla rete distributiva di Poste;
  • possibili effetti di customer foreclosure sul mercato wholesale mobile, con perdita di PostePay come cliente di Vodafone;
  • possibili effetti conglomerali derivanti da bundling tra telecomunicazioni e servizi postali, finanziari, energetici e assicurativi;
  • rischio di utilizzo di dati della clientela Poste;
  • possibili discriminazioni nel recapito delle SIM e nella ricarica telefonica.

AGCOM, nel parere reso il 28 agosto 2025, condivide la valutazione di assenza di rischi concorrenziali significativi, sia nel mercato fisso retail sia nei mercati postali, rilevando tra l’altro la rilevanza crescente dei canali digitali, la diffusione dei distributori fisici multimarca e l’assenza di convenienza per Poste ad adottare condotte discriminatorie.

Mercato dei servizi di telefonia fissa al dettaglio per clienti residenziali e SOHO

L’AGCM considera il mercato dei servizi di telecomunicazione fissa retail per clienti residenziali e SOHO, distinto da quello business, e lo ritiene di dimensione nazionale. Poste e TIM vi operano entrambe; Poste usa la propria rete/distribuzione, TIM prevalentemente FiberCop.

Le quote riportate per il triennio 2022-2024 mostrano una forte posizione di TIM, ma in progressivo indebolimento:

  • Poste/PSTEpay: da 0,6% a [1-5]% in valore; da 1,8% a 2,2% in volume;
  • TIM: da 48,8% a [40-45]% in valore; da 41,7% a 37,5% in volume;
  • quota congiunta: da 49,4% a [45-50]% in valore; da 43,5% a 39,7% in volume.

L’Autorità evidenzia il calo della quota TIM, la sua limitata capacità di attrarre nuovi clienti, i flussi netti di uscita superiori a quelli in entrata e la mutata struttura competitiva dopo la fusione Fastweb/Vodafone, che avvicina il secondo operatore alla posizione di TIM.

Valutazione degli effetti orizzontali nella telefonia fissa

Sul piano orizzontale l’aumento della quota TIM è ritenuto marginale. L’AGCM osserva che il mercato presenta una forte dinamica competitiva e che non ricorrono le condizioni tipiche che, in altri casi europei, avevano giustificato preoccupazioni: riduzione da tre a due operatori, consolidamento di due operatori infrastrutturati e barriere elevate all’ingresso.

L’Autorità conclude che l’incremento derivante dall’operazione non integra elementi di preoccupazione concorrenziale sul piano orizzontale.

Effetti verticali: rete di sportelli Poste e canale distributivo

Il principale profilo non orizzontale riguarda la possibilità di vendere i servizi TIM attraverso la capillare rete di sportelli di Poste, che supera le 12 mila unità. L’AGCM ritiene però che ciò non sia idoneo a determinare un significativo rafforzamento competitivo di TIM.

Le ragioni indicate sono, in sintesi:

  • il peso crescente del canale digitale, che nel 2024 rappresenta quasi il [45-50]% delle nuove attivazioni;
  • l’importanza dei punti vendita multimarca e degli stand nella GDO, che rendono meno essenziale il negozio monomarca;
  • la natura commoditizzata dei servizi di telecomunicazione residenziale, acquistati principalmente in base al prezzo;
  • il fatto che Poste, pur con una rete capillare, nel mercato della telefonia fissa dal 2017 ha raggiunto solo circa il 2%.

L’Autorità considera inoltre scarsamente rilevante il contributo del progetto Polis, poiché gli sportelli interessati avrebbero realizzato nel 2024 un numero molto ridotto di attivazioni. È escluso anche che TIM possa utilizzare dati della clientela Poste per profilazione o marketing, sia per il richiamo alla normativa privacy sia per la dichiarazione di Poste secondo cui TIM non avrà accesso a tali dati.

Effetti conglomerali e assenza di rischio di bundling

L’AGCM esamina anche i possibili effetti conglomerali derivanti dall’integrazione tra telecomunicazioni, servizi postali, finanziari, energetici e assicurativi. Richiama gli orientamenti europei, secondo cui i rischi possono emergere solo se l’entità post-merger abbia capacità, incentivo e idoneità a precludere il mercato attraverso bundling o tying.

Nel caso concreto, l’Autorità valorizza il fatto che le offerte integrate di Poste abbiano avuto adesioni molto limitate. In particolare:

  • l’offerta “Poste Vivere Protetti & Poste Casa Ultraveloce” ha raccolto pochissime adesioni rispetto alla base clienti;
  • l’offerta “Energia Connessa” ha generato solo un numero limitato di nuove utenze mobili e fisse.

Inoltre Poste ha dichiarato di non avere intenzione di proporre offerte in bundle con servizi TIM per l’intera durata del piano industriale 2024-2028. L’AGCM conclude quindi che non vi sono concrete premesse per effetti conglomerali restrittivi.

Mercato dei servizi di telefonia mobile al dettaglio

Il mercato mobile retail è definito come nazionale. TIM è un MNO con quota pari al 23,1% in volume e [25-30]% in valore; Poste opera come MVNO con quote del 5,5% in volume e [1-5]% in valore. La quota congiunta post-merger resta inferiore alla soglia di attenzione richiamata dalla prassi, e il mercato continua a essere caratterizzato dalla presenza di quattro grandi MNO e da numerosi MVNO.

L’Autorità esclude ostacoli significativi alla concorrenza, rilevando che il mercato non si riduce nel numero di operatori infrastrutturati e che gli MVNO esercitano una pressione concorrenziale significativa.

Mercato all’ingrosso dell’accesso alla rete mobile

Sul mercato wholesale mobile TIM è MNO con quota intorno al 40-45%; Poste è MVNO dal lato della domanda e acquista attualmente l’accesso da Vodafone. Non vi sono effetti orizzontali, ma l’operazione comporta una relazione verticale.

L’AGCM esclude il rischio di input foreclosure: Vodafone e Wind3 continueranno a offrire accesso all’ingrosso agli MVNO, con quote complessive molto rilevanti, e lo spostamento del traffico Poste su TIM libererà capacità sulla rete Vodafone. Inoltre non si ritiene che TIM abbia incentivo a negare l’accesso ai MVNO concorrenti, poiché ciò ridurrebbe i suoi ricavi all’ingrosso.

L’Autorità respinge quindi la tesi della perdita definitiva di un cliente strategico di Vodafone, osservando che il passaggio di PosteMobile sulla rete TIM era già in fase avanzata prima dell’operazione e che restano contendibili molti altri MVNO.

Ricariche telefoniche e altri mercati

Nel mercato della distribuzione di ricariche telefoniche, Poste e TIM hanno quote 2024 rispettivamente stimate intorno al [10-15]% e [5-10]% in volume transato. La quota congiunta è inferiore al 20% e il mercato è popolato da numerosi operatori infrastrutturati, MVNO e distributori indipendenti, inclusa la GDO. L’AGCM esclude effetti significativi anche per l’assenza di barriere all’ingresso rilevanti.

Per gli altri mercati considerati, l’Autorità rileva sovrapposizioni marginali o trascurabili:

  • identità digitali: Poste [35-40]%, TIM inferiore all’1%;
  • servizi fiduciari: Poste [1-5]%, TIM [1-5]%;
  • servizi IT: Poste inferiore all’1%, TIM [5-10]%;
  • energia elettrica retail: Poste [1-5]%, TIM solo come rivenditore;
  • gas naturale: quota Poste trascurabile;
  • assicurazioni: Poste è attiva in più rami vita e danni, TIM solo nella distribuzione danni con quote residuali;
  • carte di pagamento: Poste attiva nell’issuing carte di debito con quota circa [25-30]%, TIM non attiva;
  • servizi postali: gli acquisti di TIM sono marginali.

Esito finale

L’AGCM conclude che la concentrazione non appare idonea a ostacolare in misura significativa la concorrenza nei mercati interessati né a determinare la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante. Pertanto delibera di non avviare l’istruttoria ai sensi dell’art. 16, comma 4, l. 287/1990.

Punti principali

Struttura delle parti e dell’operazione

Poste Italiane è il gruppo postale nazionale, attivo anche in telecomunicazioni, pagamenti, finanza, assicurazioni, energia, IT e logistica; TIM è il principale operatore di telecomunicazioni in Italia, attivo su rete fissa, rete mobile, wholesale mobile, streaming e servizi digitali per imprese e PA. L’operazione consiste nell’acquisto da Vivendi del 15% delle azioni ordinarie di TIM, che sommato alla partecipazione già detenuta da Poste porta quest’ultima al 24,81% e alla posizione di maggiore azionista, con acquisizione del controllo esclusivo di fatto.

Inquadramento giuridico e competenza

L’operazione è qualificata come concentrazione ai sensi dell’art. 5, comma 1, lett. b), l. 287/1990. Pur superando le soglie del Regolamento (CE) n. 139/2004, ricade nella competenza nazionale perché le imprese interessate realizzano oltre i due terzi del fatturato UE in un unico Stato membro. Sussiste l’obbligo di notifica ex art. 16, comma 1, l. 287/1990, poiché il fatturato complessivo in Italia supera 582 milioni di euro e quello di almeno due imprese supera 35 milioni; non vi sono condizioni accessorie rilevanti.

Mercati analizzati e profili sollevati dai terzi

L’Autorità valuta i mercati della telefonia fissa retail residenziale/SOHO, telefonia mobile retail, accesso wholesale alla rete mobile, distribuzione di ricariche telefoniche e altri mercati collegati (identità digitali, servizi fiduciari, IT, energia elettrica, gas, assicurazioni, carte di pagamento, servizi postali). I terzi hanno prospettato rischi verticali e conglomerali: accesso privilegiato alla rete distributiva di Poste, customer foreclosure sul wholesale mobile, vendita abbinata di servizi, possibile utilizzo di dati clientela e discriminazioni nei servizi postali/logistici.

Valutazione della telefonia fissa retail

Sul mercato dei servizi fissi al dettaglio per clienti residenziali e SOHO la quota congiunta Poste/TIM nel 2024 è indicata intorno al 45-50% in valore e circa 39,7% in volume; TIM da sola resta però in calo rispetto al passato. L’Autorità rileva una contrazione della quota TIM, bassi tassi di conquista di nuovi clienti, flussi netti negativi e il venir meno di un indicatore tradizionale di dominanza a seguito della dismissione della rete d’accesso fissa. Inoltre il secondo operatore, Fastweb+Vodafone, ha una quota vicina a TIM, attenuando le preoccupazioni orizzontali.

Effetti verticali e conglomerali

L’AGCM esclude che l’accesso ai circa 12 mila sportelli di Poste possa rafforzare in modo significativo la posizione di TIM, poiché i canali digitali sono ormai molto rilevanti, i punti vendita multimarca e gli stand nella GDO sono sostituibili e la rete Poste è stata storicamente efficace soprattutto per servizi più differenziati (finanziari, assicurativi, postali), non per telecomunicazioni commoditizzate. Anche il progetto Polis è ritenuto poco idoneo a incidere in modo concorrenziale. Sul piano conglomerale, l’Autorità osserva che le esperienze di bundle di Poste hanno avuto adesioni molto limitate e che Poste ha dichiarato di non voler proporre offerte in bundle con servizi TIM per l’intero piano industriale, escludendo incentivi e capacità effettiva di preclusione.

Telefonia mobile retail e accesso wholesale mobile

Nel mobile retail la quota congiunta Poste/TIM resta contenuta e il mercato continua a essere disciplinato dalla presenza dei quattro grandi MNO e di numerosi MVNO, che esercitano pressione competitiva. L’operazione non riduce il numero degli infrastrutturati e non supera soglie ritenute critiche nella prassi. Sul wholesale mobile, TIM è operatore MNO con quota significativa, mentre Poste è MVNO; l’AGCM esclude input foreclosure e rileva che altri operatori infrastrutturati, in particolare Vodafone e Wind3, continueranno a offrire accesso agli MVNO. Il trasferimento del traffico PosteMobile sulla rete TIM era già in fase avanzata prima dell’operazione, e ciò non viene ritenuto idoneo a comprimere la concorrenza.

Altri mercati e conclusione concorrenziale

Per ricariche telefoniche l’aumento è modesto e il mercato resta contendibile. Per identità digitali, servizi fiduciari, IT, energia, gas, assicurazioni e carte di pagamento le sovrapposizioni sono marginali o trascurabili. Quanto ai servizi postali e logistici, gli acquisti di TIM sono marginali e gli eventuali rapporti post-concentrazione saranno assoggettati alle regole sulle operazioni con parti correlate, riducendo il rischio di discriminazione. Nel complesso, anche alla luce del parere AGCOM, l’Autorità conclude che l’operazione non ostacola in misura significativa la concorrenza né determina costituzione o rafforzamento di una posizione dominante.

Come è indicizzato

Materiecontrollo concentrazioniacquisizione del controllotelecomunicazioni fisse e mobilimercato rilevantequote di mercato

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