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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 24643/2021 del 13/09/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (correntista)

La controversia

Un correntista aveva chiesto il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo nell’accredito sul proprio conto di Euro 253.385,70, relativo a un bonifico ordinato da una società. La somma fu accreditata soltanto il 23 gennaio 2014. Il Tribunale aveva rigettato le domande; la Corte d’appello di Milano, con sentenza del 24 gennaio 2018, le accolse parzialmente e condannò la banca a pagare Euro 5.000 a titolo di danno non patrimoniale per il patema d’animo, escludendo invece il danno biologico perché non era stata dimostrata una patologia nevrotica. La banca ha proposto un unico motivo di ricorso, denunciando la violazione degli artt. 2697, 2727 e 2729 c.c. e degli artt. 115 e 116 c.p.c.: ha sostenuto che il giudice d’appello avesse desunto il danno morale da una sola presunzione, costituita dalla rilevante entità della somma, mentre il ritardo di circa un mese non sarebbe stato idoneo a provare il patema d’animo e sarebbero state necessarie più presunzioni gravi, precise e concordanti.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato l’unico motivo. Ha confermato che il danno morale, quale sofferenza soggettiva, può conseguire a un inadempimento contrattuale che leda un diritto inviolabile della persona e che il pregiudizio deve essere allegato e provato, anche mediante presunzioni semplici. La presunzione non richiede un nesso causale assoluto tra fatto noto e fatto ignoto: è sufficiente che il secondo sia una conseguenza ragionevolmente possibile del primo secondo regole di esperienza. Nel caso concreto, il giudice d’appello aveva desunto il patema d’animo dal ritardo nell’accredito di una somma cospicua, accertando che esso aveva causato notti insonni e la necessità di assumere psicofarmaci. La valutazione presuntiva di merito non era censurabile nei limiti prospettati, e una sola presunzione può fondare il convincimento se grave e precisa; la concordanza è richiesta soltanto quando concorrano più elementi presuntivi. La banca è stata condannata alle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 2.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre accessori di legge, ed è stato dato atto dei presupposti per l’ulteriore contributo unificato, ove dovuto.

Norme richiamate

  • art. 2727 c.c.

    E’ noto che nella prova per presunzioni, ai sensi degli artt. 2727 e 2729 c.c., non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità desumibile da regole di esperienza.

    La prova presuntiva è ammessa quando il fatto ignoto sia ragionevolmente desumibile dal fatto noto secondo regole di esperienza, senza necessità di un rapporto causale assoluto ed esclusivo.

  • art. 2729 c.c.

    Erra, infatti, la ricorrente quando sostiene la necessità che il convincimento del giudice debba fondarsi su più presunzioni e non su una sola presunzione semplice, come si desumerebbe dal riferimento nell’art. 2729 c.c., alla concordanza delle presunzioni, secondo una opzione ermeneutica non seguita dalla giurisprudenza che ammette la validità dell’inferenza deduttiva anche quando sia fondata su una sola presunzione (il requisito della concordanza “e’ prescritto esclusivamente nell’ipotesi di un eventuale, ma non necessario, concorso di più elementi presuntivi”, cfr. Cass. n. 2482 del 2019).

    Il giudice può fondare il proprio convincimento anche su una sola presunzione semplice, purché grave e precisa; la concordanza è richiesta solo se concorrono più elementi presuntivi.

  • art. 2697 c.c.

    deve trattarsi di un danno da stress o da patema d’animo, la cui risarcibilità presuppone la sussistenza di un pregiudizio sofferto dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava l’onere della relativa allegazione e prova, anche attraverso presunzioni semplici

    Chi domanda il risarcimento del danno da sofferenza soggettiva deve allegare e provare il pregiudizio, potendo assolvere l’onere anche mediante presunzioni semplici.

  • art. 115 c.p.c.

    La possibilità che da un certo fatto noto possa risalirsi per via di deduzioni logiche ad un fatto ignoto costituisce oggetto di un apprezzamento di fatto del giudice di merito, censurabile in sede di legittimità nei ristretti, e qui non rilevanti, limiti di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (cfr. Cass. 10253 del 2021).

    La valutazione della possibilità di inferire un fatto ignoto da fatti noti appartiene al giudice di merito; non è rivedibile in cassazione fuori dai limiti previsti per il vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c.

  • art. 116 c.p.c.

    La possibilità che da un certo fatto noto possa risalirsi per via di deduzioni logiche ad un fatto ignoto costituisce oggetto di un apprezzamento di fatto del giudice di merito, censurabile in sede di legittimità nei ristretti, e qui non rilevanti, limiti di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (cfr. Cass. 10253 del 2021).

    La valutazione delle risultanze e delle inferenze presuntive è un apprezzamento di fatto del giudice di merito e non è riesaminabile in cassazione se non nei limiti del vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c.

  • art. 360 c.p.c.

    La possibilità che da un certo fatto noto possa risalirsi per via di deduzioni logiche ad un fatto ignoto costituisce oggetto di un apprezzamento di fatto del giudice di merito, censurabile in sede di legittimità nei ristretti, e qui non rilevanti, limiti di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (cfr. Cass. 10253 del 2021).

    La censura in cassazione dell’inferenza presuntiva compiuta dal giudice di merito è circoscritta ai limiti del vizio previsto dall’art. 360, n. 5, c.p.c.

Massime di principio

  • Il danno morale, inteso come sofferenza soggettiva, può essere risarcibile anche quando deriva da un inadempimento contrattuale che pregiudica un diritto inviolabile della persona; il danneggiato deve allegare e provare il pregiudizio, anche tramite presunzioni semplici.
  • Per la prova presuntiva non è necessario che il fatto ignoto discenda dal fatto noto con necessità causale assoluta ed esclusiva: è sufficiente una derivazione ragionevolmente possibile secondo regole di esperienza.
  • Una sola presunzione semplice può fondare il convincimento del giudice se è grave e precisa. Il requisito della concordanza rileva quando concorrano più elementi presuntivi, ma non impone in ogni caso la pluralità delle presunzioni.
  • La valutazione di merito sulla possibilità di desumere un fatto ignoto da fatti noti non è sindacabile in cassazione al di fuori dei limiti del vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c.

Come è indicizzato

RamiResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaDanno non patrimoniale

Testo integrale

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