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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10320/2026 del 18/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Milano. I motivi riguardavano: 1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla misura dell'aumento di pena per la continuazione tra reati e sulla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche; 2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla ritenuta recidiva; 3) violazione di legge e vizio di motivazione sulla mancata sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità o con la detenzione domiciliare. La Corte ha ritenuto tutti i motivi manifestamente infondati, osservando che la motivazione della sentenza impugnata era congrua sia sulla quantificazione dell'aumento per i reati satellite, sia sul diniego delle attenuanti generiche, sia sulla recidiva, valutata in concreto secondo i criteri dell'art. 133 c.p.; ha inoltre ritenuto non sindacabile in sede di legittimità, se non per manifesta illogicità, l'apprezzamento di fatto sulla concedibilità delle sanzioni sostitutive, sottolineando che nel caso concreto la sostituzione era preclusa perché il reato rientrava tra quelli ostativi di cui all'art. 4-bis ord. pen., richiamato nella motivazione della sentenza impugnata.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    Richiamato per il criterio di determinazione della pena nel reato continuato e per il limite agli aumenti sui reati satellite, che devono essere distinti e proporzionati, senza trasformarsi in un cumulo materiale surrettizio.

  • art. 133 c.p.

    Richiamato come parametro per la valutazione concreta della recidiva e della capacità a delinquere, mediante apprezzamento del rapporto tra il fatto per cui si procede e le precedenti condanne.

  • art. 59 lett. d) L. 689/1981

    Richiamato dalla sentenza impugnata per escludere l'applicazione delle sanzioni sostitutive richieste.

  • art. 4-bis L. 354/1975

    Indicato come norma ostativa alla sostituzione della pena detentiva con sanzioni sostitutive, senza distinzione tra reati di fasce diverse.

Massime di principio

  • Nel reato continuato, il giudice deve individuare il reato più grave, fissare la pena base e motivare separatamente l'aumento per ciascun reato satellite, in modo proporzionato all'entità degli aumenti e verificabile in rapporto ai limiti legali e alla gravità complessiva dei fatti.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è sufficientemente motivato quando il giudice richiama gli elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti, senza dover confutare analiticamente tutti gli elementi favorevoli allegati dalle parti o emergenti dagli atti.
  • La recidiva non può essere affermata solo in base alla gravità astratta del fatto o alla sua collocazione temporale: occorre una valutazione concreta del rapporto tra il nuovo reato e i precedenti penali, per verificare se la pregressa condotta esprima una perdurante inclinazione al delitto.
  • La concessione delle sanzioni sostitutive della pena detentiva breve richiede un accertamento di fatto del giudice di merito, censurabile in cassazione solo per manifesta illogicità della motivazione; se sussiste una causa ostativa normativa, la sostituzione deve essere negata.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoImpugnazioniMisure alternative
RamiParte generaleProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiContinuazioneRecidiva

Testo integrale

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