Cassazione Penale, Sentenza n. 29595/2025 del 19/08/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto negativo di competenza relativo alla decisione sulla richiesta di rateizzazione della pena pecuniaria di €825,00 (decreto penale di condanna del G.I.P. del Tribunale di Campobasso del 21.02.2024). La Procura di Campobasso trasmise gli atti all'Ufficio di sorveglianza di Campobasso che il 18.06.2024 declinò competenza a favore del Magistrato di sorveglianza di Viterbo (perché il condannato risultava ristretto nel carcere di Rieti). Il 16.10.2024 il Magistrato di sorveglianza di Viterbo declinò a sua volta in favore dell’Aquila sostenendo che il detenuto fosse presso la Casa circondariale di Avezzano. Il Magistrato di sorveglianza de L’Aquila denunciò quindi il conflitto, sostenendo che alla data di presentazione della domanda (28.05.2024) il detenuto si trovasse a Rieti e che, dunque, fosse competente il Magistrato di sorveglianza di Viterbo ai sensi dell'art. 677 c.1 c.p.p.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la competenza del Magistrato di Sorveglianza di Viterbo e ha disposto la trasmissione degli atti a detto ufficio. Il Collegio ha ritenuto che, alla data della richiesta (28.05.2024), il condannato fosse già entrato nel carcere di Rieti (13.04.2024); il successivo trasferimento ad Avezzano intervenuto il 02.08.2024 è posteriore e non altera la competenza determinata alla data della domanda. La sentenza applica il principio della "perpetuatio jurisdictionis": la competenza territoriale si radica all'atto della richiesta e resta ferma anche in caso di successivi mutamenti della sede di detenzione.
Norme richiamate
art. 28, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.
Norma richiamata per inquadrare il conflitto di competenza tra uffici giudiziari; la fattispecie rientra nelle ipotesi di conflitto disciplinate dall'art. 28 c.1 lett. b).
art. 677, comma 1, cod. proc. pen.
la competenza del tribunale o del magistrato di sorveglianza è determinata in relazione all'istituto in cui si trova l'interessato all'atto della richiesta, della proposta o dell'inizio d'ufficio del procedimento
La Corte interpreta la norma nel senso che la competenza territoriale si radica al momento della presentazione della domanda (o dell'inizio d'ufficio) e non è modificata da successivi trasferimenti del detenuto (principio di perpetuatio jurisdictionis).
Giurisprudenza di legittimità (principio della perpetuatio jurisdictionis)
Sez. 1, n. 22257 del 17/4/2024; Sez. 1, n. 5070 dell'8/10/1996 (richiamate dalla decisione)
La Corte conferma la costante affermazione della giurisprudenza secondo cui, una volta determinata la competenza alla data della richiesta di misure alternative o provvedimenti connessi alla detenzione, essa permane nonostante successivi mutamenti della sede di detenzione.
Massime di principio
- La competenza territoriale del tribunale o del magistrato di sorveglianza si determina in base al luogo di detenzione dell'interessato all'atto della presentazione della domanda o dell'inizio d'ufficio del procedimento (art. 677 c.1 c.p.p.).
- Il principio della perpetuatio jurisdictionis impedisce che successivi trasferimenti del detenuto modifichino la competenza già radicata alla data della richiesta.
- In caso di atti discordanti tra uffici (declinazioni reciproche), occorre verificare le date di ingresso/trasferimento nel DAP e la data effettiva di presentazione della domanda per stabilire quale ufficio fosse competente all'epoca.
- La documentazione amministrativa (nota del D.A.P., verbali di trasferimento) è decisiva per accertare la situazione fattuale al momento della domanda.
- Se persiste il contrasto di competenza tra uffici, il conflitto va devoluto alla Corte di Cassazione che dichiara quale ufficio sia competente e dispone la trasmissione degli atti.
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