Cassazione Penale, Sentenza n. 10384/2024 del 12/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto la richiesta di riconoscimento del vincolo della continuazione tra diverse condanne per reati associativi commessi in distinti periodi (fino al 2001 e dal 2005 al 2010) e tra tali reati associativi e successivi reati di ricettazione e porto illecito di arma (26/07/2010). Il ricorrente deduce la permanenza della sua partecipazione al clan Capriati, la natura permanente del reato associativo e l'assenza di interruzione nonostante periodi di detenzione, sostenendo l'unicità del disegno criminoso e la continuità della partecipazione fino al 2010 (o oltre).
La decisione
La Corte rigetta il ricorso e conferma l'ordinanza del Tribunale di Cosenza. Ha ritenuto che il Tribunale abbia motivato in modo congruo la mancata riconduzione all'unico disegno criminoso dei reati antecedenti al 2001 e di quelli 2005-2010, puntando sul forte iato temporale e sull'assenza di prova di una programmazione unitaria. Ha inoltre richiamato il principio di efficacia preclusiva del giudicato definitivo che aveva già escluso la continuazione in sede di cognizione, estendendo tale efficacia ai reati connessi. Quanto ai reati di ricettazione e porto d'arma del 26/07/2010, la Corte ha ritenuto che manchi un nesso temporale e probatorio sufficiente con il periodo di operatività dell'associazione (limitato al marzo 2010) e con altri delitti in materia di armi. Il ricorrente non ha fornito elementi concreti idonei a dimostrare l'unicità del disegno criminoso; pertanto il ricorso è respinto e il ricorrente è condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 81, comma secondo, codice penale
La continuazione (cumulo delle pene ai sensi dell'art. 81) presuppone l'esistenza di un unico disegno criminoso tra reati; non è automatico il riconoscimento della continuazione per mera reiterazione del medesimo reato o per la permanenza soggettiva nell'associazione
Giurisprudenza Cassazione, Sez. 1, n. 17881/2017
Sez. 1, n.17881 del 14/02/2017
Principio secondo cui l'esclusione della continuazione accertata in sede di cognizione è preclusiva per il giudice dell'esecuzione: il giudicato definitivo che esclude la continuazione impedisce il riconoscimento di tale vincolo in sede esecutiva e la preclusione si estende ai reati ad esso connessi
Giurisprudenza Cassazione, Sez. 3, n. 17738/2018
Sez. 3, n.17738 del 14/12/2018
Onere del condannato che invoca la continuazione di allegare elementi sintomatici della riconducibilità dei reati successivi a una preventiva programmazione unitaria; la mera reiterazione non è sufficiente per ottenere il beneficio della continuazione
Massime di principio
- La continuazione richiede prova di un 'unico disegno criminoso': la semplice permanenza in un'associazione criminale, anche se considerata permanente, non determina automaticamente il vincolo della continuazione se manca la prova di una programmazione unitaria.
- Il giudicato definitivo che in sede di cognizione esclude la continuazione è preclusivo: il giudice dell'esecuzione non può rimettere in discussione tale valutazione mediante fonti di prova di minor valore o non definitive.
- Chi chiede il riconoscimento della continuazione ha l'onere di fornire elementi concreti e specifici (fatti, collegamenti temporali, programmazioni comuni) che dimostrino la riconducibilità dei reati a uno stesso disegno criminoso; affermazioni generiche o dichiarazioni non supportate da accertamenti definitivi risultano insufficienti.
- Per reati diversi (es. ricettazione e porto d'arma) è necessario dimostrare un nesso temporale e funzionale con il reato associativo: distanza cronologica e mancanza di collegamento probatorio ostano al riconoscimento della continuazione.
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