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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22259/2026 del 29/06/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un procedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 riguardante una striscia di terreno già occupata e trasformata dalla realizzazione di una strada pubblica. La Corte d'appello aveva accolto solo in parte l'opposizione alla stima proposta dai proprietari, qualificando il terreno come agricolo e liquidando un indennizzo complessivo che teneva conto, oltre al valore del suolo, anche del valore delle opere stradali realizzate sull'area dall'ente. La Città metropolitana ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha denunciato violazione/falsa applicazione dell'art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, sostenendo che il valore venale del bene, ai fini dell'indennizzo, non può comprendere il valore dell'opera pubblica costruita successivamente dall'amministrazione sul suolo occupato; con il secondo ha dedotto omesso esame di fatti decisivi ovvero motivazione apparente, lamentando che la Corte territoriale avrebbe aderito acriticamente alla CTU senza esaminare le osservazioni dell'ente, in particolare quanto all'inidoneità del richiamo all'art. 936 c.c. e ai criteri usati per stimare le opere stradali.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo, ha dichiarato assorbito il secondo e ha cassato l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Catania in diversa composizione, che dovrà riesaminare la stima conformandosi al principio secondo cui, nell'acquisizione sanante, il valore venale del bene non comprende il valore delle opere pubbliche realizzate dalla pubblica amministrazione sul fondo occupato. Il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001

    L'indennizzo per l'acquisizione sanante va commisurato al valore venale del bene utilizzato per scopi di pubblica utilità, ma senza includere nel valore del bene quello delle opere pubbliche realizzate dall'amministrazione.

  • art. 37 d.P.R. n. 327/2001

    È richiamato quale parametro di quantificazione dell'indennizzo per il pregiudizio patrimoniale previsto dall'art. 42-bis.

  • art. 32 d.P.R. n. 327/2001

    Il valore dell'area va determinato in base alle caratteristiche del bene al momento rilevante, senza considerare gli effetti connessi alla realizzazione dell'opera pubblica prevista.

  • art. 936 c.c.

    È richiamato nel ragionamento del CTU, ma la Corte precisa che il suo richiamo non consente di includere nel valore del bene le opere pubbliche eseguite dall'amministrazione; il precedente citato è comunque ritenuto non sovrapponibile alla fattispecie.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    È il parametro del motivo di ricorso relativo alla violazione o falsa applicazione di legge.

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    È invocato per omesso esame di fatti decisivi oggetto di discussione tra le parti.

  • art. 132, 2º comma, n. 4, c.p.c.

    È richiamato in relazione alla dedotta nullità della sentenza per motivazione apparente.

  • art. 111 Cost.

    È richiamato a sostegno della censura di motivazione apparente e del difetto di giustificazione del provvedimento.

Massime di principio

  • Nell'ambito dell'acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, il "valore venale del bene" deve essere riferito al bene occupato e trasformato nella sua consistenza intrinseca, senza includere il valore delle opere pubbliche successivamente realizzate dalla pubblica amministrazione sul suolo.
  • La realizzazione dell'opera pubblica da parte dell'ente non può tradursi in un incremento del valore indennizzabile a favore del proprietario, altrimenti si produrrebbe un indebito arricchimento del privato e una duplicazione di costo per l'amministrazione.
  • Ai fini della quantificazione dell'indennizzo per il pregiudizio patrimoniale, gli effetti connessi alla realizzazione dell'opera pubblica non devono essere considerati né in diminuzione né in accrescimento del valore venale del bene.
  • Il richiamo a precedenti giurisprudenziali relativi a fattispecie diverse non consente di estendere criteri valutativi propri di casi in cui le opere siano state eseguite dal privato al caso in cui siano state eseguite dall'amministrazione.
  • Se il primo motivo di ricorso è accolto perché la stima ha erroneamente incluso il valore dell'opera pubblica, restano assorbite le ulteriori censure sulla motivazione e sull'omesso esame di fatti decisivi.

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