Cassazione Penale, Sentenza n. 22093/2025 del 12/06/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano l'ordinanza che ha dichiarato inammissibile la loro istanza volta a impedire l'esecuzione dell'ingiunzione di demolire opere abusive e a ottenere la sanabilità dei manufatti tramite condono. Denunciano violazione di norme (indicando artt. 38 e 43 L. 47/1985 e art. 39 L. 724/1994), travisamento del fatto e difetto di motivazione. Sostengono in particolare: (i) la titolarità del bene sarebbe nel frattempo transitata per successione a favore degli istanti (richiamando l'interpretazione autentica dell'art. 38 L. 47/1985 operata dall'art. 24 L. 136/1999) e quindi la domanda di sanatoria sarebbe fondata; (ii) la Corte non avrebbe valutato come elementi nuovi la pendenza di ricorsi al TAR e provvedimenti amministrativi favorevoli che avrebbero reso prevedibile un esito positivo della domanda di condono e dunque avrebbero giustificato la sospensione dell'ordine di demolizione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che la Corte d'appello correttamente abbia escluso la novità degli elementi posti a fondamento della nuova istanza, poiché si trattava di una riproposizione degli stessi argomenti già decisi con precedente ordinanza del 13/12/2023 divenuta irrevocabile il 01/07/2024. Ha confermato che la pendenza di un ricorso amministrativo al TAR non costituisce di per sé elemento di novità tale da sospendere un ordine di demolizione già pronunciato con decisione irrevocabile, salvo che non sussistano concreti e immediatamente prevedibili elementi che facciano ragionevolmente prevedere l'adozione, in breve tempo, di un provvedimento che si ponga in insanabile contrasto con l'ordine di demolizione. Ha altresì richiamato il principio secondo cui il silenzio-assenso sulla domanda di condono si perfeziona solo se ricorrono tutti i requisiti sostanziali (pagamenti, documenti, rispetto dei limiti volumetrici, dimostrazione della data di ultimazione). Per questi motivi i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
Legge 47/1985, art. 38
Richiamata in relazione alla titolarità del bene e alla disciplina del condono; la Corte rileva che l'interpretazione autentica operata dall'art. 24 L.136/1999 non giustifica di per sé una novità se il relativo aspetto era già stato valutato
Legge 47/1985, art. 43
Richiamata tra le norme indicate dai ricorrenti; la decisione non riconosce che vi siano profili di diritto nuovi rilevanti ai fini della sanabilità già esclusa in precedenza
Legge 724/1994, art. 39 (presunta indicazione dalla motivazione)
Citata dai ricorrenti nelle censure; la Corte non ritiene che l'argomento prospettato determini elementi di novità capaci di superare la precedente decisione sul limite volumetrico
Legge 136/1999, art. 24 (interpretazione autentica art. 38 L.47/1985)
Riferimento utilizzato dai ricorrenti per sostenere che la successione/parentela avrebbe inciso sulla titolarità e quindi sulla legittimità della domanda di condono; la Corte osserva che tale ragionamento non costituisce elemento nuovo rispetto alla precedente valutazione
Codice di procedura penale, art. 666 comma 2
Richiamato dalla giurisprudenza citata per il principio di preclusione processuale: la preclusione non opera in modo assoluto, ma finché non emergano questioni giuridiche o fatti nuovi non valutati
Codice di procedura penale, art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e)
Richiamato in relazione ai limiti della censura in cassazione: non è necessario che la decisione risponda punto per punto a ogni deduzione se la motivazione complessiva esclude la prospettazione difensiva
Massime di principio
- Non è ammesso riproporre davanti al giudice dell'esecuzione una domanda già definitivamente respinta senza allegare elementi nuovi, concreti e non valutati nella decisione precedente: la mera riproposizione degli stessi argomenti è inammissibile.
- La pendenza di un ricorso amministrativo al TAR non sospende automaticamente un ordine di demolizione già pronunciato con decisione irrevocabile: per ottenere la sospensione occorre dimostrare l'esistenza di elementi concreti che rendano ragionevolmente prevedibile, in breve tempo, l'adozione di un provvedimento amministrativo o giurisdizionale in insanabile contrasto con l'ordine di demolizione.
- La sanabilità tramite condono si perfeziona solo se la domanda possiede tutti i requisiti sostanziali (pagamenti dovuti, documentazione necessaria, rispetto dei limiti di volumetria, prova della data di ultimazione dei lavori); la mera allegazione di ricorsi o atti non è sufficiente se tali requisiti mancano o sono stati già valutati negativamente.
- La semplice variazione della titolarità dell'immobile (es. per successione) non costituisce di per sé un elemento nuovo idoneo a superare una precedente decisione, salvo che tale circostanza non sia realmente nuova e non sia stata già considerata dal giudice.
- In Cassazione, non è necessario che la corte risponda dettagliatamente ad ogni singola deduzione se la motivazione complessiva esclude la fondatezza delle pretese: la valutazione d'insieme della motivazione può rendere inidonee le censure per difetto di rilevanza o novità.
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