Cassazione Civile, Sentenza n. 4056/2021 del 16/02/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ferragni impugna la sentenza d'appello che ha riconosciuto a suo favore retribuzioni a titolo risarcitorio dal 17.9.2008 al 24.1.2014 ma ha detratto l'aliunde perceptum rappresentato dalle retribuzioni percepite come insegnante presso scuole pubbliche. Il ricorso in Cassazione si articola su tre motivi: (1) omesso esame di fatto e violazione delle regole processuali perché l'eccezione di aliunde perceptum sarebbe stata specificata solo in appello; (2) violazione dell'art. 53 d.lgs. 165/2001 e omesso esame perché le retribuzioni pubbliche non sarebbero deducibili dal risarcimento; (3) violazione di norme civili e omesso esame circa il periodo di detraibilità dell'aliunde perceptum, sostenendo che dopo la pubblicazione della sentenza parziale alcune retribuzioni avrebbero natura retributiva e non risarcitoria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che: (i) l'aliunde perceptum, non essendo eccezione in senso stretto, può essere rilevato in appello se i fatti sono documentati negli atti; (ii) la deduzione delle retribuzioni percepite altrove è ammessa purché siano conseguenza del fatto e, in mancanza di prova contraria (autorizzazioni o deroghe), sussiste una presunzione di incompatibilità ex art. 53 d.lgs. 165/2001 che legittima la detrazione; (iii) non è stata sollevata in gravame alcuna questione sul mutamento del titolo della condanna (da risarcitorio a retributivo), pertanto non spetta alla Cassazione riesaminare tale aspetto. Il ricorrente è stato condannato alle spese di giudizio e al pagamento di contributo unificato aggiuntivo se dovuto.
Norme richiamate
art. 360 cod. proc. civ.
art. 360, primo comma, n. 3 e n. 5 cod. proc. civ.
Richiamato come parametro per i motivi di ricorso (violazione di norme e omissione di esame di fatto); la Corte valuta la congruità dei motivi alla luce di tali previsioni.
art. 437 cod. proc. civ.
Citato dal ricorrente in relazione ai limiti di ammissione di eccezioni e deduzioni in appello; la Corte osserva che l'aliunde perceptum non è un'eccezione in senso stretto e può essere rilevato se i fatti sono negli atti.
art. 53 d.lgs. 165/2001
Ritenuto fonte della presunzione di incompatibilità tra lavoro pubblico ed attività privata non autorizzata; la Corte usa tale norma come argomento logico-giuridico per giustificare la detraibilità delle retribuzioni pubbliche in mancanza di prova di autorizzazione.
art. 36 Cost.
Riferito come principio di parametro retributivo da usare nel liquidare l'adeguamento della retribuzione; la Corte d'appello aveva utilizzato il CCNL di settore come riferimento in attuazione del principio.
art. 429 cod. proc. civ.
Richiamato rispetto agli accessori dovuti insieme al risarcimento (interessi/accessori), come indicato nella sentenza impugnata.
artt. 1206, 1207, 1217 e 1223 cod. civ.
artt. 1206, 1207, 1217 e 1223 cod. civ.
Richiamati nel terzo motivo dal ricorrente in ordine ai principi di compensazione e adempimento; la Corte li giudica non applicabili alla modifica del titolo della prestazione laddove tale questione non era stata dedotta in gravame.
art. 13 d.P.R. 115/2002
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115
Usato per disporre l'obbligo, a carico del ricorrente soccombente, di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato nelle misure previste.
D.M. 10 marzo 2014, n. 55
D.M. 10 marzo 2014, n. 55, art. 2
Richiamato per la liquidazione delle spese forfettarie (15%) sulle prestazioni professionali nella condanna alle spese.
Massime di principio
- L'aliunde perceptum (quanto il lavoratore ha percepito altrove) può essere detratto dal risarcimento anche se la deduzione è stata valorizzata in appello, quando le circostanze sono documentate negli atti; non è necessario che l'eccezione sia formulata in senso rigoroso in primo grado.
- La compensazione (compensatio lucri cum damno) opera solo se l'incremento patrimoniale derivante da altra attività è conseguenza immediata e diretta dello stesso fatto e se vi è incompatibilità temporale con la prestazione che si sarebbe dovuta eseguire; la prova della compatibilità o di autorizzazioni spetta al lavoratore.
- In assenza di prova di autorizzazione o deroga, la presunzione di incompatibilità tra impiego pubblico e attività privata opera ex lege ai sensi dell'art. 53 d.lgs. 165/2001, giustificando la detrazione delle retribuzioni pubbliche dal risarcimento del danno.
- Questioni nuove, non previamente affrontate e decise in sede di merito (es. compatibilità effettiva delle prestazioni in periodi antecedenti), sono inammissibili in sede di Cassazione se non sono state introdotte e trattate nei gradi di merito.
- Se il giudice di merito ha già qualificato le somme come 'risarcitorie' per un determinato periodo, il ricorrente non può in Cassazione far valere mutamenti del titolo (da risarcitorio a retributivo) senza che la questione sia stata sollevata e risolta in appello.
- Chi contesta la detrazione dell'aliunde perceptum deve documentare specificamente l'inesistenza della incompatibilità (es. autorizzazioni, orari compatibili, prove di deroga), altrimenti la detrazione è legittima.
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