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Sentenza

Sentenza n. 5900/2026 - Napoli, Sezione 6

per l'annullamento, previa concessione della tutela cautelare del Decreto di reiezione della richiesta di conversione del permesso di soggiorno da assistenza minori a lavoro subordinato, emesso dalla Questura di Caserta in data 11 Giugno 2026 con protocollo n. 59.

Giustizia amministrativa202605958

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. VISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di conversione del permesso di soggiorno per assistenza minori in permesso per lavoro subordinato, adottato dal Questore di Caserta l'11 giugno 2026

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego fondato sulla ritenuta pericolosità sociale, desunta da deferimenti per maltrattamenti in famiglia, ricettazione (perché trovato alla guida di un veicolo rubato) e guida senza patente. Ha dedotto difetto dei presupposti, di istruttoria e di motivazione, nonché violazione dell'art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998. Ha rappresentato di vivere in Italia dal 2004 e di avere sette figli, tutti nati in Italia, avuti da tre relazioni, e di convivere attualmente con la madre della figlia più giovane.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. L'art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998 imponeva di considerare i vincoli familiari effettivi, i legami con il Paese d'origine e, per chi è già presente in Italia, la durata del soggiorno. Il provvedimento si era invece basato esclusivamente sui deferimenti, senza valutare comparativamente l'interesse pubblico all'allontanamento e l'interesse personale alla permanenza; nessuno dei deferimenti risultava accompagnato da condanna, nonostante l'amministrazione sostenesse che vi fosse una condanna definitiva per maltrattamenti. Le spese sono state interamente compensate per la particolarità della fattispecie. La decisione è stata resa in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a.

Norme richiamate

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    in questa situazione l’articolo 5, comma 5, d.lg. n. 286 prescrive che nell’adottare i provvedimenti di diniego o revoca dei titoli di soggiorno si tenga “anche conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato e dell'esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d'origine, nonché, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale”.

    Nel decidere sul diniego o sulla revoca del titolo di soggiorno, l'amministrazione deve considerare l'effettività dei vincoli familiari, i legami con il Paese d'origine e, per lo straniero già presente in Italia, la durata del soggiorno; non può fondare il provvedimento su un automatismo che ometta la valutazione comparativa degli interessi.

  • art. 60 c.p.a.

    ex art. 60 cod. proc. amm.;

    La sentenza è stata pronunciata in forma semplificata all'esito della camera di consiglio, sentite le parti.

Massime di principio

  • Nel decidere una domanda di conversione o altra istanza relativa al titolo di soggiorno, l'amministrazione deve svolgere la valutazione richiesta dall'art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998, considerando l'effettività dei vincoli familiari, i legami con il Paese d'origine e la durata della permanenza in Italia.
  • Il diniego del titolo di soggiorno non può basarsi automaticamente sulla mera esistenza di deferimenti penali: occorre una valutazione concreta e motivata che compari l'interesse pubblico all'allontanamento con l'interesse personale dello straniero a rimanere in Italia, alla luce delle circostanze familiari e della durata del soggiorno.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiorno
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazionePonderazione degli interessi e interesse pubblico

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