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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40931/2022 del 28/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto la richiesta di revoca del sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle quote societarie e del compendio aziendale della PRIMUS s.r.c.a.r.I., disposto per reati di trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio. Il ricorrente lamentava che il Tribunale avrebbe travisato e omesso di considerare la documentazione difensiva e l'ordinanza genetica del 18 marzo 2021, contestando la valutazione che i profitti ritenuti illeciti risalissero a oltre dieci anni prima e sostenendo invece che la reinvestizione dei profitti illeciti era avvenuta nel 2017-2018; chiedeva quindi la revoca del sequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha ritenuto che i motivi proposti fossero, di fatto, critiche sulla valutazione del merito e sul travisamento della prova e non violazioni di legge deducibili in questa sede. È richiamato che in materia di misure cautelari reali in Cassazione sono consentite deduzioni di diritto e non rievaluazioni di fatto; inoltre è richiamata la sentenza n. 3354/2022 che aveva già ricostruito le condotte contestate e gli accertamenti della Guardia di Finanza. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 322-bis c.p.p.

    La Corte ricorda che, in tema di misure cautelari reali, il ricorso per Cassazione può dedurre soltanto violazioni di legge e non consentire una nuova valutazione di merito o un riesame degli elementi di fatto

  • Sentenza della Corte di Cassazione n. 3354 del 2022

    Precedente già usato per motivare l'inammissibilità: in quella pronuncia la Corte aveva ricostruito le condotte contestate (intestazione fittizia e autoriciclaggio) e gli accertamenti svolti, riducendo la possibilità di rimettere in discussione i medesimi profili di fatto

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari reali (sequestro preventivo finalizzato alla confisca) la Corte di Cassazione valuta prevalentemente questioni di diritto: i ricorsi che si limitano a contestare la valutazione delle prove o a chiedere una diversa lettura dei fatti sono, di regola, inammissibili.
  • Per impugnare con successo in Cassazione provvedimenti cautelari reali è necessario evidenziare specifiche violazioni normative o vizi formali nella motivazione (contraddittorietà manifesta, omessa motivazione su punti decisivi, errore di diritto), non semplicemente proporre una diversa valutazione probatoria.
  • La difesa deve allegare e riprodurre gli atti decisivi già prodotti in sede di appello o riesame se vuole che siano considerati: l'omissione di allegare l'atto impugnato o documenti rilevanti può compromettere l'ammissibilità del ricorso.
  • Se la contestazione riguarda l'origine di redditi o profitti (leciti vs illeciti) utili alla confisca, è più efficace dimostrare mediante documentazione probatoria e censure di diritto (es. vizio di motivazione relativo alla mancata valutazione di fonti reddituali) piuttosto che limitarsi a deduzioni di merito.
  • Quando esistono precedenti decisioni sullo stesso quadro probatorio, il ricorrente deve indicare precise ragioni di illegittimità della decisione successiva (contraddizione con principi di diritto, mancato rispetto di precedenti vincolanti), altrimenti il ricorso rischia l'inammissibilità.

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