Cassazione Civile, Sentenza n. 27922/2021 del 13/10/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Roma che, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, aveva ritenuto illegittima la disapplicazione del contratto integrativo interaziendale da parte della società e aveva condannato la stessa al pagamento della parte variabile del premio di partecipazione per i mesi indicati (luglio e ottobre 2013 e gennaio 2014). La società deduce la legittimità della disdetta dell'iscrizione a Confindustria quale causa di disapplicazione del contratto collettivo non erga omnes, sostiene che la continuativa erogazione di alcune voci retributive non può far nascere aspettative di applicazione di tutte le clausole e contesta la qualificazione della componente variabile come minima retributiva. Denuncia inoltre carenza di motivazione su alcuni punti e la errata applicazione dell'art. 2070 c.c.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha confermato che, sebbene i contratti collettivi non dichiarati efficaci erga omnes abbiano natura privatistica, essi possono vincolare il rapporto individuale quando entrambe le parti siano iscritti alle associazioni stipulanti, abbiano aderito espressamente oppure abbiano implicitamente recepito il contratto mediante comportamento concludente consistente in una costante e prolungata applicazione delle clausole senza contestazione. Nel caso di specie la Corte territoriale ha accertato, su base documentale, una continuata erogazione di numerose voci previste dal contratto integrativo anche dopo la disdetta da Confindustria, desumendone l'adesione implicita: tale valutazione di fatto è insindacabile in sede di legittimità. Il motivo relativo alla presunta omissione di motivazione è stato assorbito. Condanna della ricorrente alle spese di giudizio e intimazione del pagamento dell'ulteriore contributo unificato se dovuto.
Norme richiamate
art. 23, comma 8-bis, D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, conv. con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176
Per la decisione sui ricorsi proposti per la trattazione in udienza pubblica a norma degli articoli 374, 375, ultimo comma, e 379 del codice di procedura civile, la corte di cassazione procede in camera di consiglio senza l'intervento del procuratore generale e dei difensori delle parti, salvo che una delle parti o il procuratore generale faccia richiesta di discussione orale
Norma procedurale che regola la trattazione del ricorso in Cassazione; applicata per provare che non c'era richiesta di discussione orale e che il P.G. ha depositato conclusioni scritte
art. 360 c.p.c. (primo comma, nn. 3 e 4)
Richiamato in rapporto ai motivi di ricorso (vizi di motivazione e violazione di norme sostanziali); utilizzato per inquadrare i motivi di cassazione dedotti dalla ricorrente
artt. 1322, 1372, 1373, 1375 c.c.
Norme del codice civile relative alla autonomia contrattuale, forma e contenuto del contratto e alla mutabilità delle condizioni: richiamate dalla ricorrente per sostenere che la disdetta dell'associazione avrebbe legittimato la disapplicazione del contratto integrativo
art. 2070 c.c.
Norma sul trattamento retributivo in caso di applicazione di contratti collettivi: la ricorrente contestava l'applicazione o la qualificazione della parte variabile come elemento retributivo minimo; la Corte ha ritenuto però che la qualificazione operata dal giudice di merito fosse fondata sui fatti
art. 36 Cost.
Richiamato dalla ricorrente in relazione alla nozione di retribuzione minima sufficiente; la Corte ha implicitamente ritenuto che la questione vada valutata nei termini del rapporto contrattuale e della prassi aziendale
L. 14 luglio 1959, n. 741
Norma richiamata per distinguere i contratti collettivi efficaci erga omnes (che hanno efficacia generale) da quelli di natura negoziale che vincolano solo gli aderenti o chi li abbia recepiti
art. 91 c.p.c.
Principio sulla liquidazione delle spese processuali in capo alla parte soccombente; applicato per condannare la ricorrente alle spese di giudizio
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 (comma 1-quater e 1-bis)
Norme sul contributo unificato: la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento dell'ulteriore importo da parte della ricorrente
Massime di principio
- Un contratto collettivo non dichiarato erga omnes è negoziale e vincola solo le parti aderenti, ma può essere reso vincolante per il singolo rapporto anche per adesione implicita tramite una costante e prolungata applicazione delle sue clausole senza contestazione
- La semplice disdetta dell'iscrizione dell'azienda a un'associazione datoriale (es. Confindustria) non produce automaticamente la disapplicazione del contratto integrativo se l'azienda, nei fatti, continua ad applicarne le previsioni
- La qualificazione di una componente retributiva come minima garantita o come elemento aggiuntivo dipende dal complesso di norme contrattuali e dalla prassi aziendale; la valutazione concreta rimane di competenza del giudice di merito
- Le valutazioni di fatto del giudice di merito circa comportamenti delle parti e recepimento implicito di contratti collettivi sono insindacabili in sede di legittimità salvo vizi di diritto o di motivazione
- In situazioni analoghe il datore di lavoro che intenda disapplicare un contratto collettivo non erga omnes dovrebbe documentare e rendere coerente (e opponibile) la volontà di non applicazione - evitando pagamenti continuativi delle stesse voci e adottando atti formali chiari - per non favorire l'assunto di adesione implicita
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