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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 8448/2024 del 28/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Napoli che aveva rigettato la domanda di risoluzione del contratto relativa alla fornitura (febbraio 2006) di partite di calcestruzzo, sostenendo che la Corte territoriale avesse erroneamente interpretato e applicato i principi delle Sezioni Unite (in particolare la sentenza n. 11748/2019) in ordine all'onere probatorio. Malvin deduceva di aver provato i vizi con due perizie e prove testimoniali e che la venditrice non aveva fornito la "prova contraria"; contestava inoltre la valutazione del valore probatorio delle indagini chimiche stragiudiziali e la mancata esecuzione di una CTU.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse correttamente applicato il principio (Sez. U., n.11748/2019) secondo cui il compratore che agisce ex art.1492 c.c. è gravato dell'onere della prova dell'esistenza dei vizi; ha concluso che nella fattispecie il compratore non aveva assolto tale onere. Ha inoltre dichiarato inammissibile la parte del motivo che si risolveva in una diversa valutazione del materiale probatorio per mancato rispetto dei requisiti dell'art.360 co.1 n.5 c.p.c. Conseguentemente ha confermato il rigetto del ricorso, ha condannato la ricorrente alle spese di lite del giudizio di legittimità (Euro 200,00 per esborsi e Euro 3.500,00 per compensi, oltre 15% rimborso forfettario, IVA e CPA), e ha rilevato l'eventuale obbligo di versamento di un ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art.13 d.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 1490 c.c.

    Norma richiamata in tema di garanzia per i vizi della cosa venduta; la Corte ricorda il quadro normativo della garanzia come rimedio e non come obbligo di risultato del venditore.

  • art. 1492 c.c.

    Regola le azioni del compratore (risoluzione o riduzione del prezzo). La Corte applica il principio secondo cui chi esercita tali azioni deve provare l'esistenza dei vizi.

  • art. 1476 c.c.

    Richiamato per spiegare che la qualifica della garanzia in termini di obbligazione non equivale a un'obbligazione di risultato del venditore, ma all'applicazione legale dei rimedi.

  • art. 2967 c.c.

    Principio generale della prova: chi vuol far valere un diritto deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento; utilizzato per giustificare l'onere probatorio a carico del compratore.

  • art. 2697 c.c.

    Norma sull'onere della prova; la Corte distingue fra erronea attribuzione dell'onere (violazione dell'art.2697) e valutazione sull'esito della prova, quest'ultima non sindacabile in Cassazione se non nei limiti di art.360 co.1 n.5 c.p.c.

  • art. 360 co.1 n.3 e n.5 c.p.c.

    Limiti del sindacato di legittimità: n.3 riguarda la violazione o falsa applicazione della legge; n.5 consente censura per basamento arbitrario o omissione di fatti decisivi. La Corte ha ritenuto che la ricorrente non avesse rispettato i requisiti di n.5 quando chiedeva diversa valutazione delle prove.

  • art. 375 e art. 378 c.p.c.

    Richiamati nella fase di ammissione alla trattazione in pubblica udienza e per i termini di deposito delle memorie; la causa è stata rimessa alla pubblica udienza nei termini di legge.

  • art. 13 d.P.R. 30 maggio 2002 n.115

    Richiamato in rapporto al contributo unificato: la Corte ha dato atto che possono sussistere i presupposti per un ulteriore versamento a carico della ricorrente.

  • Cass. Sez. Un., sentenza n. 11748/2019

    Interpretazione decisiva citata: le Sezioni Unite affermano che il compratore che agisce per vizi (art.1492) deve provare l'esistenza dei vizi; la garanzia non impone al venditore un obbligo di prestazione circa l'assenza dei vizi.

  • Cass. Sez. U. 13533/2001 e Cass. 3373/2010

    Richiamate dalla Corte d'appello come precedenti che avevano posto questioni sull'onere della prova in azioni redibitorie; la decisione di merito li ha contestualizzati alla luce della più recente Sez. U. 11748/2019.

Massime di principio

  • Chi agisce per risoluzione del contratto o per riduzione del prezzo ai sensi dell'art.1492 c.c. deve provare l'esistenza dei vizi della cosa venduta: l'onere probatorio, salvo diversa disposizione, grava sul compratore.
  • Le perizie stragiudiziali (es. relazioni tecniche unilaterali) costituiscono al più indizi utili; per ottenere rilievo probatorio pieno è preferibile ottenere accertamenti nel contraddittorio o una CTU disposta dal giudice con campioni incontestati.
  • La mancata produzione di un perito da parte del venditore non sostituisce automaticamente la prova dei vizi da parte del compratore; ciò dipende dalla complessiva valutazione del materiale probatorio compiuta dal giudice di merito.
  • In Cassazione non è possibile ottenere una rinnovata valutazione del merito probatorio: per censurare l'omesso esame di fatti decisivi è necessario conformarsi ai requisiti dell'art.360 co.1 n.5 c.p.c. (indicare i fatti decisivi e dimostrare la loro rilevanza non valutata).
  • Se la genuinità o provenienza dei campioni è contestata e/o è trascorso molto tempo, il giudice può ritenere inutili accertamenti successivi per la difficile attendibilità dei risultati; pertanto è cruciale preservare e documentare tempestivamente campioni e catena di custodia.
  • Per ridurre il rischio processuale il compratore dovrebbe: a) documentare tempestivamente i vizi, b) invitare il venditore a effettuare prove in contraddittorio, c) conservare campioni con catena di custodia, d) chiedere CTU tempestiva quando la contestazione sulla genuinità dei campioni è prevedibile.
  • La qualificazione della garanzia come 'obbligo' non significa che il venditore garantisca in termini assoluti l'assenza di vizi; la garanzia è rimedio legale e l'assetto probatorio rimane centrale per l'esito della controversia.
  • In fase di impugnazione in Cassazione, predisporre motivi che non si limitino a chiedere diversa valutazione del merito ma che evidenzino violazioni di legge o omissioni specifiche di fatti decisivi per rispettare i criteri di ammissibilità.

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