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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10470/2026 del 21/04/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dall’opposizione alla stima dell’indennità di espropriazione relativa a terreni di proprietà degli espropriati, già interessati da attività estrattive. I ricorrenti sostenevano che, ai fini della quantificazione dell’indennità, dovesse tenersi conto della vocazione estrattiva dell’area e della presenza di materiali inerti nel sottosuolo e nel soprassuolo, anche se l’autorizzazione all’escavazione era scaduta. La Corte d’appello aveva invece qualificato l’area come non più cava, neppure potenziale, perché l’attività estrattiva non era più legittimamente autorizzabile: l’area era inserita in un programma di riqualificazione ambientale e soggetta a vincolo paesaggistico, con conseguente impossibilità di nuove autorizzazioni. Con il primo motivo si deduceva la violazione dell’art. 40, comma 2, d.P.R. 327/2001 per avere escluso la natura di cava; con il secondo si denunciava omesso esame di un fatto decisivo e motivazione apparente per non avere considerato la divergenza tra consulenza tecnica d’ufficio e consulenza di parte sul quantitativo di materiali inerti giacenti; con il terzo si censurava la condanna alle spese, assumendo che la domanda fosse stata comunque accolta poiché l’indennità finale era superiore a quella provvisoria offerta in sede amministrativa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale. Ha ritenuto che la Corte d’appello si fosse attenuta al principio per cui la cava può essere valutata come bene produttivo anche in assenza dell’autorizzazione, ma solo se l’attività estrattiva sia comunque legittimamente autorizzabile; nel caso concreto, invece, l’esercizio della cava era precluso non solo per la scadenza dell’autorizzazione, ma anche per il vincolo paesaggistico e per la destinazione dell’area a riqualificazione ambientale. La Corte ha inoltre escluso l’omesso esame del fatto dedotto, osservando che la parte non aveva allegato che i materiali fossero stati legittimamente estratti nel periodo di vigenza dell’autorizzazione e che la doglianza tendeva in realtà a una rivalutazione del merito istruttorio. È stato ritenuto inammissibile anche il motivo sulle spese, perché la individuazione della parte soccombente è rimessa al giudice di merito, salvo il limite della totale vittoria, non ravvisabile nella specie. Il ricorso incidentale del comune, essendo tardivo, è stato dichiarato inefficace. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate e, per il ricorrente principale, è stato disposto l’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 40, comma 2, d.P.R. 327/2001

    La determinazione dell’indennità non consente di valorizzare come cava un’area quando l’attività estrattiva non sia più legittimamente autorizzabile; la mera presenza di materiali inerti non basta se il bene non ha più concreta potenzialità estrattiva lecita.

  • art. 360 c.p.c.

    È stato invocato per denunciare violazione di legge in relazione alla qualificazione dell’area ai fini indennitari.

  • art. 360 c.p.c.

    È stato invocato per dedurre omessa pronuncia/motivazione apparente e omesso esame di fatto decisivo.

  • art. 92 c.p.c.

    La regolazione delle spese segue la valutazione della soccombenza rimessa al giudice di merito, salvo il caso di parte totalmente vittoriosa.

  • art. 334, comma 2, c.p.c.

    Il ricorso incidentale tardivo è inefficace quando il ricorso principale è dichiarato inammissibile.

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di rigetto/inammissibilità del ricorso principale sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    Costituisce il parametro per l’ulteriore importo dovuto in conseguenza dell’esito sfavorevole del ricorso principale.

Massime di principio

  • In materia di indennità di espropriazione, un terreno può essere valutato come cava solo se l’attività estrattiva sia ancora legittimamente autorizzabile; la mera presenza di materiali estraibili non è sufficiente quando l’uso estrattivo sia giuridicamente precluso.
  • L’assenza di un’autorizzazione estrattiva non esclude di per sé la valorizzazione economica dell’area, ma tale principio opera solo in presenza di una concreta possibilità futura di legittimo rilascio dell’autorizzazione.
  • Quando l’area sia sottratta all’uso estrattivo da vincoli urbanistici o paesaggistici e da una destinazione incompatibile con l’escavazione, il pregiudizio connesso alla perdita della capacità produttiva della cava non è indennizzabile come tale.
  • La censura di omesso esame di fatto decisivo non può tradursi nella richiesta di una nuova valutazione del materiale istruttorio; il ricorrente deve indicare un fatto storico decisivo realmente trascurato e spiegarne la decisività.
  • La scelta della parte soccombente ai fini della condanna alle spese è rimessa al giudice di merito e non è sindacabile in cassazione se non nei limiti della violazione del principio che impedisce di porre le spese a carico della parte totalmente vittoriosa.
  • Il ricorso incidentale tardivo resta inefficace se il ricorso principale viene dichiarato inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniEspropriazione forzataCompravendita immobiliare
RamiProcesso civileImmobiliareEsecuzioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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