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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14473/2025 del 14/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore generale impugna la sentenza di assoluzione per rapina aggravata impropria ritenendo che la Corte d'appello abbia errato nella valutazione della prova e nella motivazione (art. 606 lett. b) ed e) c.p.p.). Si deduce mancanza di motivazione, errata valutazione degli elementi probatori (art. 192 c.p.p.) e insufficienza/contraddittorietà/manifesta illogicità della valutazione, sostenendo che le prove dimostrerebbero un appostamento e una coordinazione tra Spartaco e il materiale autore Franco Giuseppe Dileo, riconducibili a un previo accordo e quindi alla responsabilità di Spartaco come correo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su motivi manifestamente infondati e non consentiti. Nel provvedimento si richiama il rigoroso filtro di ammissibilità dell'art. 606 c.p.p. e la giurisprudenza secondo la quale non è possibile, in sede di legittimità, ottenere una rinnovata valutazione del merito tramite il motivo fondato sull'art. 192 c.p.p. La Corte ha ritenuto che la critica del Procuratore tendesse proprio a una nuova valutazione degli elementi di fatto (cosa riservata ai giudici di merito) e che non sussistesse una manifesta illogicità della motivazione della Corte d'appello. Inoltre la Cassazione ha ricordato la diversa intensità dell'onere motivazionale a seconda che l'appello sovverta una assoluzione o una condanna: nell'ipotesi controversa l'appello ha adeguatamente indicato elementi che insuscitavano un 'invincibile dubbio', giustificando l'assoluzione. Di conseguenza il ricorso è stato respinto (inammissibile) e la sentenza di assoluzione resta definitiva.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce i motivi tassativi di ricorso in Cassazione; la Corte ricorda che è vietata la deduzione generica e cumulativa di vizi motivazionali e che i motivi devono rispettare i criteri di selezione fissati dalla norma.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiama il principio generale della necessità della motivazione; la Corte verifica che la motivazione della decisione impugnata non presenti il vizio di 'mancanza' o una illogicità manifesta tale da rendere illegittima la decisione.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Regola i criteri di valutazione della prova; la Corte afferma che il rimedio dell'art. 192 non può essere usato in Cassazione per eludere i limiti di ammissibilità dell'art. 606, cioè per chiedere una rinnovata valutazione del merito.

Massime di principio

  • In Cassazione i motivi di ricorso devono rispettare i limiti tassativi di ammissibilità dell'art. 606 c.p.p.; non è ammessa una critica generica e cumulativa della motivazione.
  • Non è possibile ottenere in sede di legittimità una terza valutazione del fatto/ della prova: le censure sulla valutazione probatoria che in realtà mirano a rinnovare il giudizio di merito sono inammissibili, anche se formulate tramite riferimento all'art. 192 c.p.p.
  • La Corte di Cassazione può censurare la motivazione del giudice di merito solo se l'illogicità è manifesta (ictu oculi) e non quando la critica riguarda valutazioni argomentative plausibili o la diversa interpretazione del materiale probatorio.
  • Quando la Corte d'appello riforma una condanna in assoluzione l'onere motivazionale è diverso rispetto al caso opposto: l'appello che assolve deve spiegare perché sussiste un ragionevole dubbio sufficiente ad incrinare la precedente decisione, e tale spiegazione può risultare più sintetica rispetto alla 'motivazione rafforzata' richiesta per superare una precedente assoluzione.
  • Per impugnare con successo una decisione assolutoria occorre indicare specifiche incongruenze palesi e decisive nella motivazione, non meri contrasti interpretativi o la ricostruzione alternativa dei fatti; il ricorso deve essere costruito per dimostrare un vizio di legittimità formale o una illogicità manifesta, non per proporre la ricostruzione probatoria preferita.

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