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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 03349/2026 del 28/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto di sequestro probatorio del telefono cellulare. Il ricorrente deduceva: (i) errata applicazione di legge riguardo alla sussistenza dell'interesse ad agire: anche dopo la restituzione del dispositivo previa estrazione di copia forense persisterebbe il diritto a proporre riesame senza dover dimostrare l'esclusiva disponibilità dei dati, poiché lo smartphone contiene dati personali riservati; (ii) violazione dell'art. 324 c.p.p. per mancata tempestiva trasmissione di allegati (41 allegati e 57 file) depositati il giorno dell'udienza; (iii) violazione dell'art. 253 c.p.p. e principio di proporzionalità, poiché il decreto di sequestro indicava in modo generico l'arco temporale (dal 2020 all'attualità) per l'estrazione di messaggi, chat e file senza specificare tempi e criteri di espletamento delle operazioni.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato come infondato. La Corte ha ritenuto assorbente il primo motivo e ha richiamato il principio delle Sezioni Unite (Andreucci) secondo cui, anche dopo la restituzione del supporto con estrazione di copia, è ammesso il riesame solo se sussiste un "interesse concreto ed attuale" alla disponibilità esclusiva dei dati della copia, dimostrato con elementi specifici e non con generiche allegazioni. La Corte ha applicato tale principio anche agli smartphone e ha richiamato orientamenti successivi (Veglioni e altra giurisprudenza) confermando che il ricorrente doveva indicare in che modo la copia conteneva dati sensibili o informazioni estranee alle finalità investigative. Il decreto del pubblico ministero era ritenuto sufficientemente specifico quanto a tipologia di materiale e periodo temporale; il ricorrente non ha provato che la copia conteneva dati riservati estranei alle indagini. Perciò è stata esclusa la sussistenza dell'interesse richiesto, i restanti motivi sono stati dichiarati inammissibili e il ricorrente è stato condannato alle spese.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Disciplina la funzione del Tribunale in composizione per il riesame e i termini/modalità di deposito degli atti; la Corte ha ritenuto non decisiva la questione del deposito tardivo in assenza di interesse concreto del ricorrente.

  • art. 253 cod. proc. pen.

    Norma sul sequestro probatorio; la censura relativa al principio di proporzionalità è stata valutata alla luce della necessitaà che le operazioni investigative siano mirate e specificate nel decreto, cosa che nel caso concreto è stata ritenuta soddisfatta dal pubblico ministero.

  • artt. 3 e 8 d.lgs. n. 74/2000

    Norme sostanziali relative ai delitti contestati (tributari); citate per indicare il capo di imputazione ma non oggetto diretto dell'interpretazione della Corte di cassazione sul tema del riesame del sequestro probatorio.

  • Sez. U, n. 40963 del 20/07/2017 (Andreucci)

    Principio chiave: l'ammissione del riesame dopo restituzione del supporto con copia è subordinata alla prova di un interesse concreto ed attuale alla esclusiva disponibilità dei dati; interesse che deve essere dimostrato con elementi specifici.

  • Sez. 2, n. 37409 del 10/09/2024 (Veglioni)

    Conferma l'orientamento sulle modalità di valutazione dell'interesse concreto ed attuale per dispositivi elettronici già restituiti dopo estrazione di copia.

  • Sez. 5, n. 9797 del 04/03/2025 (R.)

    Richiama l'esigenza di valutare il tipo di dati sensibili coinvolti e il tempo necessario per selezionare i dati utili alle indagini ai fini della proporzionalità.

  • Altra giurisprudenza citata (Sez. 6 n. 26372 del 03/06/2025; Sez. 6 n. 17878 del 03/02/2022)

    Esiste un orientamento che riconosce più facilmente l'interesse del proprietario dello smartphone a proporre riesame anche senza dimostrare l'esclusiva disponibilità; la Corte ha ritenuto tale indirizzo dissonante rispetto alle Sezioni Unite e non applicabile nel caso concreto.

Massime di principio

  • Dopo la restituzione del dispositivo su cui è stata effettuata una "copia forense", il titolare può proporre riesame solo se dimostra un interesse concreto, attuale e specifico alla disponibilità esclusiva dei dati della copia; le generiche affermazioni di lesione della riservatezza non sono sufficienti.
  • Il giudice valuta la proporzionalità tra esigenze investigative e sacrificio della riservatezza considerando il tipo di dati acquisiti (es. dati sensibili), l'arco temporale ricercato e il tempo necessario per selezionare i dati effettivamente utili alle indagini.
  • Il decreto di sequestro deve indicare criteri materiali e temporali pertinenti e ancorati ai fatti oggetto di indagine; se ciò avviene, è più difficile per il ricorrente dimostrare un interesse esclusivo della copia.
  • Se il ricorrente prova che la copia contiene dati sensibili o informazioni estranee alle finalità investigative, aumenta la probabilità di ammissione del riesame; in mancanza di tale prova, la richiesta è destinata a essere rigettata.
  • Questioni procedurali come ritardi nel deposito di atti (art. 324 c.p.p.) possono essere rilevanti, ma non sono decisive quando il profilo sostanziale (insussistenza dell'interesse) sia determinante per il rigetto.

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