Cassazione Penale, Sentenza n. 02255/2026 del 20/01/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva rigettato l'appello avverso la dichiarata inammissibilità della richiesta di dissequestro dell'autovettura Fiat 500 di proprietà della moglie e la mancata restituzione di un immobile. Il ricorrente deduceva assenza di valido titolo ablativo (la sentenza di primo grado non aveva disposto la confisca e non era intervenuta confisca in secondo grado), violazione dell'art. 323 c.p.p. e carenza motivazionale del provvedimento di rigetto.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile nella parte relativa all'immobile (la restituzione non era stata richiesta davanti al Tribunale per il riesame e la questione è proposta per la prima volta in Cassazione). Sulla questione dell'autovettura, la Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata fosse viziata da motivazione meramente apparente: il Tribunale si era limitato a richiamare la possibilità di confisca in sede esecutiva senza valutare se persistessero le esigenze cautelari (periculum in mora) che giustificano il mantenimento del sequestro in pendenza di impugnazioni. Pertanto la Corte ha annullato l'ordinanza e rinviato il giudizio al Tribunale di Catanzaro per nuovo esame sul punto.
Norme richiamate
art. 323 c.p.p.
«con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, ancorché soggetta a impugnazione, il giudice ordina che le cose sequestrate siano restituite a chi ne abbia diritto, quando non deve disporre la confisca a norma dell'articolo 240 del codice penale. Il provvedimento è immediatamente esecutivo"; "se è pronunciata sentenza di condanna, gli effetti del sequestro permangono quando è stata disposta la confisca delle cose sequestrate.»
La Corte interpreta l'art. 323 nel senso che la cessazione automatica del sequestro opera solo con sentenza di proscioglimento; invece la sentenza di condanna non definitiva non determina di per sé la cessazione del sequestro se non c'è confisca definitiva. In caso di condanna non irrevocabile il giudice deve comunque valutare la permanenza delle esigenze cautelari (periculum in mora) prima di disporre la restituzione.
art. 325 c.p.p.
l'art. 325 cod. proc. pen. prevede che, contro le ordinanze emesse a norma degli articoli 322-bis e 324 " il pubblico ministero, l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione [...] possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge"
Consente il ricorso per cassazione avverso ordinanze di riesame e simili, ma la Cassazione può censurare le censure motivazionali solo se si tratta di mancanza assoluta o motivazione meramente apparente.
art. 321 c.p.p.
Regola la disciplina della restituzione e il ruolo del giudice in ordine alla valutazione delle esigenze cautelari; la Corte richiama che la restituzione può essere disposta su richiesta e che il giudice deve valutare la cessazione delle esigenze cautelari secondo l'art. 321 comma 3.
art. 240 c.p.
Norma sostanziale sulla confisca; richiamata come riferimento per l'ambito di applicazione dell'art. 323 c.p.p. (quando non deve disporsi la confisca, le cose vanno restituite in caso di proscioglimento).
art. 74 d.P.R. n. 309/1990
Norma penale materia del procedimento principale (illecito di cui è accusato il ricorrente), che giustifica il sequestro preventivo nell'ambito del procedimento per stupefacenti.
art. 27 Cost.
Richiamata in rapporto al principio di presunzione di non colpevolezza: la valutazione del mantenimento del sequestro deve rispettare tale principio evitando che la misura cautelare incida indebitamente sui diritti individuali.
art. 6 CEDU (art. 6, par. 2 CEDU)
Richiamata in funzione di garanzia del giusto processo e della presunzione di innocenza, con implicazioni sulla necessità di motivare adeguatamente misure che incidono sui diritti patrimoniali.
art. 300 c.p.p.
Richiamato in analogia per il ruolo della misura cautelare personale; la Corte sottolinea che l'art. 323 svolge per le misure reali funzione analoga a quella dell'art. 300 per le misure personali: la regola è la cessazione con il giudicato, l'eccezione è la permanenza per finalità esecutive della confisca.
art. 322-bis e art. 324 c.p.p.
Norme richiamate in relazione alle ordinanze impugnabili ai sensi dell'art. 325; contesto procedurale relativo a provvedimenti cautelari e riesame.
Massime di principio
- In sede di ricorso per cassazione non possono essere dedotte questioni nuove non sollevate nelle fasi procedurali precedenti (inammissibilità delle eccezioni sollevate per la prima volta in Cassazione).
- L'art. 323 c.p.p. non impone la restituzione automatica dei beni sequestrati quando è intervenuta una sentenza di condanna non definitiva: il sequestro può permanere fino a decisione definitiva o finché permangono esigenze cautelari.
- Quando la confisca non è stata disposta in una sentenza di condanna non definitiva, il giudice che è investito di una richiesta di restituzione deve motivare la valutazione sulla persistenza del periculum in mora e delle esigenze cautelari; la motivazione deve essere sostanziale e non meramente apparente.
- La possibilità di disporre la confisca in sede esecutiva non è, di per sé, una motivazione sufficiente per negare la restituzione: occorre una specifica valutazione delle esigenze cautelari e del rispetto della presunzione di non colpevolezza.
- Le carenze motivazionali gravi (motivazione assente o meramente apparente) sono ammissibili come motivo di cassazione e possono comportare annullamento e rinvio per nuovo esame.
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