Cassazione Civile, Ordinanza n. 22483/2026 del 30/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (parte vittoriosa)
La controversia
Nel giudizio di appello la corte territoriale aveva dichiarato estinto il processo per rinuncia agli atti formulata dall'ente previdenziale e accettata dalla controparte, liquidando a favore di quest'ultima euro 510 per compensi professionali. La liquidazione era stata effettuata senza riconoscere la fase decisionale e con applicazione dei parametri minimi, ritenendo la difesa di particolare semplicità perché centrata sull'inammissibilità di un secondo ricorso in appello avverso la medesima sentenza già appellata. Il ricorrente ha censurato la decisione per violazione e falsa applicazione dell'art. 2233, comma 2, c.c., dell'art. 91 c.p.c. e degli artt. 4 e 5 del d.m. n. 55 del 2014, sostenendo che la causa non fosse semplice e che fosse illegittima l'esclusione della fase decisionale, con conseguente liquidazione non equa e inferiore ai valori medi.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il motivo quanto allo scostamento dai valori medi tariffari, osservando che la corte d'appello aveva correttamente applicato i parametri vigenti in ragione della data di pubblicazione della sentenza e aveva fornito una motivazione non apparente né generica sulla particolare semplicità della difesa, dunque non sindacabile in sede di legittimità. Ha invece accolto la censura relativa all'esclusione del compenso per la fase decisionale, ritenendo che tale fase comprenda attività come l'esame del provvedimento conclusivo del giudizio e che, nel caso concreto, essa fosse stata svolta. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla corte d'appello di Napoli, in diversa composizione, per una nuova liquidazione delle spese del giudizio di appello e per la regolazione delle spese del giudizio di cassazione.
Norme richiamate
art. 2233, comma 2, c.c.
Richiamato quale parametro per contestare la liquidazione del compenso professionale; la Corte non nega in astratto il rilievo del criterio di adeguatezza, ma ritiene corretta la motivazione dello scostamento dai valori medi e accoglie solo la censura sull'omessa considerazione della fase decisionale.
art. 91 c.p.c.
Richiamato in relazione alla liquidazione delle spese di lite a carico della parte soccombente o in relazione all'esito del giudizio estinto; la Corte non sviluppa una specifica interpretazione autonoma della norma oltre il profilo delle spese.
art. 4, comma 5, lett. d), d.m. n. 44/2015
È interpretato nel senso che la fase decisionale comprende attività come l'esame del provvedimento conclusivo del giudizio; pertanto, se tale attività è stata svolta, il relativo compenso non può essere escluso.
art. 4, d.m. n. 55/2014
Richiamato unitamente ai parametri forensi per la liquidazione del compenso; la Corte rileva che la sentenza d'appello avrebbe dovuto applicare i parametri vigenti ratione temporis e che la motivazione sul contenuto semplice della difesa giustificava lo scostamento verso i minimi.
art. 5 d.m. n. 55/2014
Richiamato insieme agli artt. 4 e 5 del decreto parametri per fondare la censura sulla liquidazione del compenso professionale.
d.m. n. 37/2018
Indicati come tariffe correttamente applicabili perché la sentenza d'appello è stata pubblicata dopo la loro entrata in vigore; la Corte ne conferma l'applicazione ratione temporis.
Massime di principio
- Nella liquidazione dei compensi professionali, il giudice può discostarsi dai valori medi dei parametri forensi quando motiva in modo non apparente la particolare semplicità della prestazione o della difesa, e tale motivazione non è sindacabile in cassazione se congrua e specifica.
- La fase decisionale del giudizio di merito non può essere esclusa se, in concreto, siano state svolte attività che ne costituiscono contenuto tipico, come l'esame del provvedimento conclusivo del giudizio.
- Ai fini della liquidazione delle spese e dei compensi si applicano i parametri vigenti al momento della pubblicazione della decisione da liquidare.
- L'omessa considerazione di una fase processuale effettivamente svolta integra errore censurabile in cassazione e comporta cassazione con rinvio per nuova regolazione delle spese.
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