Cassazione Penale, Sentenza n. 17344/2026 del 13/05/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha chiesto la riparazione per ingiusta detenzione sostenendo di essere stato detenuto per un periodo eccedente rispetto alla pena inflitta. Il periodo di custodia cautelare era dal 28/10/2021 al 31/10/2022 (1 anno e 3 giorni); la sentenza definitiva gli ha inflitto 5 mesi di arresto. La Corte di merito ha stabilito che, in sede di cumulo, 6 mesi e 20 giorni della custodia sono stati imputati ad altra condanna (art. 314, co. 4 c.p.p.), rimanendo 13 giorni contestati; su questi ultimi la Corte ha ritenuto sussistente il concorso doloso del ricorrente nella causazione della misura cautelare perché fu trovato in possesso di una pistola modificata e caricata che, ad un primo esame, appariva idonea all'uso, circostanza che avrebbe ingenerato l'apparenza del reato e determinato l'arresto.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibile il ricorso per più profili: il ricorso non ha contestato specificamente la parte della motivazione relativa al cumulo operato ai sensi dell'art. 314, co. 4 c.p.p., e ha censurato soltanto la parte relativa ai 13 giorni residui, senza dimostrare l'inesistenza del comportamento volontario ritenuto causa dell'arresto. È stato affermato che la condotta volontaria del ricorrente (portare una pistola modificata e caricata) integri la condizione ostativa al riconoscimento dell'indennizzo in quanto idonea a creare "ex ante" l'apparenza della commissione del reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Non sono state liquidate spese a favore del Ministero resistente.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen., comma 4
La norma consente che il periodo di custodia cautelare eccedente la pena inflitta con sentenza definitiva venga imputato, in sede di cumulo, ad altra condanna definitiva; così è stato imputato a Sanna un periodo di 6 mesi e 20 giorni.
Giurisprudenza della Cassazione (massime citate nel provvedimento)
Secondo la giurisprudenza, ai fini della riparazione per ingiusta detenzione il giudice valuta "ex ante" se la condotta dell'individuo abbia volontariamente o con grave colpa concorso a creare l'apparenza del reato (ostativa all'indennizzo); tale valutazione è autonoma rispetto al processo di merito e si basa sugli elementi probatori disponibili e sulla comune esperienza.
Massime di principio
- Se parte della custodia cautelare è stata poi imputata a diversa condanna in sede di cumulo (art. 314, co. 4 c.p.p.), quella porzione non è indennizzabile.
- L'indennizzo per ingiusta detenzione è escluso se il giudice ritiene che il detenuto abbia con dolo o grave colpa concorso a creare l'apparenza del reato che ha determinato la misura cautelare; la valutazione è 'ex ante' e si basa sulla prevedibilità della condotta.
- Portare oggetti (anche se poi rivelatisi inidonei) che ad un primo sommario esame appaiono idonei all'uso può integrare una condotta idonea a escludere l'indennizzo.
- Nel ricorso è fondamentale censurare specificamente la motivazione della corte di merito: argomentazioni generiche o omissioni nell'affrontare i punti decisivi espongono a dichiarazione di inammissibilità.
- Per ottenere la riparazione per periodi residui di custodia occorre provare che non si è contribuito, neppure 'ex ante', a determinare l'intervento dell'autorità giudiziaria per l'intero periodo richiesto.
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