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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17235/2026 del 13/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di arresti domiciliari dal 12/11/2020 al 20/09/2022. Bullara contestava il rigetto deciso dalla Corte d'appello di Palermo: sosteneva che la misura cautelare si fondava su accuse di usura che poi non hanno retto, e quindi la detenzione sarebbe stata ingiusta; deduceva violazione dell'art. 314 c.p.p. e richiamava orientamenti costituzionali e sovranazionali a favore della riparazione. Denunciava anche l'errata condanna alle spese senza compensazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il giudice della riparazione valuta autonomamente, con criterio "ex ante", se le condotte del richiedente abbiano effettivamente generato l'apparenza di illiceità che ha determinato l'adozione della misura cautelare; non è vincolato ai criteri del giudice penale di merito. Nel caso di specie la Corte territoriale ha ritenuto provate condotte di concessione reiterata di prestiti, pattuizione di interessi e commissioni, documentazione dei flussi finanziari e possesso di ingenti somme di denaro sproporzionate rispetto alle risorse lecite: elementi non esclusi dal giudice di merito e ritenuti idonei a creare l'apparenza di usurarietà e, quindi, a giustificare l'adozione della misura cautelare. Perciò la domanda di riparazione è stata rigettata. Inoltre la Cassazione ha confermato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende; non sono state liquidate spese a favore del Ministero resistente per genericità della sua memoria.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione. Il giudice della riparazione valuta autonomamente se le condotte del richiedente abbiano concorso a determinare l'adozione della misura cautelare; non è vincolato dall'accertamento di merito sulla responsabilità penale, ma deve considerare gli elementi non esclusi dal giudice di cognizione per stabilire l'addebitabilità di comportamenti che abbiano creato l'apparenza di illiceità

  • art. 132 D.Lgs. 385/1993

    Norma sul divieto di esercizio abusivo del credito. Le condotte consistenti nella reiterata concessione di prestiti, nella pattuizione di interessi/commissioni e nella detenzione di ingenti disponibilità finanziarie sproporzionate rispetto alle risorse lecite sono rilevanti e possono giustificare, ai fini del giudizio di riparazione, l'apparente configurabilità del reato

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Indica una condizione per l'applicabilità della misura cautelare; la Corte osserva che non è stato accertato in sede di cognizione che la misura fosse priva ab origine delle condizioni di applicabilità previste

  • art. 280 cod. proc. pen.

    Riferito alle condizioni di mantenimento della misura cautelare; la sentenza evidenzia l'assenza di un accertamento definitivo che la misura fosse stata emessa o mantenuta quando mancavano le condizioni previste da tale norma

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per il trattamento del ricorso in Cassazione (modellazione del rito camerale); il ricorso è stato trattato ai sensi di tale disposizione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Usata per fondare la condanna alle spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso; consente di determinare conseguenze processuali e sanzioni pecuniarie per il ricorrente

  • Decisione Corte Costituzionale n. 219/2008

    Richiamata dal ricorrente ma ritenuta inapplicabile: riguarda una fattispecie diversa (proscioglimento non di merito e detenzione superiore alla pena inflitta) e non si presta a giustificare la riparazione nel caso di specie

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione per ingiusta detenzione compie una valutazione autonoma, di tipo "ex ante", distinta dall'accertamento della responsabilità penale; pertanto anche se l'imputato non è stato condannato per il reato che giustificava la misura, può essere esclusa la riparazione se le sue condotte hanno creato l'apparenza di illiceità
  • Per ottenere la riparazione è necessario dimostrare che, ab origine, mancassero le condizioni legali per l'applicazione o il mantenimento della misura (insussistenza delle condizioni previste dagli artt. 273 e 280 c.p.p.) oppure che le condotte dell'interessato non abbiano contribuito a creare l'apparenza di reato
  • Comportamenti extra-processuali (es. attività ripetuta di concessione prestiti con interessi, possesso di denaro sproporzionato, documentazione dei flussi finanziari) possono essere valutati come causa dell'adozione della misura e ostare alla riparazione anche se in sede di merito non è stata pronunciata condanna per il reato originariamente ipotizzato
  • I criteri e le prove usate nel giudizio di merito non sono automaticamente trasferibili al giudizio di riparazione: il richiedente deve mirare a dimostrare l'inesistenza, ab origine, delle condizioni che legittimavano la custodia cautelare o l'assenza di sue condotte concorrenti
  • In caso di rigetto dell'istanza di riparazione, il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e a sanzioni pecuniarie previste per ricorsi inammissibili; la parte pubblica costituita viene normalmente considerata soccombente e, salvo eccezioni (es. richiesta di compensazione), può ottenere la condanna delle spese in suo favore

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